Le parole mute del tempo



Giovanni e Francesco Belfiori
Le parole mute del tempo
Novecento Editore . Calibro9
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Il commissario della Stradale Livio Bacci sta trascorrendo una breve convalescenza nella sua casa nella campagna romagnola, a pochi chilometri dalle spiagge dell’Adriatico, quando un biglietto anonimo, fattogli ritrovare nella cassetta postale, lo riporta in un colpo indietro di trent’anni, al periodo del passaggio dalla adolescenza all’età adulta. Passaggio che per Livio è stato quanto mai brusco e doloroso.
Giulia 1965-1983.Io so” c’è scritto su quel biglietto, e Livio si ritrova ad aprire, anche materialmente, le scatole in cui conserva il suo passato, passato che credeva ormai sepolto e che invece torna prepotente a farsi sentire.
Giulia era la sua “fidanzatina” di allora, e Giulia venne ritrovata annegata in una mattina di fine luglio, nuda e abbandonata sulla spiaggia, dopo una notte che doveva essere di festa per tutta la compagnia della seconda liceo classico.
Apparentemente, una disgrazia, ma Livio, fin da allora, sapeva che non poteva essere andata così… Giulia, che eccelleva in tutti gli sport, non sapeva nuotare, e mai e poi mai si sarebbe avventurata in mare, di notte e completamente nuda.
E così il ragazzo Livio aveva confidato i suoi dubbi, e i suoi sospetti, al mitico commissario Cosimo Labufala, “sbirro” di una volta, burbero, duro, cuore tenero e grande intuito, che, come un buon padre, aveva prestato fede alle sue perplessità e approfondito l’indagine, trasmettendogli anche i primi rudimenti dell’arte investigativa e instillandogli così l’amore per quella che un giorno sarebbe diventata la sua professione.
Ma l’indagine di allora, nonostante l’impegno degli inquirenti, non era approdata a nulla, e il caso era stato chiuso in fretta, come morte accidentale.
Ora però la ferita è riaperta, e il commissario Bacci sa che non può tirarsi indietro; porterà a termine l’indagine, per Giulia e anche per se stesso, svelando risvolti insospettabili nella quieta vita della provincia romagnola.
Finale emozionante, drammatico e molto ben scritto, ma è davvero tutto il romanzo a prendere il lettore, sin dalle prime righe, con il suo stile denso, teso e asciutto, e la rievocazione accurata, nostalgica e a tratti dolente, di un periodo della vita gravido di promesse e illusioni destinate in gran parte a infrangersi contro gli scogli della realtà.
La Romagna fra Rimini, Riccione e Cattolica, gaudente e un po’ ingenua, di trent’anni fa, che forse non esiste più, ci viene restituita in tutta la sua evidenza, in particolari curati ma mai di maniera, colonna sonora compresa, e spesso ci pare davvero di far parte di quella compagnia di giovani spensierati, di cui tutti prima o poi abbiamo fatto parte, che si affaccia alla vita con fiducia, dimenticando spesso che il male è sempre dietro l’angolo.
Intenso, nostalgico, a volte commovente e spesso dolente, il romanzo pone, speriamo, le basi per un’altra bella figura di investigatore. Attendiamo presto una nuova, sofferta indagine del commissario Bacci e della sua piccola squadra della Giudiziaria.

Gian Luca Antonio Lamborizio

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