I racconti della Confraternita di Radeschi

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di
Giunia Fagiolini
seconda parte

Come se li avessi chiamati nella serata mi arriva una telefonata dal Comando dei Carabinieri, il maresciallo Atzori ci tiene a informarmi sulle nuove scoperte, facendosi vanto della sua abilità. Se sapesse che io e Radeschi siamo sempre un passo avanti!
In sostanza hanno interrogato l’amica della vittima presso la quale doveva trascorrere la serata, e hanno scoperto che Amalia non quella sera non era stata a casa sua. Era solo un pretesto per uscire da sola e vedersi con l’amante, l’incontro probabilmente si era svolto proprio nel luogo vicino al quale c’è stato il ritrovamento: Capo Pecora.
Non possono dirmi il nome dell’uomo ma penso che tanto presto lo verrò a sapere da Enrico e comunque queste notizie non possono essere taciute a lungo e la stampa presto lo diffonderà.
C’è un nuovo mostro da sbattere in prima pagina!

*****
L’indomani decido di andare a fare un tour enologico, tanto per non perdere le buone abitudini e, visto che è il giorno libero di Marica, la mia bella conquista, decido di portare anche lei. La giornata è bellissima e approfitto di quest’occasione per staccare un po’ dai pensieri che convergono sempre sulla donna che ho rinvenuto tra gli scogli e le alghe. Faccio il pieno alla macchina presa a noleggio, che pago a peso d’oro all’unico distributore disponibile nella zona, e con la mia amica ci mettiamo in cammino dopo aver fatto un’abbondante (almeno io) colazione al bar. Prendiamo la strada panoramica che costeggia Masua, il panorama è veramente mozzafiato, e come due turisti qualunque ci fermiamo a fare una foto con lo fondo di Pan di Zucchero. Ogni pensiero cupo oggi è bandito!
Quando la campagna si fa più pianeggiante iniziamo a vedere i primi vigneti e ogni volta ci fermiamo a chiedere se vendono il loro prodotto ma immancabilmente ci viene detto che è solo per consumo familiare e che non è stata un’annata particolarmente abbondante per il vino, per cui dopo averci offerto un assaggio del loro nettare ci congedano dicendosi dispiaciuti. Dopo varie incursioni a vuoto (per modo di dire perché comincio a sentirmi alticcio) notiamo l’insegna di un’azienda vinicola che sembra più professionale, sentendo che questa è la volta buona scendiamo tutti allegri e dopo un ultimo assaggino concordiamo col viticoltore la spedizione di una cassa alla volta di Milano. Naturalmente prendo una bottiglia per Marica e una per Mario, col quale ho stretto una bella amicizia.
Sulla strada del ritorno decidiamo di fermarci a fare un bagno a Cala Domestica per rinfrescarci e anche per farci passare un po’ la sbornia. Immagino la figuraccia che farei se dovesse fermarmi una pattuglia di Carabinieri e mi facesse fare la prova del palloncino!
Il posto è bellissimo e, a detta della mia accompagnatrice, ancora di più ora che non siamo in stagione piena; infatti oltre a noi c’è solo un’altra coppia. Saliamo sulla collinetta dominata dalla bella torre di avvistamento, era tanto che non mi sentivo così rilassato, pure il sigaro è quasi intonso!
Dopo un periodo che mi sembra infinito e allo stesso tempo non abbastanza, in cui tengo stretta a me Marica, mentre il nostro sguardo vaga verso l’orizzonte, decidiamo di scendere in spiaggia. Ci spogliamo rimanendo in biancheria e ci tuffiamo in questo incredibile spicchio di mare che s’incunea tra le pareti di un canyon roccioso.
Dopo una gara di nuoto, che vinco veramente per un pelo, usciamo dall’acqua e, per scaldare la nostra pelle ghiacciata, ci abbracciamo. Iniziamo a baciarci, sempre più affannati. Ormai la sbronza è un ricordo!
Erano anni che non passavo un pomeriggio a baciare una ragazza, e ora non capisco il motivo per cui non l’avevo più fatto. Ancora non abbiamo fatto l’amore ma credo sia solo un problema tecnico: di certo non possiamo farlo all’albergo dove lavora Marica. Mi riprometto di trovare una soluzione.

*****
Arriviamo in paese nel tardo pomeriggio quando arriva il solito squillo dal mio giornalista preferito, sono talmente rilassato dalla bella giornata trascorsa che il volpone se ne accorge subito.
«Dov’eri sparito? È tutto il giorno che provo a chiamarti. Scommetto che c’è di mezzo una gonnella!»
«Veramente c’è di mezzo il fatto che dov’ero oggi mancava del tutto il segnale, comunque se vuoi roderti il fegato, ero in compagnia di una bella donna!»
«Il lupo perde il pelo…» comincia lui.
«Taglia! Cos’è che dovevi dirmi di così urgente?»
«Tu non hai idea di cosa si può scoprire spulciando nelle chat della gente, soprattutto in quelle fiume della nostra ‘amica’. Giusto, tu e la tecnologia siete su due pianeti diversi!»
«Sto ancora aspettando, genio incompreso.»
«Non solo ho scoperto l’identità del ‘terzo uomo’ ma ho fatto una scoperta bomba.»
«Sciogli la lingua Enrico o mi sa che finirai a redigere necrologi per il giornalino del tuo paese nella Bassa!»
Come sempre premendo gli interruttori giusti si ottengono ottimi risultati. L’ho sempre sostenuto. Radeschi inizia a parlare con l’impeto di una valanga che scende a valle, dicendomi che l’ultimo ad aver visto Amalia è uno scapolone i cui soli piaceri nella vita sono la birra e le donne, a parte questo è un uomo tranquillo che non ha mai dato segni di squilibrio. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. La vera notizia succosa è questa: la nostra annegata aveva confidato a un’amica di essere incinta e era quasi sicura che il figlio non fosse del compagno. Il quadro si fa sempre più complicato!

*****
L’indomani mattina decido di andare in paese per sentire le novità e soprattutto conoscere le opinioni della gente su Emanuele, amante e presunto omicida di Amalia. Nel bar più affollato della piccola cittadina ogni pettegolezzo viene taciuto in mia presenza: sono l’intruso arrivato dal continente e questo fatto mi riempie di frustrazione. Con in bocca ancora un buon sapore di caffè inizio a masticare e stritolare tra i denti il mio sigaro. Tutto lo stato di relax di cui ho beneficiato ieri è già sparito. Sento occhiatacce che mi trapassano dietro la nuca, credo dovute al fatto che molti non digeriscono la mia frequentazione con Marica. Sto per portare il mio malumore fuori dal locale quando sento una manona toccarmi la spalla, mi giro e vedo Antonio, il carabiniere accorso quando ho ritrovato il cadavere di Amalia. Sono sollevato, finalmente un volto amico! Il mio sollievo in realtà dura poco perché l’uomo, dopo avermi offerto da bere, mi fa una filippica sulla sua passione sfrenata per le auto antiche. Mi spiega che cementata nel muretto di una casa del paese c’è una vecchia Torpedo e vaneggia dei suoi tentativi infruttuosi per acquistarla dall’anziano proprietario. Mi immagino che razza di carcassa deve essere dopo cinquant’anni passati incassata in un muro, esposta a tutte le intemperie! Cerco di cambiare argomento e automaticamente finiamo a parlare del caso che appassiona l’intera Italia, quello della donna annegata. Complice il bicchiere di rum che scola come se fosse acqua di fonte, inizia a parlarmi dell’autopsia, di come il medico legale abbia trovato acqua nei polmoni, che implica un annegamento, dei vari traumi, il più grave alla testa e mi rivela anche quello che avrebbe dovuto essere un segreto: la donna era incinta. Batto un cinque immaginario con Radeschi!
Adesso stanno facendo le analisi per vedere se il DNA del feto corrisponde a quello del convivente. Secondo le ipotesi del Comando la donna aveva un appuntamento con l’amante per annunciargli di aspettare un figlio da lui e, presumono che avesse preteso un impegno da parte dell’uomo nei confronti suoi e del nascituro. A quel punto Emanuele che, sempre secondo le ipotesi, non è nemmeno sicuro che il figlio fosse suo, si rifiuta di riconoscerlo, pare che la morta avesse una vita sessuale piuttosto allegra. Inizia una violenta colluttazione che si conclude con il corpo della donna gettato dagli scogli, la testa sbatte su una roccia, la poveretta perde i sensi e muore annegata. Antonio ad un certo punto sembra rendersi conto di aver vuotato il sacco, mi da una nuova pacca sulla spalla e se ne va vagamente imbarazzato. La spiegazione del carabiniere non fa una piega ma una non mi convince del tutto, voglio sentire l’opinione del mio amico giornalista. E forse è riuscito a tirare fuori qualcosa di nuovo da quel vaso di Pandora che ci ha già riservato molte sorprese, lo smartphone di Amalia.

*****
Dopo un pranzo veloce in un locale semideserto affacciato sul mare, decido di chiamare Enrico. Nella testa non riesco a scacciare le parole del carabiniere che proclamano la colpevolezza quasi certa dell’amante. Da quel poco che sono riuscito a percepire dai suoi compaesani sembra che questo Emanuele amasse le belle donne ma nessuno lo ritenesse capace di fare del male a chicchessia. Da mesi si mormorava della sua tresca con Amalia ma questo non è sufficiente a fare di lui il colpevole. Certo che la sua presenza sul luogo del delitto è un grave indizio. Ma un inquirente che svolge bene il suo lavoro non deve fermarsi alle soluzioni più ovvie.
Stranamente Radeschi risponde subito alla mia chiamata.
«Loris, non pensavo che in questi pochi giorni sentissi così forte la mia mancanza!»
«Fai poco lo spiritoso e dimmi qual è la tua impressione sul caso.»
«Dai messaggi in chat della morta, che doveva essere una piovra per la quantità di sms, WhatsApp e quant’altro riusciva a digitare, ad una amica aveva confidato di essere ‘veramente innamorata’ di Emanuele e di volersi assolutamente fare una vita con lui.»
«Mmm», mugugno stritolando il toscanello tra i denti.
«Quindi questo bambino sarebbe stato provvidenziale per raggiungere i suoi scopi.»
«Enrico, dalle sue conversazioni si riesce a capire chi è il padre?»
«Da quello che ho potuto dedurre, al 90% delle probabilità è di Emanuele. La donna ha confidato alle amiche che aveva diradato molto i rapporti col convivente, con la scusa di forti mal di testa. Dico io, i mal di testa doveva averceli il compagno a questo punto!»
«Mmm. La deduzione logica è che è stato l’amante a volersi liberare in un solo colpo della donna e del figlio. Se i risultati del DNA sul feto indicheranno che è lui il padre temo che il suo destino sarà segnato.»
«Quanto è solido l’alibi del convivente?»
«Secondo il mio amico carabiniere l’uomo ha un alibi solidissimo. Con la mia esperienza non lo escluderei comunque dalla rosa dei sospettati. L’uomo scopre che la compagna va a curarsi i mal di testa in compagnia del suo amichetto e gli scatta l’istinto omicida. Segue la donna e quando l’amante si allontana dopo la loro sfuriata, esce dal suo nascondiglio e il resto è storia. La donna finisce nel mio cestino da pesca!»
«Che umorismo macabro! Hai ragione, ma ho in mente una terza ipotesi che vorrei discutere con te più avanti. Secondo me tutti questi uomini che ruotano intorno alla nostra amica in fondo sono tutti vittime. Pesciolini presi all’amo da una piovra gigante. Non per niente l’avevi scambiata per un polpo! In questi casi sarebbe provvidenziale un testimone oculare, ma chi è che si potrebbe aggirare di notte in un posto isolato e soprattutto stando nascosto per non farsi vedere? Se ci fosse stato un pescatore che avesse piazzato le sue nasse, gli attori di questo dramma lo avrebbero visto e non avrebbero inscenato la tragedia finale. Idem per un cacciatore di frodo, ammesso che ci fosse selvaggina così vicino alla Costa Ricordi? Ho risolto l’enigma della stanza chiusa ma il delitto degli spazi aperti non è più semplice.»
Sento che Radeschi tiene a risolvere questo caso quanto ci tengo io, e non solo per fare il suo scoop.
Stasera devo risolvere un ‘caso’ ancora più urgente e complicato. Dove posso andare con la mia bella Marica per stare un po’ da solo con lei?

*****
Stanotte ho appuntamento con Marica per vedere le stelle. E sapete cosa vi dico? Spero di vederle veramente e di farle vedere anche a lei. Mi sento come un ragazzino alle prime armi. ‘Forza Loris non ci rammolliamo troppo!’
Stasera servendomi la cena la ragazza mi faceva l’occhietto e ancheggiava più del solito, anche Mario ha capito che c’era sotto qualcosa. E qualcosa di veramente buono!
Andiamo su fino a Capo Pecora, oltrepassiamo il piccolo promontorio e parcheggiamo la macchina. Marica mi ha detto che c’è una caletta nascosta dalle rocce, invisibile dalla strada principale e raggiungibile attraverso un sentierino un po’ scosceso. La ragazza previdente ha portato una torcia e degli asciugamani per stare più comodi, io ho preso una bottiglia di prosecco per festeggiare e pure due lattine di birra, che non guastano mai. Appena arrivati a destinazione le bibite vengono messe da una parte, abbiamo sete l’uno delle labbra dell’altro, una gran sete…
Ci avvinghiamo come due polipi e Marica sembra volermi risucchiare con i suoi baci, la sua lingua è frenetica e dalla bocca le escono frequenti sospiri. Mi fa capire che mi vuole. Adoro le donne calienti che sanno quello che vogliono!
Ad un certo punto mentre mi sistemo per trovare una posizione più comoda vedo un luccichio in alto, nella direzione dove abbiamo lasciato la macchina. Con la mano afferro il polso della ragazza e lo scuoto facendole anche segno con la testa verso la fonte luminosa. Marica annuisce piano, si avvicina al mio orecchio e mi sussurra che non mi devo preoccupare, è solo Giovanni, il guardone del paese. La luce lunare lo ha tradito riflettendo sulle lenti del suo fedele cannocchiale.
Imprecando contro la sfortuna mi riprometto di portare Marica al resort che ho visto nel borghetto dove abbiamo assistito all’esibizione dei Mamuthones, crepi l’avarizia. Per questo tesoro di ragazza questo ed altro.
Mentre sono chinato a raccogliere la bottiglia, le lattine e la mia frustrazione ho un’intuizione: e se questo Giovanni fosse stato presente a spiare anche l’ultimo atto di Amalia Murgia and friends?
Sorrido tra me e me, e noto lo sguardo sconcertato della mia accompagnatrice. Con una leggera pacca sul sedere la rassicuro che va tutto bene, tra poco saremo su candide lenzuola in una camera di lusso.
Finalmente le cose iniziano a girare per il verso giusto!

*****
Mi sveglio in un letto soffice, stretto in un abbraccio avvolgente. Ci metto un po’ a capire dove sono. Ora ricordo tutto della stupenda serata trascorsa. Marica è qui stretta tra le mie braccia che dorme sfinita, diciamo che la nottata è stata parecchio movimentata!
Dopo qualche istante che mi concedo per godere della sensazione delle mie gambe e braccia avvinghiate a questa stupefacente creatura, decido di alzarmi per ordinare un’abbondante colazione in camera.
Mentre aspetto il cameriere con le cose che ho ordinato decido di darmi una rinfrescata in bagno, lo specchio mi rimanda l’immagine di un uomo ancora piacevole, con un inedito sguardo rilassato e un’espressione sognante. Quasi non mi riconosco. È sparita anche l’onnipresente ruga di preoccupazione che si è stabilita tra le mie sopracciglia. Se mi vedesse Radeschi non potrebbe esimersi da tirarmi qualche frecciata delle sue. Ormai la mia vacanza è agli sgoccioli, cerco di sfruttare la situazione finché posso, ma il rientro sarà molto duro.

*****
Nel tragitto per accompagnare Marica a casa rielaboro mentalmente gli avvenimenti della notte passata, e mi riprometto di indagare su questo Giovanni, noto guardone. Chissà che non possa essere la chiave per risolvere il caso? Sono sicuro che la rughetta tra gli occhi è tornata al suo posto e la mascella è nuovamente tesa, nel compito di mordere il sigaro fino a renderlo inservibile. Il lavoro è la mia rovina, aveva ragione la mia ex moglie. Anche quando il caso non è di mia competenza.
Marica mi dice che sono taciturno, le do delle piccole pacche affettuose sul ginocchio per rassicurarla. Mi ha regalato una notte indimenticabile rivelandosi un’amante esigente e allo stesso tempo generosa. Insaziabile. Dolcissima.
Salutandoci con un bacio ci diamo appuntamento per stasera. Sono un uomo fortunato.

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Faccio una sosta al bar per riordinare i pensieri e, dopo una chiacchierata telefonica con Lonigro che m’informa dell’altezza raggiunta dalle pratiche sulla mia scrivania, l’occhio mi cade sul giornale. È aperto alla pagina che parla del caso di Amalia e immortalato in una foto in bianco e nero, Emanuele mi osserva come a volermi chiedere aiuto. Ormai per gli inquirenti il caso è risolto ma io sono sempre meno convinto. Dopo non poche esitazioni decido di chiamare il maresciallo Andrea Atzori, un elemento in più nelle indagini non può che far bene. Non la pensa così il rappresentante dell’Arma che, fiero del risultato ottenuto, non vuole mettere in discussione il suo operato. Alla fine decide di mandare qualcuno al paese per interrogare questo Giovanni occhio-di-falco e togliersi ogni minimo dubbio sulla dinamica dei fatti. Dopo essermi complimentato con lui per l’ottimo lavoro svolto, ci salutiamo, il maresciallo con la promessa di tenermi aggiornato sulle novità. Anche se secondo lui non ve ne saranno.

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Il pomeriggio trascorre pigro con una bella passeggiata sulla bella spiaggia di sabbia color oro, non sono abituato a non fare niente, quindi cammino e rimugino. Non sono più riuscito a fare un’immersione dopo la mia brutta esperienza ma nonostante questo il tempo trascorso in quest’angolo sperduto è stato molto piacevole. Mi mancherà questo luogo. Mi mancherà Marica. Per una volta mi sento io quello abbandonato come in un crudele contrappasso. Farò bene a rientrare presto nella mia Milano, mi sto rammollendo troppo.

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L’atmosfera della cena in hotel è chiassosa e piena di euforia. Mario è contento che la stagione lavorativa sta partendo e ha già ricevuto tantissime prenotazioni. Finito il mio delizioso pasto invito Mario, sua moglie Carla e Marica al mio tavolo per fare un brindisi.
C’è una persona che devo sentire, è il momento di ascoltare la versione di Radeschi, mi scuso con tutti e salgo in camera per fare la chiamata in tranquillità.
«Volevi darmi il bacino della buonanotte, Loris?»
«Non dire minchiate. Dovevi dirmi la tua ipotesi su questo rompicapo.»
«Complimenti, hai resistito più di un giorno con la tua curiosità! Secondo me fino ad un certo punto la versione a cui sono giunti gli inquirenti è corretta: la nostra Amalia ‘veramente innamorata’ decide di incontrarsi con l’amante per metterlo davanti al fatto compiuto, aspettano un bel bambino e lei è pronta a lasciare il convivente per iniziare una nuova vita con lui. Emanuele non è d’accordo con questa decisione, avendo i suoi ragionevoli dubbi sulla paternità. Uno non arriva alla veneranda età di quarantacinque anni riuscendo a schivare trappole di ogni genere per rimanere nella sua felice singletudine, e poi farsi incastrare così, da una donna che cambia uomini come fossero calzini. E secondo me non ha nemmeno tutti i torti! Dopo il suo rifiuto Amalia, che da quello che ho capito di lei era una donna prepotente e abituata a manipolare le persone, perde le staffe e lo aggredisce verbalmente e forse anche fisicamente. Incassare la sconfitta non era mai stato il suo forte. Emanuele ha cercato di calmarla, facendola tornare alla ragione. Alla fine quando pensa che le acque si sono calmate se ne va, lasciandola con la sua rabbia furente.»
«Mmm. Quindi? Come ci finisce a nuotare tra i pesciolini?»
«Adesso ci arriviamo. La dolce fanciulla aveva un animo rancoroso, so che ha ordito trame per vendicarsi di chiunque pensava gli avesse fatto un torto: foto compromettenti diffuse alle spalle dell’ignara vittima, spiate alla Guardia di Finanza ai danni dell’ex marito e altre delicatezze di questo genere. Ho pensato che avrebbe voluto servire una prelibatezza simile anche all’amante che l’aveva respinta. In preda a una rabbia accecante ha iniziato a graffiarsi il viso e le braccia, per incolpare l’uomo e non soddisfatta si era gettata in acqua, simulando un tentato omicidio. Sapeva che l’acqua era bassa e il rischio limitato. Ma il destino ci ha messo il suo zampino, infatti non avendo fatto i conti con le rocce scivolose per il muschio, era scivolata in brutto modo, aveva battuto la testa perdendo i sensi e buonanotte al mondo!»
«Mmm.» Rimango cinque minuti buoni senza parole. La storia è plausibile, certo se i fatti sono andati così, non sarà facile dimostrarli. Credo che il massimo che potessimo fare l’abbiamo fatto, adesso tocca alle indagini ufficiali, che hanno già in mano la loro comoda verità.
«Ti ho sconcertato?»
«Ci sto facendo l’abitudine. Caro Enrico, temo che se quel poveretto è innocente non sarà facile dimostrarlo.»
«Le vie del destino sono infinite.»

Ci salutiamo e ci diamo appuntamento per quando rientrerò a Milano, per discutere di questo intricato caso a quattrocchi, davanti a un bel bicchiere di Pampero Reserva.

*****
La mattina preparo le valige preparandomi mentalmente a lasciare questo posto che mi ha riservato gioie e dolori. Ieri notte ho salutato Marica e lei mi ha confidato che tornerà insieme al suo ex fidanzato, ma il suo sguardo era triste e penso che per lungo tempo avrà nostalgia di me come io ne avrò di lei. Con Mario e Carla ci salutiamo con abbracci e i due si fanno promettere che tornerò a trovarli. Ho ancora un posto da visitare prima di mettermi in strada verso l’aeroporto di Cagliari: Capo Pecora, il luogo dove è iniziato tutto.
Mentre medito sul dito granitico puntato verso l’orizzonte in modo minaccioso, ricevo una telefonata inaspettata dal maresciallo Atzori. È tutto eccitato, mi dice che hanno interrogato Giovanni occhio-lungo che, dopo aver negato di essere stato presente nel luogo della tragedia, infine ha ammesso che si trovava in loco per cercare i cani da caccia che gli erano scappati. Soffoco una risatina sul mio immancabile toscanello. Il maresciallo prosegue dicendo che l’uomo aveva visto i due che stavano litigando ma poi Emanuele se n’era andato e Amalia era rimasta sugli scogli, lo sguardo perso tra le onde del mare. Giovanni a quel punto aveva capito che lo spettacolo era finito e se n’era andato anche lui. Se siamo fortunati ci fornirà anche una foto fatta con la fotocamera ad infrarossi, sappiamo che ne possiede una. Ma ahimè temo che queste prove non siano sufficienti per scagionare il povero Emanuele davanti a un tribunale, l’uomo potrebbe essere tornato indietro ed aver finito il suo lavoro. Chiudo la comunicazione ringraziando il maresciallo per la sua confidenza. È una brava persona e si è trovato coinvolto in un caso più grande di lui. Comunque in fin dei conti aveva ragione Radeschi. Come sempre!

*****
Sono rientrato sotto la Madonnina già da qualche settimana e ho già smaltito buona parte delle pratiche che mi attendevano accatastate sul tavolo. Il clamore suscitato dal caso della donna annegata si sta esaurendo, ed io sono stato bravo a schivare le interviste dei giornalisti come ‘autore del ritrovamento’. Nessuno, a parte i miei collaboratori e Radeschi sa del mio coinvolgimento nel caso quindi non ho più parlato con nessuno né pensato ad Amalia e al mistero della sua morte. Anche la famosa chiacchierata con Enrico non c’è ancora stata, ognuno di noi preso dai propri impegni. Ed è per questo che una sera qualunque sul mio comodo divano, bicchiere di Pampero in mano e il sigaro in bocca, mi meraviglio sentendo al telegiornale della sera che ci sono novità sul caso della donna annegata in Sardegna. Sono arrivate le prove del DNA e il bambino, ironia della sorte era proprio del convivente e, cosa sconcertante, i brandelli di pelle rinvenuti sotto le unghie della donna appartenevano alla morta stessa. Resto in stato di choc per qualche secondo. Poi le riprese aeree inquadrano lo sperone di roccia granitica che caratterizza Capo Pecora, adesso il ‘dito’ non mi appare più minaccioso ma ammonitore: nella vita tutto torna indietro. Se fai del male, il destino prima o poi renderà al mittente le tue malefatte. E le vie del destino sono infinite.

 

 

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