Ma cos’è questo nulla? – Hans Tuzzi



Hans Tuzzi
Ma cos’è questo nulla?
Bollati Boringhieri
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 Le indagini di Norberto Melis 

 Il commissario Melis disgustato da alcuni episodi che hanno segnato i vertici della Polizia, ha dato le dimissioni, vive da solo dopo la morte dell’adorata moglie Fiorenza, morta nel 1991 per un glioblastoma multiforme, un tumore al cervello che in tre mesi se l’era portata via.Siamo nel 1994, va a trovarlo a Milano “Sua Eccellenza” che fu il suo primo questore a Milano, e gli chiede di occuparsi di un vecchio caso irrisolto, che potrebbe gettare ombre sul candidato, di un ruolo di ministro del nuovo governo, Filippo Artuso. Dovrà farlo senza nessuna autorità ufficiale. Dovrà indagare sotto falso nome, Nereo Mani, facendo finta di essere uno scrittore che deve scrivere un libro su quella storia. Una vecchia, storia: un’adolescente uccisa. La mattina di giovedì 6 febbraio 1986 in un elegante appartamento al terzo piano di via Perdono di Barbiana, in pieno centro, viene scoperto il cadavere di Mariastella Biason, nemmeno ventenne, originaria del Bellunese. La porta chiusa, lei strangolata, e il bimbo che piange. Per giorni, per settimane, per mesi le indagini andarono avanti, sempre più stancamente. Rimase un’ombra su Beniamino Bratti, sugli ortiliani, su Brassanigo. Perché la ragazza è stata uccisa? C’è un movente? La ragazza faceva parte di una setta Esoterica “Gli Ortiliani” il cui maestro è Beniamino Bratti. C’è Marina Pinotti , mangiatrice di uomini, soprattutto rugbisti della squadra della città, oggi in decadenza. Architetto Plinio Coghetti marito di Marina. Assunta Cozzolino, con il marito Giandomenico Biesuz. Sono molti che vorrebbero che non scoprisse nulla, una storia che nessuno vuole che venga riaperta, ma Melis non molla, e con tenacia va avanti. 
È una città immaginaria del Nord Est Italia, Brassanigo, a fare da sfondo ad una vicenda che dal passato arriva al presente. Insieme alla sempre presente Milano nera. Forse sarà l’ultima indagine del Commissario Melis, o forse no, ma di certo la scrittura colta e accattivante di Hans Tuzzi non tradisce il lettore che – come lui stesso ammette – deve essere abituato a pensare, a impegnarsi per comprendere cosa sta leggendo. Quello che sorprende come sempre il lettore di Tuzzi e in particolare di questo bellissimo noir è la descrizione dei personaggi mai banale e con un linguaggio che non è tipico del genere, così come dei luoghi. Questa volta Tuzzi viene allo scoperto ammettendo che la città immaginaria è in Veneto e ciò gli serve per descrivere la realtà di una provincia becera e ipocrita. A volte inspegabile ma vera. Milano invece è la solita città in decadenza, peggiorata rispetto a vent’anni prima, ma sempre piena di una strana poesia tutta noir. La scrittura rapisce e la trama è tutt’altro che prevedibile. Da non perdere. Come sempre questo scrittore e sceneggiatore che si ispira a Sciascia e invita a continuare nella lettura ad ogni parola. Fino al finale con un punto interrogativo. 

Laura Marinaro

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