Piani inclinati – Eleonora Carta



Eleonora Carta
Piani inclinati
Piemme
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La Sardegna è la protagonista assoluta di questo thriller psicologico in cui  miti e leggende ancestrali nate e diffuse tra un popolo schivo  si mischiano ad una realtà crudele come quella dei sequestri, qui ancora più turpe perché coinvolge dei bambini.
In una afosa ed assolata estate nella provincia di Olbia viene  ritrovato il corpo di un bambino di sette anni, rapito qualche giorno prima. A rinvenirlo è stato Daniele Fois, guardia forestale capace e grande conoscitore della natura impervia dei luoghi, di carattere estremamente riservato ed indisciplinato. La notizia sconvolge la popolazione che teme una nuova ondata di sequestri, anche perché dopo qualche giorno un altro bambino viene rapito. Questo è il motivo per cui da Roma viene mandata in missione Linda de Falco, maggiore dei  ROS, profiler,  conoscitrice dell’animo umano, in grado di entrare nella mente del criminale. Linda intelligente, bella, elegante, maniacale nel lavoro, si rende subito conto che le risorse umane e strumentali che trova sul posto sono assolutamente insufficienti per condurre le indagini,complicate  peraltro da un terzo rapimento di un bimbo, figlio di genitori molto in vista nella zona. Linda si rende conto che, pur potendo contare su un gruppo onesto ed affidabile di carabinieri del posto, un solo uomo può esserle di vero aiuto, per questo la guardia forestale Fois entra ufficialmente a far parte delle indagini. Fin qui la trama, naturalmente solo chi leggerà il libro saprà come andrà a finire.
Invece quello che mi preme puntualizzare è come un ottimo prodotto si possa talvolta sciupare per l’eccessiva cura dei particolari.
La storia c’è, bella e corposa, i personaggi pure; amiamo subito Daniele Fois, con tutta la sua ruvidezza e con il suo essere schivo e solitario, riusciamo pure a farci diventare compatibile Linda De Falco, arrogante e saccente, tanto quanto competente, con un doloroso segreto personale.
Anche i comprimari sono ben delineati e si muovono molto bene nella storia. Quello che è veramente troppo consiste nella descrizione di luoghi, dei pensieri dei personaggi, di fatti ed antefatti.
Avremmo preferito una narrazione più snella , avremmo preferito che qualcosa fosse lasciata anche all’immaginazione del lettore.
Leggere un libro significa soprattutto partecipare a quella storia, significa capire ed interagire con i personaggi e sentirne la mancanza quando il libro è finito.
Forse quello che manca è la richiesta di partecipazione, tutto è lì, bello pronto per essere letto, senza sforzo alcuno.

Roberta Gatto

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