La voce nel buio – Gigi Paoli



Gigi Paoli
La voce nel buio
Giunti
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Arrivederci (chissà?) a Carlo Marchi e benvenuto a Piero Montecchi.
E allora s’impone  una breve presentazione di Piero Montecchi:  antica famiglia veronese, professore cinquantenne, vedovo inconsolabile, docente di Neuroscienze forensi preso l’Ateneo della sua città, direttore del Master in Psicopatologia e Neuropsicologia forense nonché a capo della Scuola di Neuropsicologia dello stesso Ateneo, reputato scienziato e  membro del CiCAP, ente che controlla  le asserzioni sul paranormale ma convinto negazionista. Divide la sua vita tra la sua casa veronese, un lussuoso  appartamento all’ultimo piano del residence a 5 stelle che affaccia sul cortile interno di via Cappello (strada ben nota ai turisti, ricordate il balcone di Giulietta? Il nome Montecchi poi non vi suggerisce qualcosa?) e il secondo piano  del palazzo in pietra di Saint Paul de Vence,  celebre  villaggio medievale della Provenza, che sua moglie Cinzia aveva scelto per trascorrere i loro ultimi mesi assieme. Dal passato il nostro professore si porta anche appresso il retaggio  dell’essere stato coinvolto a ventun’anni,  come carabiniere paracadutista  in forza alla Tuscania, in un attentato in Somalia. Con immediate e bruttissime  conseguenze: frattura del cranio, emorragia cerebrale e  prolungato coma poi, al risveglio, sindrome desecutiva  e danni permanenti come un lancinante mal di testa. Sintomi curati con certosina pazienza  e in gran parte risolti con l’aiuto del suo angelo custode,il giovane medico Cinzia Sanesi  , che poi ha sposato,  e il  quotidiano sostegno di pillole di paracetemolo a volontà.
Uomo fascinoso ed elegante, ancora tra i pochi fan del papillon, accanito  fumatore di gouloises blu, possiede un affettuoso cane pastore  tedesco, ultimo dono della moglie, chiamato però  con il nome rigorosamente britannico Winston al quale manca solo la parola,
Ma sarà in veste ufficiale di consulente per una indagine particolare che verrà consultato e poi ingaggiato dall’avvocato  Rigoni. Dovrebbe infatti  scoprire qualcosa  di più su sei pazienti ospiti di una casa di riposo di lusso, Villa Imperiale  del Passo della Mendola  in Trentino, scomparsi misteriosamente uno dopo l’altro in dodici anni,  di notte e senza lasciare traccia. E nessun corpo è mai stato ritrovato.
Secondo poi  quanto riferito agli inquirenti coinvolti e intrigati in quelle misteriose sparizioni,  i sei vecchietti scomparsi  (da poco meno di ottanta a ben più di novant’anni)  si sarebbero allontanati nel buio, inoltrandosi nel fittissimo bosco che circonda la magione ottocentesca, celebre per aver ospitato addirittura l’imperatrice Sissi. Le uniche sparute e poco attendibili testimonianze di  infermieri, amici e parenti  dicono che i pazienti volatilizzati  apparivano  forse  plagiati e convinti,  almeno pare, a lasciare la villa  da una misteriosa voce; una  voce ipnotica, che pareva  chiamarli a sé.
L’inspiegabile  faccenda  si è ripetuta ogni due anni , senza che le successive indagini fatte  dal personale sanitario e  dalla polizia  siano mai riuscite  a trovare una qualunque plausibile spiegazione.
L’avvocato Rigoni è stato incaricato dalla famiglia dell’ultima persona scomparsa, la signora Tina Albertini, di provare a saperne di più in merito .
Le voci  che girano  nel paese, tendono ad attribuire i fatti  a  strani episodi paranormali  ma se  invece quelle sparizioni  fossero da imputare a qualcosa di  reale,  come trascuratezza del personale sanitario o magari  difetti  riscontrabili nella struttura,  i parenti dei defunti potrebbero muovere causa a Villa Imperiale  e pretendere un risarcimento.
Il professor Montecchi, in un certo senso intrigato e spinto anche dal suo mentore all’università, il celeberrimo prof. Grossi a capo dei ricercatori della CICAP,  accetterà quella strana proposta e, dopo aver  convinto università e  allievi a riattivare la didattica  a distanza,  si recherà sul posto inTrentino, ben munito di abiti pesanti.  Già immagina che per approfondire il caso presumibilmente dovrà fermarsi almeno una settimana.
Su indicazione dell’avvocato Rigoni  alloggerà   nella Locanda Hofstätter, tanto rinomata per la sua cucina,  che sarà costretto ad allungare le sue quotidiane sedute di jogging per non rovinarsi la linea.
La gestione di Villa Imperiale è in mano all’ abbiente e ancor vispo ottantenne Rodolfo Zanella, unico superstite di tre fratelli proprietari della più grande azienda agricola  della Valle di Non.  Un imprenditore acido, avaro e  con il pelo sullo stomaco che  ha investito parte del  suo patrimonio nella lussuosa struttura  facendo un grosso e redditizio investimento economico,  ottenendo da Asl e Regione tutti i permessi necessari per modificarla a suo piacere.
Tuttavia,  dopo l’inspiegabile serie di sparizioni, tutti gli abitanti del paese, compreso il parroco, si circondano di crocifissi  e implorano la  misericordia  del Signore, convinti che a Villa Imperiale ci sia la mano del diavolo e  stia accadendo qualcosa di spaventoso e  ultraterreno.
Solo l’appoggio del maresciallo in pensione  Galasso consentirà a Montecchi di cominciare a capire qualcosa in più su quei fatti misteriosi. 
Ma il suo arrivo pare anche scatenare  tutta una serie di funesti eventi…
Insomma tra fittissime, silenziose e quasi impenetrabili foreste montane, presunte inquietanti presenze e  l’orrore di possibili, vendicativi collegamenti con caso di trent’anni prima, Piero Montecchi dovrà riuscire a sbrogliare i nodi di una tragedia, di  un impossibile enigma marchiato dall’ ombra di tenebrose  entità, oscure presenze, che sembrano  sconfinare nell’irrazionale . Ciò nondimeno  nessuno più e meglio di lui, si tratta del suo campo di studi e  della sua materia d’insegnamento, sa che  il vero mistero non alberga nell’ ignoto ma e soprattutto nei tortuosi meandri  della mente umana.
Interessanti e bene sviluppati  i difficili argomenti del romanzo: neuroscienza e neuropsicologia che  Paoli spiega bene e  in modo plausibile e comprensibile anche per chi è ignorante in materia, senza appesantire la narrazione.
Piero Montecchi,  madre francese e padre veronese, ci piace e mi piacciono  le sue abitudini: vedi  il vestirsi bene , all’inglese,  le sue  gouloises blu (prima di smettere di fumare,  fino ai miei quarant’anni ero da tempo arrivata a fumarne a una trentina al giorno), accese  con il vecchio zippo da incallito fumatore, che ci introducono poi  in uno splendido  Trentino con sconvolgenti  atmosfere cariche di pathos  che rischiano di intaccare le sue umane certezze, ma anche  luoghi  di umane tentazioni. Insomma posti privilegiati  con cucina  da gourmet , e  sventagliata di tante sopraffine  ricette. Posti, quelli lassù dove si mangia bene e si beve meglio.  

Patrizia Debicke

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