Bacino 13



Jon McGregor
Bacino 13
Guanda
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In un piccolo paesino isolato, nel nord della campagna inglese, arrivano le feste di fine anno, che hanno anche portato molti turisti. Tra questi una coppia e la loro figlia: Rebecca Shaw, detta Becky. Tredici anni, alta circa un metro e cinquantadue, capelli lisci lunghi, indossa una felpa bianca con cappuccio, un piumino senza maniche blu, jeans neri e scarpe da ginnastica: è questa la descrizione di lei che viene data dai genitori alle forze dell’ordine, non appena si rendono conto che è scomparsa. Immediatamente viene messa in moto un’efficiente macchina di ricerca, che coinvolge decine di poliziotti ma anche molti volontari del posto.
Inizia così “Bacino 13”, lo straordinario romanzo di Jon McGregor, edito in Italia da Ugo Guanda. L’autore è britannico e ha fatto diversi lavori (dal lavapiatti al fornaio) prima di entrare nella lista del Booker Prize nel 2002 con “Se nessuno parla di cose meravigliose”.
Alla sua comparsa “Bacino 13” ha scatenato l’entusiasmo di decine di scrittori e di molti autorevoli recensori. Paula Hawkins, ad esempio: “Un libro meraviglioso. Uno scrittore eccezionale, unico” e Roddy Doyle: “Bacino 13 è formidabile: per la struttura, l’intreccio e l’abilità con cui fa vivere i personaggi”.
Ma ad attirare l’attenzione della redazione di Milanonera è stato quanto pubblicato da The Washington Post; il quotidiano statunitense, difatti, ha scritto: “Più che un Thriller, un post-Thriller”.
E allora qual è la trama di questo “libro meraviglioso”?
La vicenda narrata si dipana per tredici lunghi anni e questo ci porta a un’altra osservazione: curiosamente McGregor sembra avere, in questo suo romanzo, una relazione particolare con il numero “13” che compare anche nel titolo, nel numero dei capitoli e ha tredici anni Becky quando scompare. È un caso che il numero 13 sia considerato da molti un numero jellato?
Tornando a “Bacino 13”, la sua lettura suscita nel lettore diverse e molteplici curiosità, che sono comuni al genere Thriller; a proposito – vista anche l’affermazione del giornale statunitense – abbiamo consultato la definizione del vocabolario Treccani che alla voce Thriller dice: Una “narrazione che sviluppa un intreccio poliziesco o comunque fortemente emotivo, avvalendosi di procedimenti tipici della suspense così da produrre tensione, brivido o addirittura terrore”.
La domanda che nasce spontanea quindi è: in Bacino 13 ritroviamo queste caratteristiche?
L’esposizione, partendo dalle ricerche della bambina, ci prende per mano e – con una scrittura moderna, priva di a capo e virgolette a definire i dialoghi – ci trascina nel vortice della vita dei suoi personaggi.
Tutti, indistintamente, vorrebbero ritrovare Becky, e, quando gli anni cominciano a passare, conoscerne almeno il destino. Così mentre la vita scorre, c’è chi ipotizza sia precipitata in una grotta, sia stata portata via dalla corrente del fiume o sia stata addirittura uccisa e sepolta dai suoi stessi genitori; ma qualcuno vede per lei una storia differente, la immagina lontana, in luoghi suggestivi, dove è giunta grazie all’autostop. Parallelamente, avvengono strani ritrovamenti e ancor più strani avvistamenti: c’è chi trova una felpa bianca della stessa marca di quella indossata dalla bambina al momento della scomparsa, e chi un piumino blu identico al suo e persino delle scarpe semidistrutte che potrebbero essere le sue. Qualcuno la sogna e qualcun altro la incontra o la vede di sfuggita allontanarsi.
Ma tutti questi avvenimenti, dei quali il libro è costellato, si alternano alla descrizione minuziosa della vita degli abitanti del villaggio; vite comuni, al limite della banalità, regolate dallo scorrere delle stagioni. Il trascorrere del tempo è cadenzato dalla Natura che ha per McGregor un ruolo primario. Tant’è che mentre veniamo a conoscenza delle scelte di Richard e di quelle di Tony, del quieto tran tran di Cathy che ogni giorno porta a passeggio Nelson, il cane del vecchio signor Wilson, o dell’accusa di pedofilia che colpì Jones, apprendiamo di come la comunità dei tassi si impegna con i nuovi nati o di quando le rondini sentono nell’aria giunto il momento di emigrare verso sud. Sono decine e decine i fatti, piccoli e grandi, che anche noi viviamo grazie allo sguardo acuto dell’autore che però ce li descrive in un sussurro che si confonde con il vento che porta brume e nebbie o con il passaggio della primavera – di tante, tredici, primavere che si succedono senza scossoni. In un luogo e in un tempo nei quali l’amore come la morte diventano accidenti minimi. E così, forse, anche il destino misterioso di Rebecca Shaw, seppure…
Seppure permane la coscienza della sua scomparsa e l’eterna domanda che si ripete: che fine ha fatto Becky? Di lei tutti sperano un giorno di conoscere la sorte, mentre l’esistenza continua ad attraversare i vicoli tra le case del piccolo paese.
Un “post-Thriller”?
Anche qualcosa, qualcosa di più importante, e di molto prossimo alla Letteratura, quella sensazione di piacere che resta dentro di noi anche ad anni di distanza dalla lettura.

Flaminia P. Mancinelli

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