Hawaladar



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Quando un giovane manager milanese, rampollo di buona famiglia scompare in uno strano incidente durante una vacanza in Messico, le autorità non sembrano impegnarsi più di tanto nelle ricerche. Per questo motivo il padre decide di rivolgersi a un investigatore privato, incaricandolo di ritrovare il giovane (se ancora vivo) o di confermarne la morte con certezza. È così che entra in scena l’ex sergente Riccardo Malusci per gli amici Malo, un esperto di protezione e sicurezza che ha militato nella Legione Straniera e caduto in disgrazia per non essersi piegato alla supponenza di un ufficiale raccomandato.

La sua indagine lo porterà in giro per il mondo a scontrarsi con trafficanti di droga, servizi segreti di vari paesi (più o meno deviati) e agenti doppio giochisti, che lo costringeranno a utilizzare tutte le sue capacità per riuscire a seguire le tracce del manager scomparso. Nel tentativo di ritrovarlo finirà per incrociare la strada con uno sceicco del terrore. Gli ingredienti per un noir di grande effetto ci sono tutti, una spy-story davvero avvincente che riesce a toccare tutti i temi caldi del momento.

Un libro interessante, quindi, che spiega le tecniche di finanziamento delle cellule terroristiche e che si lascia leggere d’un fiato, scritto molto bene con un linguaggio tecnico, ma sempre comprensibile. Angosciante l’ipotesi che regge il discorso narrativo, preannunciato dal titolo: con il termine Hawala, infatti, si indica un sistema economico per il trasferimento di denaro, esterno al sistema bancario ufficiale. Il sistema si fonda sulla fiducia. Il punto di forza di questo sistema è che il denaro viene trasferito, ma fisicamente non si sposta.

Quella della Hawala è una rete globale e permette di spostare il denaro da una parte all’altra del mondo, quasi istantaneamente a costi ridotti e praticamente senza tracce.

andrea e cristina zannini

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