Credi davvero (che sia sincero) – Roberto Ottonelli



Roberto Ottonelli
Credi davvero (che sia sincero)
Bertoni Editore
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Martina è uscita da una relazione, ma vive una vita tranquilla tra il lavoro e le amiche del cuore. Fino a che non conosce Antonio, ragazzo introverso e affascinante che la riempie di attenzioni, forse troppe. Benché le amiche cerchino più volte di metterla in guardia, Martina si getta senza pensare nella nuova relazione che la assorbe totalmente. Da quando c’è Antonio non c’è più spazio per altro e per nessuno. Il rapporto malato tra i due allarma le amiche e i genitori e non fa presagire nulla di buono.
Il libro è raccontato a due voci, da Antonio e Martina. Ognuno esprime il proprio personale punto di vista sull’altro e sulla relazione che nasce ed evolve. Ogni episodio viene così narrato due volte per dare al lettore la doppia panoramica della situazione. Si possono seguire i pensieri dei due ragazzi e scoprirne le diverse emozioni, paure, desideri. 
Quella che inizialmente sembra una delle tante storie d’amore tra ragazzi, un po’ alla volta assume aspetti sempre più morbosi e trascina i due in un vortice da cui è difficile uscire.
Martina crede di aver trovato il partner ideale, gentile e premuroso per poi scoprire di essere stata rinchiusa in una gabbia dorata da cui fatica a trovare l’uscita. Antonio ha invece una personalità insicura e aggressiva che gli fa temere di perdere quello che considera il suo grande e unico amore.
L’epilogo, che già si presenta chiaramente a metà libro, non può essere felice. Il meccanismo psicologico che si è instaurato tra i due non lascia scampo a soluzioni che non siano estreme. Martina è la preda che si risveglia e che tenta la fuga, Antonio è il predatore che non può ammettere la sconfitta.
L’argomento necessiterebbe di una trattazione approfondita, di un processo che scavi a fondo nella psicologia dei personaggi. L’utilizzo della doppia voce offre la versione di entrambi i protagonisti, ma rischia talvolta di rendere meno incisivo il racconto. E d’altra parte bisogna riconoscere che il tema affrontato è spinoso e complesso nella sua triste attualità.
Può una donna chiudere una relazione senza incorrere nelle ire del partner troppo possessivo? Le notizie che si susseguono sui giornali farebbero pensare che la risposta è troppo spesso un no. L’educazione familiare e alcune radicate tradizioni sociali rendono per le donne difficile, quando non impossibile, dire basta. A volte è poi non è semplice capire quando un sentimento diventa “troppo” sotto tutti i punti di vista, quando finisce con l’essere esclusivo, possessivo, aggressivo. Qual è il limite di scusabilità, qual è la sottile linea tra la violenza psicologica e l’eccesso di affetto o di premure? Il confine a volte può essere così sottile e così subdole le differenze da non far cogliere in tempo i segnali di qualcosa che non funziona e la soglia del pericolo viene superata senza neppure accorgersene. E una volta che la soglia è stata varcata quel che c’è dopo non è prevedibile.
Per questo sarebbe auspicabile un’educazione “sentimentale” tanto per le donne quanto per gli uomini. Dovrebbero essere chiaramente delineati i sentieri percorribili, i confini invalicabili del rispetto e si dovrebbe insegnare, fin dalla più tenera età, che l’amore non è mai nella chiusura, nella prevaricazione o nel possesso.

Cristina Bruno

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