Baffi



emmanuel carrère
Baffi
bompiani - etas - fabbri - sonzogno
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Quanti uomini, indugiando con il rasoio in mano davanti allo specchio del lavandino, hanno domandato alla propria donna «Che ne diresti se mi tagliassi i baffi?».

Il lettore, baffuto o meno, è irretito, da subito, in una dimensione quotidiana, in uno spazio intimo e privato, in una conversazione apparentemente innocua tra un uomo, il protagonista -il cui nome non è rivelato per l’intero romanzo- e sua moglie, Agnès.
Se le parole strutturano una vicenda del tutto familiare, i fatti ci inducono a pensare a qualcosa di straordinario: quando, infatti, il protagonista decide di tagliarsi i baffi, che non rasava da molto tempo, Agnès, guardandolo, non si accorge di niente; anzi, sostiene che lui i baffi non li ha mai avuti.
È Agnès ad avere un esaurimento nervoso oppure è suo marito ad aver bisogno di uno psichiatra?

Sono sufficienti poche pagine per innescare un meccanismo psicosociologico che non permette più di discernere il reale dalla finzione, la verità dalla menzogna, la ragione dalla passione, la tragedia dalla commedia e la pazzia dalla sanità mentale.
Su questi continuum semantici Carrère sviluppa il suo romanzo, confondendo di continuo il lettore. Egli, infatti, per capire qualcosa, è costretto ad affidarsi ai ragionamenti e alle decisioni di un protagonista che non si sa se sia un folle circondato da savi o un savio circondato da folli.
Bisogna leggere il libro fino alla fine per poter gettare luce sulla storia, la quale è attraversata da tonalità rosa che lentamente si tingono di colori foschi, fino a sfociare in una scrittura tipica del noir psicologico.

È, infatti, nella seconda metà del romanzo che l’autore cambia lo sfondo socio-urbanistico - il protagonista infatti fugge da Parigi e da sé stesso imbarcandosi su un aereo per Hong Kong, sul quale «come per incanto, c’era ancora posto»-  e affondando la propria penna nelle pieghe psicologiche del protagonista, si avvicina ai canoni della letteratura hard boiled.
Il finale ripropone la situazione di intima e calda familiarità con cui la storia esordiva ma, ora, le parole e i fatti, intrecciati assieme, descrivono una lucida follia e una visone del mondo disillusa.
Il romanzo è stato pubblicato, in Italia, nel 1987, nell’eccentrica collana Ritmi della casa editrice Theoria, in cui Baffi, presentato come un noir puro, viene accostato ad opere del calibro de L’uccisore di Baldini, Racconti fantastici di Kipling o Danse Macabre di King.
Anche la più rinomata e longeva Bompiani ha voluto inserire, nel 2000, l’opera di Carrère nella collana I Grandi Tascabili.

giancarlo briguglia

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