Incubo di famiglia



Mikaela Bley
Incubo di famiglia
Newton Compton
Compralo su Compralo su Amazon

In una torrida estate a Stoccolma Ellen Tamm, giornalista investigativa, aveva avuto una crisi di nervi, dopo la cronaca sul caso Lycke alla fine di maggio. Era stata soccorsa da Philip suo amico e collega, portata al pronto soccorso psichiatrico e successivamente accompagnata a casa della madre a Örelo.
Benchè sapesse che doveva stare alla larga dalla morte, se ne sentiva attratta.  Era come se la chiamasse a sè, o come se fosse una droga. Concentrandosi sulle sofferenze altrui, riusciva a distogliere l’attenzione dalle proprie e questo la faceva sentire meglio.
Ellen Tamm, altro non è che un personaggio combattuto, in continua lotta col mondo e con sé stessa per la perdita prematura, all’età di otto anni,  della sorella gemella Elsa, che ha messo in crisi tutta la famiglia e ha posto le basi per la separazione dei suoi genitori, i quali non riuscivano a sopportare il dolore della perdita senza accusarsi a vicenda.
Quello che desiderava Ellen era fuggire, fuggire via da tutto. Ma in realtà stava tornando là dove tutto era cominciato. Com’era potuto succedere che tutto andasse storto in quel modo? La morte la perseguitava. Era appena uscita dalla porta che già la sentiva alitarle in faccia.
Infatti lungo la strada che da Stoccolma la portava a Örelo, Ellen scopre casualmente al distributore di benzina che a Stentuna si era appena verificato un delitto efferato.
Stentuna era un posto così tranquillo … La sua popolazione era stata turbata ed impaurita dall’omicidio di Liv Lind, quarantuno anni, residente a Stoccolma, commercialista, uccisa brutalmente col corpo e il viso sfigurato e come se non bastasse incinta di tredici settimane… aspettava una femmina.
Quello che Ellen stava compiendo era un atto autolesionistico.
Era tutto torbido e confuso. Senso di colpa frammisto a rabbia e disperazione
Arrivata a Örelo, un paese nella Svezia meno frenetica e apparentemente monotona, ove è situata la casa della madre in un bell’edifico sontuoso con la sua orribile facciata gialla ricoperta di edera, Ellen viene assalita da un attacco di ansia. Sarà difficile per lei dormire nella sua vecchia stanza di bambina o fare il bagno nel lago. La mamma Margareta la stava aspettando con un tè freddo alla menta preparato da lei, le aveva fissato tre appuntamenti la settimana dal dottor Hidalgo uno psicoterapeuta che l’aveva aiutata quando si era dovuta separare dal marito.
Il Dottor Hidalgo aveva uno stile sui generis, ma nonostante ciò si diceva che i suoi metodi erano efficaci. Ad Ellen aveva chiesto cosa sognasse, aveva fatto domande, anche le più importune: le aveva chiesto se ricordava cosa aveva mangiato quel giorno a colazione; le aveva suggerito di smettere di reprimere e che era meglio affrontare i ricordi a viso aperto.
Ellen aveva un metodo per scacciare l’ansia: per lei i film erano come una terapia, un modo per tenere a bada le emozioni.
Ma perché Ellen si sentiva così attratta da quell’omicidio? Perché la redazione di TV4 dava così poco risalto a notizie come quella dell’omicidio di Liv? Quanta importanza viene data alle notizie degli omicidi e dei maltrattamenti sulle donne? Sono tutte donne che meritavano di vivere? Quando la vittima è una donna, nella maggior parte dei casi l’assassino è un suo conoscente. Su questo e su altri argomenti si confrontavano Ellen e Carola, una tipa tosta, una poliziotta che collaborava con lei, quasi da talpa nella stazione di polizia.
“Incubo di famiglia” è l’azzeccato titolo di questo thriller che parla di famiglie, sia quella della giornalista che quelle allargate della comunità di Stentuna, dai complicati intrecci di segreti e falsità fin troppo radicate nella società.
Mikaela Bley ha lavorato come produttrice per il canale televisivo TV4 e ha creato il personaggio di Ellen Tamm l’eroina di una saga che ostenta, sia nel suo romanzo d’esordio Segreti di Famiglia che in questo Incubo di famiglia, uno stile narrativo tutto svedese, già noto al grande pubblico, caratterizzato dalla preponderanza paesaggistica della verdeggiante Stoccolma, unita alle tinte ossessive del piccolo centro di provincia, Stentuna, ove la vita scorre monotona tra consuetudini, ipocrisie, nevrosi, violenze psicologiche all’interno delle stesse famiglie, tra genitori e figli o tra sorelle, e che alla fine sfociano in delitti efferati, visti quasi come liberatori.In Incubo di famiglia non si vede l’ora di arrivare al finale e una volta giunti si capisce davvero il significato della parola imprevedibile!

Valeria Arancio

Potrebbero interessarti anche...