La moglie silenziosa – Karin Slaughter



Karin Slaughter
La moglie silenziosa
Harper Collins Italia
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Una rivolta in carcere sfocia in un brutale omicidio. Will Trent e i suoi colleghi sono chiamati a far luce sull’accaduto. Uno dei detenuti, Daryl Nesbitt, ritiene di avere preziose informazioni da comunicare alla polizia. La prima è che la vittima era coinvolta in un traffico illegale di cellulari all’interno della prigione, la seconda, ancora più importante, riguarda l’operato di un serial killer. Nesbitt era stato arrestato anni prima perché ritenuto colpevole di aver ucciso, violentato e mutilato alcune giovani donne. Lui ha sempre sostenuto di essere innocente e ora afferma di avere le prove: il serial killer infatti sembra aver colpito ancora, nonostante lui sia in carcere. La vicenda ha origine otto anni prima quando comincia la serie di misteriosi omicidi. L’allora responsabile delle indagini, Jeffrey Tolliver, ha addossato tutte le colpe a Nesbitt per risolvere il caso e in qualche modo nascondere il comportamento inadeguato della sua squadra, in particolare dell’agente Lena Adams. Will dovrà scoprire cosa c’è di vero nelle affermazioni di Daryl andando a ritroso nel tempo e scavando nelle testimonianze e nei referti passati. Al suo fianco Sara, la sua compagna medico legale ed ex moglie di Jeffrey che nel frattempo è morto in un attentato. La chiave per la risoluzione è nelle parole delle poche fortunate sopravvissute al sanguinario serial killer. E Will dovrà essere veloce perché il colpevole sta già osservando la sua prossima preda.
Il thriller inizia lento, con la rivolta nel carcere da un lato e con la rievocazione della tragica scomparsa di Rebecca Caterino, la prima vittima ufficiale. Le indagini si svolgono su più fronti: la ricerca nella documentazione passata di eventuali errori e omissioni, la ricostruzione degli omicidi, il rintracciamento delle sopravvissute. Per Will non è un lavoro facile perché si intreccia inesorabilmente con vicende che lo riguardano in prima persona. La sua compagna Sara è ancora in qualche modo legata all’immagine dell’ex marito e Will teme che affronti male l’idea che Jeffrey possa aver pilotato le indagini e fatto arrestare di proposito il colpevole sbagliato. La narrazione diventa più incalzante all’avvicinarsi della soluzione e la chiave di volta apparirà chiara solo nell’ultimo tratto del libro.
Come in ogni thriller che si rispetti le descrizioni macabre non mancano e portano il lettore a vedere e odorare la scena del crimine, come se si trovasse a fianco dell’investigatore. Quel che è più interessante però è il portare in primo piano la violenza sulle donne, esasperata ovviamente nelle gesta del serial killer, ma in realtà comune nella società americana e non solo. Già nel titolo, la moglie silenziosa, si rivela infatti l’intento malato dell’omicida che con il suo modus operandi vuole rendere la vittima del tutto inerme per poterla “gestire” in base al proprio desiderio. La paura di una donna libera, sicura, indipendente è il motore del comportamento del killer, comportamento che non è poi così isolato, visto che l’ultimo avvertimento che danno le compagne di Università a Rebecca, che esce per una corsetta, è di stare attenta, perché quella è l’ora degli stupri… C’è di che riflettere.

Cristina Bruno

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