La Bugiarda – Hannelore Cayre



Hannelore Cayre
La Bugiarda
Edizioni Le assassine
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I miei genitori erano evasori che amavano visceralmente il denaro, non come qualcosa di inerte che si nasconde in una cassaforte o che si tiene su un conto. No. Lo consideravano come un essere vivente e intelligente che può creare e distruggere, dotato della facoltà di riprodursi. Qualcosa di formidabile che forgia i destini, che distingue il bello dal brutto, il perdente da chi ce l’ha fatta. Il denaro è tutto: il condensato di tutto quello che si acquista in un mondo dove ogni cosa è in vendita. È la risposta a ogni domanda, la lingua che ancor prima della Torre di Babele unisce l’umanità.
Comincia così il racconto di Patience Portefeux, la bugiarda. Comincia così il racconto della sua vita passata. Comicia così un romanzo sorprendente. 
È una donna di cinquantatré anni, Patience. Una donna dai lunghi capelli bianchi che ha deciso di non tingere più. Una donna con due figlie, con una madre – ricoverata in una casa di riposo –  affetta da Alzaimer, con un lavoro precario e a nero che è costretta ad accettare dopo la morte del marito: un uomo ricco ma dedito a loschi traffici come suo padre. 
Aveva una vita agiata, Patience, una vita in cui non le mancava nulla. Aveva un futuro colorato e sfavillante davanti a sé, come i fuochi di artificio che tanto amava e che voleva collezionare andando a vederli in giro per il mondo. Ma nulla è per sempre, e la morte del marito la catapulta in una vita diversa, fatta di sacrificio e colori spenti. La sua perfetta conoscenza dell’arabo le consente di trovare lavoro come interprete alla sezione narcotici del Ministero della Giustizia. Ed è così che un giorno, mentre traduce una intercettazione di trafficanti marocchini, trova la soluzione alla sua triste esistenza. Trova il cambiamento che aveva sempre desiderato. 
Hannelore Cayre crea un personaggio incredibile, una donna originale e brillantemente cinica. Un frullato di sarcasmo e dolore,  un “calzino spaiato” nella lavatrice della vita. Un personaggio che, nonostante tutti i suoi difetti, ami da subito e che hai voglia di accompagnare in questa straordinaria avventura. 
“La bugiarda” è un romanzo accattivante, che ti rapisce dalla prime pagine. Una scrittura decisa e ritmata. È una storia catalizzante, che ti induce ad una serie precisa di riflessioni, non solo sui crimini ma su molti altri temi importanti. C’è la Francia del colonialismo, il “problema” degli anziani, la tenerezza che fanno quando non sono più autosufficienti, e il prendersene cura, la questione ebraica, l’eutanasia. In alcuni momenti può essere anche considerato un libro denuncia, senza perdere mai il lieve sarcasmo che lo contraddistingue. 
Attraverso la narrazione in prima persona della splendida protagonista, le pagine sono intrise di semplice verità, raccontata con uno stile pungente, a tratti duro ma ironico, agghiacciante ma leggero. Il mero racconto della realtà dei crimini così com’è, senza mezzi termini. Il senso delle azioni attraverso le azioni stesse, di una protagonista, dal nome “paziente”, con un temperamento originale, brillante e maledettamente stravagante. 
È un libro da divorare, assaporandone tutti i sapori e innamorandosi di tutte le sfumature del nero che è capace di contenere. È un libro da metabolizzare, pagina dopo pagina, per immedesimazione, per sentirsi “la bugiarda”, per essere “la bugiarda”. 
In Francia ne hanno già fatto un film. Non mi sorprende, una storia così merita anche altri linguaggi narrativi. Leggetelo! Non ve ne pentirete e vi scoprirete desiderosi di collezionare quei crisantemi colorati in cielo che sono i fuochi d’artificio. 

Brunella Caputo

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