Le strade oscure – Andrea Fazioli



Andrea Fazioli
Le strade oscure
Guanda
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Un romanzo godibilissimo. 

C’è un padre, Ernesto Magni, professore disoccupato, che scrive a sua figlia Vera, dodici anni, di animali fantastici la cui conoscenza da sola vale la lettura. 

Ernesto e Vera hanno fondato l’IRZI, ovvero l’Istituto di Ricerche in Zoologia Immaginativa.  È il suo modo di consolare la figlia per aiutarla a superare la separazione con la moglie, Liliana. 

Ernesto Magni è un uomo normale, travagliato come tutti dai problemi della vita di ogni giorno, coi soldi che non bastano, l’amore mai venuto meno per Liliana con cui vorrebbe rimettersi insieme nonostante il tradimento di lei, la preoccupazione per il futuro, per Vera.

Grazie alla madre di un allievo trova lavoro temporaneo in un Centro regionale della Posta a Cadenazzo, turno di notte. Siamo a fine novembre, serata autunnale, nevischio in strada. Dal treno scendono lui e una ragazza, Alice. Una ragazza come tante, né più bella né più brutta, vestita normalmente. Ma la stazione è deserta e il cervello di Ernesto si mette in moto e formula pensieri che non pensava potessero appartenergli. Chi potrebbe impedirgli di usarle violenza se solo volesse? Di stuprarla? Non lo farà, certo. È solo un pensiero, secoli di civilizzazione non sono passati invano ed Ernesto Magni sa controllare impulsi e pulsioni, eppure quel pensiero torbido lo turba nel profondo, al punto che ne parla con le persone più intime. Compresa la sua ex moglie, Liliana.  Diventa quasi un ‘ossessione. Ma la vita scorre, i mesi passano e trova lavora oltre frontiera, in Svizzera, come custode in un condominio. Un anno però dopo legge sul giornale di una ragazza molestata proprio nella stessa stazione ferroviaria. Di sera, a novembre. Una ragazza che ha rischiato di essere stuprata. Quando scopre che la ragazza è la stessa, Alice, si convince che non può essere un caso. E se fosse stato lui in stato di tranche? O qualcuno vuole mandargli un messaggio per qualcosa che ha scoperto in Svizzera dove è stato licenziato bruscamente? Qualcosa che ha a che fare con la ‘ndrangheta e i suoi loschi affari?

Si rivolge quindi a Elia Contini, investigatore dalla scorza dura e il cuore di panna, come ha ben interiorizzato Francesca, la sua donna, insegnante di professione, che pur di stargli accanto rischierà la vita in questa nuova avventura del suo investigatore dalla spalle larghe e le tasche vuote.

Contini sulle prime non vorrebbe accettare, pensa di avere a che fare con uno spostato, ma quando Ernesto Magni morirà, dilaniato da un treno, qualcosa non gli torna. Suicidio diranno gli investigatori. Suicidio conferma l’ex moglie. Ma allora perché Ernesto Magni progettava ben altro per lui e per Vera, per tornare insieme con Liliana? 

Questo l’incipit da cui si dipana un’eccellente e sapiente trama, magistralmente dispiegata dall’autore che porta il lettore nei luoghi che ben conosce, al confine tra la Lombardia e il Canton Ticino dove ogni giorno all’alba uomini e donne passano il confine per andare al lavoro. Si chiamano frontalieri e sono decine di migliaia.  

Con Le strade oscure torna Elia Contini che troverà anche il tempo di chiedere a Francesca di sposarlo ma da par suo, in modo originale, prima di rischiare di perderla per sempre. Un investigatore sui generis che continua a farsi domane e a cercare risposte. Ma non sempre le risposte si trovano, e qui l’autore sembra avere fatta propria l’indimenticata lezione di Durrematt. 

“Non siamo in un romanzo poliziesco. Nella vita gli indizi non sono sempre collegati: ci sono cose che succedono, tutto qui. O è tutto assurdo o è tutto misterioso. Ecco la scelta. Io credo che ci sia un senso profondo, che unisca ogni cosa. Ma non è la soluzione di un ‘caso’, come dite voi.”

 E il protagonista nel finale amaro, troverà di che serbare insegnamento.

“Contini stappò una birra e la bevve in piedi, appoggiato alla balaustra del portico. Il profilo degli alberi si distingueva ancora, ma i colori erano già svaniti. Con le sue abitudini, con i suoi piccoli riti Contini aveva sempre cercato un modo per non farsi soffocare dalla quotidianità. Vivere il tempo in piccoli frammenti faceva sì che ogni tanto arrivasse un’ora propizia, un’armonia fra i pensieri, le cose, le azioni. Ora la quotidianità si era schiantata: ogni gesto richiedeva uno sforzo.”

Un romanzo da leggere, un autore che non delude.

Roberto Mistretta

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