Michelle Richmond – Il patto



Michelle Richmond
Michelle Richmond
Rizzoli
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Alice e Jake sono una normalissima coppia di Richmond. Hanno convissuto un paio d’anni e poi hanno deciso di sposarsi: lei sulla trentina, ex cantante di un gruppo rock e ora avvocato in uno studio importante, lui vicino ai quaranta, psicoterapeuta che si occupa di adolescenti e di crisi matrimoniali. La loro vita coniugale inizia con uno strano regalo ricevuto da un invitato, un ricco cliente di Alice. Dentro una scatola trovano un contratto da firmare, un Patto da suggellare tra loro e un misterioso gruppo di persone fedeli al matrimonio sino alla morte. Un po’ per gioco e un po’ perché attratti dall’idea di rinforzare la loro unione aderiscono al Patto, ma non possono nemmeno sospettare a cosa andranno incontro e a quali prove saranno sottoposti.
Il thriller procede lento e inesorabile nello svelare poco per volta le dimensioni universali del Patto e il tipo di sudditanza psicologica che comporta. Le sue regole sono ferree e inderogabili: si può entrare, ma non uscire. La fedeltà al partner è assoluta e comprende anche tutta una serie di corollari, di per se stesse non riprovevoli, che vanno dal non trascurare l’altro per motivi di lavoro alla necessità di viaggi di svago trimestrali o al regalo mensile reciproco. Per chi non tiene fede alle regole è previsto un vero e proprio tribunale che giudica le infrazioni a seconda della gravità e che commina le relative punizioni, più o meno severe, da scontare in un carcere apposito nel deserto del Nevada. Tutti accettano e subiscono in virtù del valore supremo del matrimonio e mai nessuno tenta di mettere in dubbio la bontà del sistema.
Il Patto è una sorta di metafora di una società soggetta a leggi costruite da qualcuno inizialmente forse per fini meritevoli e poi lentamente finita in mano a individui senza scrupoli, a cui interessa solo arrivare al potere e sottomettere gli altri per i propri interessi. Possiamo trovare echi di Orwell o di Huxley che ci avvertono come l’adesione incondizionata a un modello sociale verticistico, dove nulla si può mettere in discussione, porta sempre alla catastrofe, anche se i suoi valori di base sono ammirevoli.
Il testo è anche una lunga riflessione sul matrimonio, le sue leggi scritte e non scritte e i suoi tanti perché. Parla di quando e come viene presa la decisione di vivere assieme e cosa comporta, quali sono le difficoltà, quali le speranze di riuscita e quali i motivi del fallimento.
L’atmosfera è claustrofobica e porta il lettore nel labirinto del sistema giudiziario e punitivo del Patto in una sorta di procedura kafkiana dove il colpevole è perseguito indipendentemente dal reato commesso, sempre che il reato esista. Scopriamo assieme a Jack e Alice il mondo contorto costruito per difendere un’istituzione in crisi e che si svela in realtà una mostruosa gabbia, talvolta solo psicologica, dove sono rinchiusi i suoi adepti, senza alcuna possibilità di fuga. Solo l’esercizio del libero arbitrio offrirà la possibilità concreta alla coppia di mettere fine al terribile gioco, ma quale prezzo dovranno pagare?

 

Cristina Bruno

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