Sambuco e il segreto di Viale Loreto



Alessandro Reali
Sambuco e il segreto di Viale Loreto
Frilli
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Un ritorno atteso dai fan di Sambuco e dell’Oro, i due scombinati investigatori privati pavesi con una sottile trama gialla che ci immerge in un giugno bollente, afflitto da quelle torride notti, condite dal ronzio delle zanzare, che solo la pianura locale sa regalare. Un romanzo basato più su intuizioni di pelle, sensazioni che non su indagini vere e proprie e che descrive abilmente la vita e la babele di personaggi di un mondo reale, ma toccato e profondamente segnato da un’atmosfera quasi irreale. Uno spaccato di vita diverso, che parla di una cittadina di provincia tra le risaie, dove l’attualità, il passare degli anni e la globalizzazione hanno vistosamente modificato le abitudini, certi ambienti, certe persone, ma non altre.
Sannazzaro de’ Burgondi, meno di seimila abitanti nei pressi di Pavia, vive orgogliosamente la sua sonnolenta routine con pretese di modernità marcate dalla raffineria dell’Eni, dalle fabbriche, dai locali, dalle discoteche e da certe trasgressioni, a fianco dell’intangibilità di cose e diritti acquisiti nel tempo. Fino a quando il suo quasi funambolesco equilibrio viene sconvolto dal misterioso omicidio di Renato Mandrini, detto Renè, sessantenne ancora al pezzo, ricco, amministratore oculato del patrimonio familiare, uomo affascinante che si gode la bella vita, felicemente o almeno pare, sposato da più di trent’anni con l’elegante Dina Morbegni Valsecchi, primogenita del Cavaliere, il più grande possidente della zona.
Renato Mandrini, la moglie e la cognata Natalina, stravagante sorella minore di Dina in simbiosi con il suo pianoforte e il suo Chopin, vivono nella grande villa anni 30, di viale Loreto. Una bella famiglia, che sembra assolutamente normale, un figlio bancario arrivato, splendidi e biondi nipotini.
Cosa c’entra in questa storia, direte, l’ agenzia Investigativa Sambuco & Dell’Oro con sede in Borgo Ticino? C’entra, c’entra perché prima del delitto i due soci erano stati ingaggiati, dalla moglie di René, per scoprire le prove del suo tradimento con una donna più giovane, e ora con un delitto di mezzo non riescono a tirarsi indietro.
Nonostante il dilagare della polizia all’opera e il conseguente e implacabile assedio dei media, Sambuco con le sue intuizioni e certezze e Dell’Oro, alla sua godereccia maniera, si tuffano nel caso e non mollano l’osso. Una carrellata di personaggi che tornano in scena per una comparsata o appaiono per la prima volta, tutti credibili, vitali e forse nessuno veramente buono o cattivo. Cito la più significativa Michela, la barista, che con distaccato buon senso pare governare tutte le fila della storia. L’accompagnamento della  musica di ogni genere inquadra il cammino della trama  con qualche maggiore caratterizzazione dei due inossidabili protagonisti (c’è forse qualche sorpresa in vista in futuro?), e avvia il lettore a una conclusione forse immaginabile, ma non scontata. Con il caldo che ci aiuta a scoprire il sapore di tante, diverse, ottime birre.

Patrizia Debicke

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