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Per dirla come la direbbe Carlo Lucarelli: se questa storia fosse un romanzo, sarebbe una spy-story da videogame.
Sconclusionata, con così tanti mortammazzati e tripli giochi che alla fine non si capisce più nulla e non si sa da che parte stare. Invece è una storia vera. Una storia che fa paura.
La Primula Nera. Paolo Bellini, il protagonista occulto di trent’anni di misteri italiani, libro-inchiesta del giornalista Giovanni Vignali, ricostruisce in modo serio, onesto e rigoroso, i trascorsi di di un uomo che per trent’anni è entrato e uscito dai sanguinosi misteri del nostro paese come dalla porta di casa sua, lasciandosi alle spalle, insieme con un discreto numero di cadaveri, anche un sacco di balle.
Paolo Bellini, in gioventù militante di Avanguardia nazionale, latitante in Brasile, ladro di mobili d’arte, indagato per la strage alla stazione di Bologna, forse negoziatore con la criminalità organizzata per conto dello Stato, è certamente una delle figure più inquietanti ed esagitate fra le tante che infestano come scarafaggi assassini gli armadi segreti del ministero degli Interni.
E’ stato per tre decenni, protagonista di vicende criminali che hanno insanguinato e spaventato l’Italia da Nord a Sud eppure è sempre riuscito a restare nell’ombra, tanto è vero che ancora oggi il suo nome e la sua faccia sono sconosciuti al grande pubblico.
La “Primula nera” Bellini ha iniziato la sua carriera criminale il 22 settembre 1976, quando scaricò addosso al fidanzato della sorella l’intero caricatore della pistola che papà suo gli aveva amorevolmente insegnato ad usare. Fortunatamente la mira non era all’altezza dello zelo e la disgraziata vittima nonostante i colpi fossero stati sparati a bruciapelo, non morì.
Paolo riuscì a fuggire e iniziò una comoda latitanza, ricercato senza troppa convinzione perché nel frattempo il reato di omicidio era stato derubricato in quello di lesioni personali: una sciocchezza anche contando le aggravanti.
Dopo la fuga, nessuno sentì più parlare di lui fino al marzo 1981 quando a Pontassieve, vicino Firenze, venne arrestato per un lucroso traffico di mobili antichi un brasiliano che sui documenti figurava come Roberto Da Silva, ma la cui faccia era identica a quella delle segnaletiche di Paolo Bellini.
Ci vollero molti mesi per capire chi fosse in realtà l’arrestato. Quando si riuscì a venire a capo dell’enigma, la “Primula” cominciò a peregrinare da un carcere all’altro finendo in Sicilia dove condivise la cella con un tipo tosto: un mafioso di nome Antonino Gioè, che gli fece letteralmente decollare la carriera criminale.
Arrestato di nuovo la sera del 3 giugno del 1999 nel ristorante di suo padre “Il capriolo”, con un’accusa di strage di mafia, Bellini non ci mise molto a “pentirsi” confessando di tutto e di più (fra le auto accuse, anche l’omicidio dello studente universitario di 22 anni, militante di ‘Lotta Continua’, Alceste Campanile, rinvenuto cadavere sulle rive del fiume Enza il 13 giugno 1975).
Quando la primula si decide a parlare è un fiume in piena: spara nomi di mandanti appartenenti al Gotha della criminalità politica e mafiosa, Nomi eccellenti, neri e rossi. Non solo, ma fra dichiarazioni, mezze frasi e smentite, finisce per chiamarsi dentro parecchi episodi tanto dolorosi quanto misteriosi della nostra storia di piombo e tritolo.
Da quello che racconta, gli si potrebbe attribuire il dono dell’ubiquità che possedeva anche padre Pio, il santo cappuccino che, stando alle dichiarazioni di Bellini, pare gli abbia suggerito il pentimento: qui, là e in ogni luogo… alla fine i giudici (come i lettori del libro di Giovanni Vignali) hanno l’impressione che tutti quelli che contavano criminalmente parlando fra gli anni settanta e la fine degli anni novanta, abbiano finito per suonare il campanello di casa sua.
Millantatore, killer prezzolato, negoziatore per conto dello Stato, uomo dei Servizi, infiltrato…. cos’è stato realmente Paolo Bellini? Chi lo ha protetto?
La primula nera di Giovanni Vignali è un ottimo libro d’inchiesta basato su atti giudiziari, confidenze personali all’autore di vari protagonisti, interviste, documenti ormai pubblici ma che nessuno prima d’ora si era preso la briga di consultare. Naturalmente si sforza di sciogliere dubbi e svelare segreti, ma poiché l’autore non è dotato di superpoteri, non può dare risposte certe.
Tuttavia ha il grande merito di aver scoperchiato l’ennesima pentolaccia della criminalpolitik, sollevando il sipario su un personaggio oltremodo ambiguo e pericoloso, libero per anni di ammazzare a proprio piacimento. Cosa che lascia, alla fine della lettura, la sgradevole sensazione che la vita dei cittadini sia in mano a personaggi incapaci di distinguere fra la realtà vera e quella virtuale dei videogame.
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Discussioni aperte

Ho letto il libro. Mi pare che riuscire a fare un po’ di luce su personaggi come questo aiuterebbe non poco a capire meglio in quale Paese viviamo. Complimenti per l’articolo. R.
Grazie. D’ora in poi questa rubrica si occuperà con cadenza settimanale di indagini e inchieste, processi riguardanti misteri e storie di malaffare, connivenze politiche e patti scellerati che hanno trascinato il nostro Paese verso la deriva che stiamo vivendo in questi anni. Pezzi di storia da capire e soprattutto da non dimenticare. Non smetta di seguirci. A.
Complimenti. Sto rileggendo con grande partecipazione “L’ultimo scatto” in “Crimini di piombo”, Laurum 2009.
Purtroppo è un pezzo di storia. Ancora grazie. A.