L’uomo di Calcutta



Abir Mukherjee
L’uomo di Calcutta
SEM
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Aprile 1919.
Un uomo in smoking viene ritrovato ammazzato in un vicolo malfamato di Calcutta, nei pressi di un bordello. In bocca ha un biglietto scritto in bengalese che intima agli inglesi di andarsene dall’India. Le circostanze farebbero pensare a un omicidio politico, un avvertimento da parte degli indipendentisti. Incaricato dell’indagine è il capitano Wyndham, appena giunto a Calcutta dall’inghilterra.
È un reduce della Prima guerra mondiale che al suo ritorno dal fronte si è ritrovato solo, tutti quelli a cui teneva erano morti. A fargli compagnia solo i ricordi, i sensi di colpa e gli incubi. Dolori che cerca di anestetizzare con la morfina e l’oppio. Anche il suo reintegro nelle forze di polizia è un tentativo di ritrovare uno scopo. E così anche il trasferimento in India , a Calcutta, fresca ex capitale dell’Impero delle Indie.
Il morto si rivela essere un noto faccendiere, MacAuley, legato a potenti personaggi della vita politica e commerciale, non ultimo il vice-governatore, l’uomo che con la sua carica può fare quello che vuole in città.
Wyndham è un uomo corretto, oltre a non avere nemmeno nulla da perdere. Vuole solo indagare e scoprire il colpevole, senza entrare nel merito di intrallazzi politici. Ma il suo cammino è lastricato di ostacoli. Il caso come gli viene affidato, gli viene subito tolto per passare ai servizi segreti.
L’omicidio di MacAuley viene considerato un attacco diretto all’autorità britannica e quindi bisogna trovare subito un colpevole, anche uno qualsiasi, da arrestare e giustiziare per ribadire il potere inglese.
Ma il capitano Wyndham, una volta annusato un caso non lascia perdere e tende a reagire molto male alle minacce e a dargli manforte c’è il sergente BanerJee, un indiano che già vede davanti a sé un’India indipendente. Un’ ottima coppia letteraria, due personaggi accuratamente costruiti.
L’uomo di Calcutta, oltre alla complessa e godibile trama gialla, ha dalla sua un’ambientazione affascinante.
La Calcutta dei primi del ‘900, sferzata dai primi venti di indipendenza, tanto che gli Inglesi hanno appena deciso di spostare la capitale nella più tranquilla Dehli. Una città costruita dal nulla per scopi commerciali in una zona con un clima ostile, che passa da arido a affogato d’acqua e in cui l’umidità regna incontrastata, un luogo che “ sembra il concentrato di tutto ciò che gli inglesi odiano”. Enormi palazzi in stile classico e con iscrizioni latine sui frontoni sono stati edificati a simbolo della grandezza britannica per impressionare i nativi. Tutto deve riflettere l’immagine di grandezza e superiorità degli occidentali.
Grandezza e superiorità che però sono raccontati, anche a volte con apprezzabile ironia, attraverso gli occhi del capitano Wyndham che di tutto questo vede le pecche, le contraddizioni e l’ipocrisia, il male.
Vede il razzismo, vede la negazione di quella democrazia di cui gli inglesi si erano fatti portabandiera, vede persone pronte a tutto pur di salvaguardare i propri interessi.
L’uomo di Calcutta è un ottimo esordio. Un giallo gustoso che è reso unico e diverso dall’ammaliante scenario in cui si svolge e da un protagonista affascinante.

Abir Mukherjee, in Italia per la promozione del libro,  incontrerà i lettori in due occasioni:

20 settembre dalle 19 – in casa SEM a Milano , via Cadore,33

21 settembre ore 12 – a PordenoneLegge con Giacomo Papi e Paolo Maria Noseda

Cristina Aicardi

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