Gino Marchitelli racconta la rassegna Maggio in Giallo

0.Gino MarchitelliGino Marchitelli, figura poliedrica della scena letteraria nazionale, è autore di noir intensi in cui affronta il degrado sociale e politico della nostra penisola, dal nord dell’hinterland milanese, in cui vive da molto tempo, al sud della terra salentina in cui è nato.
Gino Marchitelli è però anche l’anima infaticabile di una rassegna letteraria che giunge tra poco alla sua quarta edizione, il Maggio in giallo, nato nel comune di San Giuliano Milanese ma che da quest’anno si estenderà anche a San Donato M. e a Melegnano.  E in questa veste, ma non in questa soltanto, mi piace intervistarlo.

Noi ci conosciamo da tempo e per me è facile comprendere come la passione, sociale e politica, sia alla base di qualunque tuo progetto, dunque anche di Maggio in giallo.
Vuoi raccontare ai lettori di MilanoNera com’è nata l’idea della rassegna?
Addentrandomi nella conoscenza del genere letterario noir, soprattutto di impegno sociale, e scoprendo quanti bravi autori e autrici esistano, noti o meno ma tutti di indubbio valore, ho pensato di provare a organizzare un appuntamento annuale a San Giuliano Milanese per far conoscere al pubblico le loro belle storie impegnate, che hanno il pregio di toccare temi scottanti e intrigare i lettori. Per me determinante è stato poi il fatto di poter contare a San Giuliano su un gruppo di una dozzina di persone, appassionati lettori e amanti del genere, che oltretutto dispongono di buoni contatti sul territorio per l’attiva presenza sociale e politica. Aggiungo, infine, che avendo avuto modo di incontrare molti di quegli autori per la mia partecipazione alla scena letteraria noir e avendo scoperto in loro molte caratteristiche umane condivisibili, ho pensato di invitarli ottenendo risposte entusiastiche. Da lì è nato tutto. Ora ci pregiamo di essere uno dei più importanti festival di settore, completamente indipendente e autofinanziato.

Anch’io negli ultimi anni ho curato l’ideazione e la realizzazione di alcune rassegne letterarie di ambito giallo-noir e, quindi, conosco da vicino lo sforzo organizzativo e logistico che sta alla base di questi eventi.
Tu, quali difficoltà hai incontrato e in quali settori soprattutto?
Prima difficoltà – e tu lo sai bene e mi insegni – il reperire i soldi, la volgare pecunia, perché anche se tieni un profilo basso comunque ci sono dei costi: manifesti, locandine, affissioni, pubblicità sulle radio per diffondere la notizia del festival, qualche gettone o rimborso spese per gli autori più disagiati, impianto voci, musicisti ecc.  Per quanto poco si spenda, si parla sempre di qualche migliaio di euro, ad andar benissimo non meno di 2.000. Aiuti esterni sono quasi impossibili da trovare, le amministrazioni si trincerano sempre dietro il problema dei tagli (in realtà i soldi per altre iniziative utili a raccattare voti li spendono, eccome) per non darti nulla o quasi. Ovvio che ottenere qualche affissione gratuita e l’utilizzo delle sale senza esborso, non è poco per come vanno oggi le cose, ma non basta. Noi infatti ci autofinanziamo come gruppo, l’Associazione culturale Il picchio, poi la vendita dei libri di cui riceviamo una quota e l’organizzazione di cene in giallo concorrono a ridurre le spese, ma è dura comunque.

Tu della rassegna sei anche direttore artistico e, seppure in collaborazione con i responsabili dell’associazione culturale Il picchio, curi la scelta degli autori partecipanti.
Da scrittore come loro, quanto è difficile invitare alcuni colleghi ed escluderne altri?
Nell’ambito dell’associazione utilizziamo sempre un metodo di selezione, a mio avviso molto democratico: scegliamo una quota di autori e autrici molto conosciuti e di prima “fascia”, altri di media notorietà e alcuni esordienti. Come è ovvio, esistono amicizie e collaborazioni consolidate che vengono riproposte in occasione di uscite di nuovi romanzi, ma invitiamo comunque anche tanti altri a inviare i libri che vorrebbero presentare, per sottoporli al vaglio della nostra commissione letteraria, la cui presidente è Manuela Baldi, persona eccellente e profonda conoscitrice della narrativa noir. Nell’ambito della commissione viene dunque operata una selezione in base al valore dell’opera, con criteri davvero democratici e oggettivi. Se poi un autore, pur giudicato valido, non viene invitato un anno, è probabile che ciò accada l’anno dopo.
Altri due elementi sono comunque determinanti ai fini della scelta: in primo luogo la disponibilità alla collaborazione, il NON essere cioè gelosi della propria posizione sul territorio di appartenenza ma pronti a promuovervi gli altri autori, attraverso contatti personali e associazioni, al fine di farli conoscere e aiutarli ad allargare il loro giro di lettori; in secondo luogo, essere dichiaratamente antifascisti, che oggi non significa solo essere contrari a un’ideologia ma implica piuttosto il rispetto degli altri a prescindere dall’etnia, dalla cultura e dalla religione, la tutela delle libertà fondamentali, la condanna della violenza, il contrasto al razzismo, alla sopraffazione, all’oppressione.. Questa per noi è una pregiudiziale assoluta: se un autore esprime contenuti di chiaro riferimento fascista e nazista oppure idee solidali a quelle ideologie, al nostro festival NON VIENE INVITATO.
Fino a ora comunque gli ospiti hanno mostrato di condividere basi di convinta democrazia e la maggior parte si è anche prodigata nel far conoscere i colleghi in giro. Tutto bene, quindi.

Questa quarta edizione vanta in locandina nomi di primo piano. Ne cito alcuni tra i tanti: Luca Crovi, Enrico Pandiani, Paolo Roversi, Cecilia Scerbanenco, Valerio Varesi.
Hai faticato ad attrarli in una sede che non ha il richiamo della grande città?
Nessuna fatica: con molti siamo diventati amici e compagni di viaggio, con altri Manuela e io andiamo a presentazioni, incontri, – soprattutto lei a dir la verità – e li contattiamo spiegando il nostro lavoro, cosa facciamo, dicendo che purtroppo non abbiamo risorse economiche per contribuire alle spese salvo alcuni disagi che cerchiamo di alleviare e da lì nascono contatti, amicizie, interesse.

Lo dicevo in premessa, quest’anno Maggio in giallo festeggia la quarta edizione, con un programma ancor più ricco e più articolato in sedi e occasioni differenti.
L’esperienza degli anni passati come e quanto ha inciso sul nuovo programma?
Cerchiamo di migliorarci di volta in volta, basandoci sulle esperienze degli anni precedenti; abbiamo capito quali mezzi di comunicazione usare e quali no, come ridurre le spese, come organizzare le cene, che tipo di trattative intavolare con gli editori per avere uno sconto particolare sui libri e ottenere così un po’ di margine per recuperare, e via di seguito.
E’ un lavoro in continua trasformazione. Quest’anno usciamo da San Giuliano Milanese perché l’interesse sta aumentando e sono in molti che iniziano a chiederci di “spostarci” in zone e realtà più interessate al genere noir, oppure più comode ai mezzi di trasporto al fine di favorire la presenza dei lettori.

Da poco hai esordito nell’ambito della narrativa per ragazzi, con Ben, Tondo e Gatto Peppone (Vento di Zefiro Edizioni, 2017), destinato a diventare il primo di una serie dedicata alle avventure del protagonista Ben. Uno dei tuoi editori poi, Fratelli Frilli Editori, ha dato recente avvio a una collana dedicata ai gialli per i più piccoli.
Hai mai pensato di aprire Maggio in giallo anche al mistery per ragazzi?
Eh eh eh … noi, cara Giusy, organizziamo già da 5 anni un concorso letterario tra gli studenti delle scuole, dalle elementari alle medie superiori, che si chiama Giallo in Classe. A seguire ci sono incontri e premiazioni, e, prima o poi, li inseriremo nel programma. Per ora è meglio gestirli separatamente, altrimenti c’è troppo da fare e, anziché un divertimento, diventerebbe uno stress. Già ci siamo, quasi … e non va bene.

Pur nella veste della fiction in noir, i tuoi romanzi vibrano di accorata denuncia per i più scottanti temi di attualità. Jean- Patrick Manchette, d’altronde, ha sempre sostenuto che il noir è il vero erede del romanzo sociale. Molti dopo di lui, evocando il disgusto e l’indignazione del lettore per una realtà di profondo degrado e ingiustizia sociale, hanno creduto di riuscire a innescare una rivoluzione politica e morale.  Oggi però, qualcuno di quella scuola noirista afferma di sentirsi frustrato perché quel messaggio, di rivoluzione ed emancipazione, sembra non essere passato.
Secondo te è ancora valido l’asserto che la rivoluzione del pensiero è mediata dalla letteratura?
Credo di si e quando leggo i lavori di molti autori continuo a essere convinto che, in un momento così delicato e pericoloso come quello che sta vivendo la nostra democrazia, il lavoro di denuncia e riflessione sociale che molti autori e autrici continuano a realizzare sia una sorta di barriera o barricata al dilagare dello scempio culturale a cui stiamo assistendo… Pensando a uno degli scrittori che ammiro di più, Valerio Varesi, e alla storia della sua Parma, unica città che resistette a una grande mobilitazione e aggressione fascista negli anni ’20, senza farsi piegare in Oltretorrente, ma anzi ottenendo una grande vittoria, mi viene da dire agli scrittori e alle scrittrici: come a Parma… alle barricata, alle barricate… culturali!

Ringrazio Gino Marchitelli per la sua stimolante presenza su questa testata e per la passione con cui contribuisce a diffondere la narrativa giallo-noir, passione che ci accomuna da sempre.

 

 

2.Maggio giallo_Autori

 

 

Giusy Giulianini

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