Luca Wu è attraente perché è vero. Intervista a Andrea Cotti – L’impero di mezzo


Andrea Cotti, giallista e sceneggiatore tv racconta il suo nuovo giallo, L’impero di mezzo, Nero Rizzoli in cui il protagonista Luca Wu, per metà italiano e per metà cinese, va in Cina alla scoperta delle sue origini e non solo. Lo abbiamo intervistato:

Chi è Luca Wu in questo secondo viaggio?
È un uomo ancora dilaniato tra due metà – quella cinese e quella italiana – che cerca casa e pace con sé stesso, ed è un poliziotto che si trova coinvolto in un’indagine enorme, che va molto oltre lui, e scava nel potere economico cinese, negli interessi tra Cina e occidente, e nei rapporti tra economia e criminalità organizzata.

Quanto di te c’è in lui?
Tutto e niente, come succede sempre tra scrittore e personaggio. Ma se devo scegliere un aspetto di Wu che è anche mio, allora dico la voglia di schierarsi ancora, il non restare mai neutrale, il mettersi dalla parte dei buoni contro i cattivi – per quanto sia possibile fare questa distinzione. Insomma, Wu è uno che s’incazza davanti alle ingiustizie, e anche io.

Come fare a rendere “attraente” un personaggio e una storia come le tue?
Wu è attraente perché è vero, non è costruito a tavolino. Di solito gli scrittori si mettono freddamente a pensare a quale “difetto” dare ai loro personaggi per renderli interessanti. Io non ho dovuto inventare niente. Nel momento in cui ho incontrato Wu nella mia testa, era già tutto lì, i difetti, gli eccessi, i dubbi, i conflitti interiori. Non dovevo inventare niente. Lo stesso per la storia che scrivo: è tutto vero, il 90 per cento di quello che scrivo è ripreso da fatti e situazioni reali, e credo che questo il lettore lo sappia.

Tu “scrivi sono italiano ma anche cinese”. Cosa Luca non perdona all’uno e all’altro e cosa gli piace?
In realtà io Andrea credo che italiani e cinesi siano molto più simili di quanto non sembri, e prima o poi se ne accorgerà anche Wu. Adesso però Wu non perdona alla sua parte cinese – ai cinesi – un’eccessiva remissività verso il potere, chi comanda. Di essere troppo inquadrata, insomma. E alla parte italiana – agli italiani – forse l’opposto, ossia un certo lassismo, un gusto spesso sterile per la contestazione, il fare molto meno di quanto potrebbe.
Al contrario, della sua parte cinese ammira la capacità di prendere un impegno e portarlo a termine, di lavorare duro per raggiungere un obbiettivo. E della parte italiana ammira il talento puro, la genialità improvviso, il sapere inventare e immaginare.

Ci sarà un sequel?
Sì, sicuramente ci sarà un’altra avventura di Luca Wu, un Wu 3. E forse anche un Wu 4…

Pensi ad una sceneggiatura? Ci sono i presupposti e quali secondo te?
Diciamo che ci sono diverse produzioni cinematografiche e televisive interessate a Luca Wu, soprattutto per un progetto di serie tv. Al momento stiamo ragionando. Certamente, a me piacerebbe molto. Credo che Luca Wu potrebbe essere un personaggio dirompente anche sullo schermo…

Laura Marinaro

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