L’opzione di Dio – Pietro Caliceti



Pietro Caliceti
L’opzione di Dio
Baldini + Castoldi
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Con  “L’ultimo cliente” ci aveva raccontato il lato più oscuro delle grandi banche, quando i giochi delle banche americane con i mutui subprime avevano innescato la più grande crisi della storia, con “BitGlobal”, romanzo dalle molteplici chiavi di lettura ci aveva offerto un dissacrante spaccato del mondo della finanza e dei grandi studi legali, con una vertiginosa immersione nei meccanismi della crittografia  condito da  un’affascinante analisi delle origini e delle contraddizioni irrisolte del sistema monetario attuale.                                                                                                          
Tre anni dopo Pietro Caliceti, uno scrittore di thriller che si fa desiderare – a conti fatti questa sua scelta può rivelarsi una politica vincente -, cambia bersaglio, ma neppure tanto perché la corruzione, comunque si guardi, resta sempre il fil rouge che contraddistingue la sua narrativa.  Ma stavolta la declina così tanto “vicino al Signore”. Sissignori siamo, ohinoi, in Vaticano infatti, dove tra inebrianti e dense nebbie di incenso si celano sia menti illuminate che vorrebbero governare, che nebulosi porporati , spregiudicati  banchieri e l’ondeggiante rigurgito dalle croce del Sovrano Ordine di Malta. Direte già visto, certo per uno scrittore irresistibile tentazione ma anche un campo minato percorso in precedenza e in lungo e in largo da tanti numi dell’olimpo letterario.                                                           Un mostruoso attentato jihadista, il primo in Italia e perpetrato proprio a Roma, ha scatenato il terrore. Un autobus guidato da un terrorista, un fanatico, ha imboccato a tutta velocità via della Conciliazione uccidendo e travolgendo  più di sessanta  persone, uomini donne e bambini, per poi andarsi a schiantare contro il portone dell’Ambasciata della Federazione Russa presso la S. Sede,  facendosi esplodere.  L’attentatore a prima vista  potrebbe sembrare un cane sciolto, ma qualcosa stride nonostante la pronta rivendicazione jihadista. Subito lo stato italiano mette in campo una Task Force per allargare l’indagine e risalire alla matrice della strage ma, ben presto, una notizia altrettanto dirompente e pericolosa comincia a dilagare sottovoce in Vaticano, all’interno del Palazzo Apostolico: il Papa,  sta morendo. Pare che gli restino al massimo due mesi. Ma non basta perché è noto che la sua autorità si stava indebolendo e da tempo le sue decisioni che volevano una chiesa al passo con i tempi venivano contestate, Alcune congregazioni addirittura meditavano lo  scisma. Insomma, bisogna sbrigarsi, rimettere le cose a posto e riprendere in mano le redini della situazione.  Necessità  che scatenano immediatamente  una corsa alla successione dei due potenziali futuri pontefici, appartenenti alle due opposte fazioni in gara. Il candidato, portato dall’ala dei Tradizionalisti della Chiesa, è  il  Cardinal Angelo Vignale, un puro asceta bagnato di acqua santa, alleato con il noccciolo più conservatore dell’Ordine di Malta, religioso che il Papa uscente aveva voluto come suo rappresentante presso lo IOR. Il candidato, invece, sostenuto  dai progressisti  e quindi più vicini alle idee e le politiche del papa moribondo  è l’arcivescovo di Pretoria, Warren Hamilton, un omone di un metro e novanta, ex rugbista sudafricano,eccellente mediatore, noto per aver conciliato nel suo paese svariati casi di pedofilia prima che arrivassero in tribunale. In un convulso intrigo di potere, le due fazioni si mettono subito all’opera per guadagnare punti e appoggi sulla strada che conduce alla tiara. La strategia del sudafricano punta a trovare delle falle nei conti, soprattutto quelli del più recente passato dello IOR. Ma i conti dell’impero economico pontificio passavano tutti al vaglio dell’avvocato Tuzzi, un laico, un avvocato esterno che guarda caso è morto nell’attentato. Suo, diciamo aiutante interno in Vaticano, era Alessio Macchia, giovane gesuita  laureato in legge e dalla fede incrollabile e proprio a lui si rivolgerà Hamilton per andare a fondo nelle sue ricerche. Ma Alessio Macchia gli risponde francamente di non considerarsi all’altezza. Lui si occupava solo alla normale amministrazione, mentre suo  fratello Giovanni, avvocato di successo, specializzato in diritto  finanziario internazionale, potrebbe invece fare qualcosa. La strategia di Vignale sarà diversa: spedisce in Sud Africa il suo segretario, monsignor Freschi, a frugare nel passato  di Hamilton. Sicuro di riuscire a scovare un qualche inconfessabile segreto.                                                                      
Man mano che si va avanti il romanzo si fa sempre più corale, procede su diversi fronti, suddivisi in brevi capitoli ben alternati che via, via rispecchiano i diversi punti di vista, mentre le strade dei personaggi e le piste che ognuno di loro dovrà seguire si moltiplicano in modo esponenziale e la polizia continua a investigare sull’attentato.                           Ma proprio quando tutte le ricerche quelle sudafricane, quelle sugli intrighi dello IOR, che portano lontano addirittura fino a Malta, e quelle su chi stia dietro l’orribile attentato, sembrano arenate, all’improvviso spunta qualcosa di inquietante che potrebbe unire o addirittura arrivare a  collegare, soldi, terrorismo e compromessi all’interno del Vaticano e portare alla luce una spaventosa e inimmaginabile verità.  Caliceti misura con maestria la suspence e avvalendosi della sua cultura in materia ci rivela una dopo l’altro delle caselle a incastro di una diabolica  speculazione  finanziaria. “L’opzione di Dio” è un romanzo intenso, ben scritto, ben documentato, che intriga, coinvolge e funziona. Tutto e più di tutto, che sia sporco riciclo di denaro, la pesante ombra della  pedofilia, riescono a incastrarsi in qualche modo con il perdono, la chimera della redenzione. E poi arrivare a una soluzione. Quale? Certo che le piste da seguire sembrano facili ma poi… Bisogna andare avanti leggere, scavare fino in fondo senza paura.                                                                                                                      
Ma Caliceti non si lascia certo spaventare per così poco. Lui sa bene cosa fare e scrivere va avanti dritto per la sua strada e butta giù una fiction thriller certo  esasperando volutamente i toni, rifacendosi e rileggendo leggendari episodi di celebri decessi papali rivisti a suo modo, ma alla quale assegna un percorso di terrorizzante plausibilità. Dico terrorizzante e se invece…  E se invece nella sua contorta visione di una diversa realtà ci avesse preso, e  se l’agghiacciante verità se l’unica strada per arrivare a certi traguardi potesse essere questa Opzione di Dio da lui suggerita?

Patrizia Debicke

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