I guardiani di Wirikuta – Giancarlo Narciso



Giancarlo Narciso
I guardiani di Wirikuta
Borderfiction
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Lei mi guarda, poi fa un sorriso, anche se un po’ triste. Prende la bottiglia e manda giù un paio di sorsi. Di lì a un po’ torna il suo uomo e io mi stacco dalla testa il turbinio di strani pensieri che i discorsi di quella cretina mi hanno messo in testa.

È un ritorno, quello di Giancarlo Narciso.

La sua prosa secca e concisa torna sugli scaffali dopo quasi trent’anni con una nuova edizione di questo romanzo datato 1994.

Ma la polvere del tempo non ha oscurato la vis immaginifica di un Autore che ha fatto del viaggio la propria ragione di vita e della penna la propria arma più caratteristica.

E si, perché la narrazione ed il lessico che caratterizzano questo lavoro sono dei veri e propri ceffoni sul volto di un lettore che rimane attonito davanti all’evolversi di un plot in cui la ricerca e l’indagine, attraverso valli e canaloni riarsi dal sole, sono i punti fermi che non consentono di serrare questo volume che conduce tra ripide e malagevoli strade messicane e visioni sdrucite dal peyote.

Tutto è realtà e tutto è finzione in una ricerca che è in primis la ricerca da parte di un Autore che prende per mano il lettore assolutamente ignaro della destinazione, ma pronto ad intraprendere un viaggio fuori da qualsiasi canone.

La voce di Mick Jagger tra le note di Let it bleed, disco prodotto nell’Anno Domini 1969, sembra poter adeguatamente accompagnare la lettura di questo gradito ritorno sugli scaffali delle librerie italiane.

Giuseppe Calogiuri

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