Il rettore di Poitiers



Francesco Neri
Il rettore di Poitiers
BraDypUS
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Una piacevole scoperta questo giallo appenninico, un allegretto in termini musicali, che si avvia con placide note di bucolico incanto per acquistare poi un ritmo indiavolato da nero vaudeville.
Nella serena routine degli ospiti di Bellavalle, un borgo ridente dell’Appennino Tosco-Emiliano in cui da quarant’anni gli habitué si dedicano agli immutabili ozi della villeggiatura, all’improvviso irrompe Anchise Iorio, docente universitario dalla figura sdrucita ma di elevato carisma intellettuale, il Rettore di Poitiers nientemeno. La comparsa del professore suscita, suo malgrado, le mire passionali di Jolanda Montevecchi, la vicina di casa che, a dispetto di una silhouette un po’ troppo rubensiana, si affanna a circuirlo in ogni modo, anche coinvolgendolo nei passatempi culturali della intellighenzia locale. Gli Amici di Bellavalle, infatti, ogni giovedì s’incontrano presso il bar-ristorante “Da Mario” a tenere astruse conferenze su temi che li appassionano, pur senza possederne la padronanza. La Montevecchi quindi, mentre tesse imperterrita le sue trame per circuire il Rettore e farne il suo fidanzato, organizza per lui una conferenza su Amedeo Modigliani di cui il docente è grande esperto, perseguendo il duplice scopo di esibire il suo trofeo davanti agli amici e di umiliare con la sua dottrina i dilettanti di Bellavalle. Nulla però va secondo i piani, complice una figlia troppo bella di cui Iorio s’innamora al primo sguardo e con cui progetta addirittura un futuro. La serata che avrebbe dovuto sancire il trionfo della Montevecchi si traduce così per la poveretta nella peggiore delle umiliazioni. Da quel momento, fughe rocambolesche, immigrati clandestini, morti apparenti e cadaveri decapitati scardinano nel profondo quarant’anni di quiete estati e la un tempo ridente Bellavalle non sarà più la stessa. O forse sì?
Francesco Neri, alla sua seconda prova di autore dopo l’introspettivo Un’isola normale (Pendragon, 2010), con Il Rettore di Poitiers (BraDyPus, collana Altre Narrazioni, 2018, pagg. 224) conferma la sua abilità di fine ritrattista mettendo in scena una ricca galleria di sapidi personaggi, disegnati tra piccoli egoismi, vuote ambizioni vacillanti su inadeguati strumenti culturali, insopprimibili smanie di protagonismo. Gli habitué di Bellavalle, pensionati o in procinto di diventarlo, dai due “consoli” della cultura locale Guaraldi e Modestini alla stessa Montevecchi che giustifica la sua protestata esperienza di gastronoma collezionando cibi scaduti, sono francamente irresistibili, sia nei più tradizionali panni di animatori delle soirée del giovedì, sia in quelli discutibili d’investigatori dilettanti. Lo scalpitante carosello in cui si scatenano sulle tracce del mistero, tra boschi e pendici montane, è dipinto con colorita e trascinante ironia, tanto da ricordare sovente l’intelligente umorismo di Fruttero e Lucentini.
L’intreccio si dipana gustoso e nulla toglie al crescendo della suspense il fatto che il primo cadavere arrivi solo a pag. 175.
All’irrompere del crimine, la piccola comunità è osservata con occhio impietoso nel suo scagliarsi contro il diverso, non importa se rappresentato dall’immigrato clandestino o dalla troppo bella figlia della Montevecchi, elemento estraneo tra i bellavillani per giovinezza e fascino.
Il lessico supporta brillantemente la vivacità della narrazione, piegandosi con duttile padronanza alle esigenze descrittive di luoghi, personaggi e stati d’animo: preciso e animato, a tratti non privo di qualche preziosismo.
Una prova brillante per un autore che, a mio parere, farà parlare ancora di sé e che, già da ora, s’inserisce a buon diritto tra i non molti italiani che declinano il crimine con le note leggere della migliore commedia nazionale.
FRANCESCO NERI (Bologna, 1977) è dottore di ricerca in Storia antica e Addetto culturale presso il Ministero Affari esteri e della cooperazione internazionale. Attualmente è di stanza presso il Consolato italiano di Marsiglia, dove si occupa attivamente di diffondere la cultura italiana nel capoluogo provenzale. Ha pubblicato il suo primo romanzo con Pendragon, UN’ISOLA NORMALE, nel 2010. Fa parte della redazione di CLIONET. Per un senso del tempo e dei luoghi, rivista di Public History, dove cura le rubriche “Narrativa” e “Cibo e cultura”.

Giusy Giulianini

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