Strage



loriano macchiavelli
Strage
einaudi
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Un romanzo praticamente inedito uscito vent’anni fa. Era il 28 maggio 1990 quando Strage di Loriano Macchiavelli arrivò nelle librerie della Penisola. Firmato sotto lo pseudonimo di Jules Quicher, uno dei personaggi del libro. Si stava allora celebrando il processo d’ Appello contro gli esecutori della strage di Bologna del 2 agosto 1980. E qualche giorno dopo, il 3 giugno, il Tribunale di Milano, accogliendo la denuncia di uno degli imputati che si ritenne diffamato dalla storia, ordinò il sequestro delle copie. Macchiavelli dovette uscire allo scoperto e un anno e sei mesi dopo venne assolto.

Quel libro esce di nuovo solo ora, nel trentennale della strage. Il racconto gira attorno a uno dei momenti più tragici del nostro secondo dopoguerra e dipana dalla matassa un filo che sì, è frutto della fantasia del suo autore, ma che proprio fantasioso non è stato, considerando nel tempo tutti quei nomi e cognomi che, protagonisti o meno, hanno fatto ruotare le loro esistenze dentro o accanto a quell’infame episodio luttuoso. Strage è la tesi di Macchiavelli che dice: guardate che le cose sono o possono essere andate così.

E la lettura, intrigante per intreccio impostato e stile narrativo assunto, ci conduce nelle braccia di un’atroce beffa che, se davvero avesse i contorni della verità storica, ci dovrebbe portare a una riflessione ben più profonda e angosciosa sulla tenuta delle nostre istituzioni repubblicane (e su cosa è stata in realtà la nostra democrazia) dal 12 dicembre 1969 ad, appunto, quel tragico giorno agostano d’inizio anni Ottanta.

Di questo romanzo Giancarlo De Cataldo ha sottolineato il possibile risvolto realistico e Libero Mancuso, allora pm nell’indagine, ha parlato di «un’acuta disamina del plausibile» con l’inserimento di «personaggi autentici in ricostruzioni verosimili».

Dentro queste pagine lo schifo c’è tutto: depistaggi, faccendieri, mafia, eversione nera, servizi segreti. E ci sono anche gli 85 “effetti collaterali”, che al termine del romanzo sembrano morire una volta di nuovo. Vittime che, ci piace pensarla così, si stanno preparando per una vendetta personale nell’aldilà. E magari qualcuna l’hanno già messa in opera.

corrado ori tanzi

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