Vecchie conoscenze – Antonio Manzini



Antonio Manzini
Vecchie conoscenze
Sellerio
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Sente freddo Rocco. Soprattutto dentro. Non è colpa delle neve che cade in un silenzioso lunedì di febbraio. Non sono il loden, troppo leggero, o le Clarks fradicie ai piedi a procurargli quel brivido interno. Sono i ricordi e la malinconia a farlo rabbrividire. A volte gli capita di tirare le somme e i conti non tornano mai. Rocco è abituato alla perdita, al tradimento e alla lontananza. Marina è solo una presenza dentro di lui,  Furio e Brizio, gli amici di una vita, sono lontani, a Roma. Sebastiano è sempre latitante. Chi gli stava vicino, ad Aosta, lo ha tradito, vedi Caterina, oppure si comporta in modo strano come Italo. E c’è anche chi gli ha sparato, anche se per sbaglio, ed è ancora in punizione a tempo indeterminato. E ora se ne va pure Gabriele, l’unica cosa bella che Rocco dice di aver trovato ad Aosta. Si trasferisce a Milano, con la madre. Allora è normale per Rocco sentirsi solo, svuotato, prosciugato, incapace di dare agli altri quello che chiedono. Una tremenda sensazione di sporcizia lo circonda. Non sa essere leggero, come gli fa notare Sandra, la giornalista ex moglie di Costa. Rocco è chiuso, blindato nella sua esistenza, refrattario a ogni intrusione. E anche l’ennesima rottura di coglioni della sua lista, un nuovo omicidio, non basta a distrarlo dai suoi pensieri. Una storica dell’arte, una fra i massimi esperti di Leonardo da Vinci viene trovata uccisa nel suo appartamento. Rocco indaga e, ovviamente, risolve. Perché è la cosa che sa fare meglio, tranne quando si tratta di indagare su se stesso e risolvere i conflitti interiori che lo affliggono. Allora le cose si complicano, soprattutto quando entrano in gioco i nodi resistenti del passato, le vecchie conoscenze del titolo. Ci sono ritorni, partenze e nuove verità che colpiscono duro. Che fanno male. Vecchie conoscenze è proprio bello, inutile cercare altre parole per dirlo. Manzini ci ha riportato il nostro amico Schiavone e continua a raccontarcelo rendendolo sempre più vivo, più vero. Acciaccato nell’animo, solo e solitario, ma sempre più nostro. E lo racconta passando da un registro narrativo all’altro, alternando commedia, dramma e tragedia con consumata bravura. Sono storie dense, quelle raccontate da Manzini, che non si risparmia e non risparmia il lettore. Che si trova a fare i conti con l’intero spettro delle emozioni e dei sentimenti. Ironia, sarcasmo, introspezione, riflessioni, amore, c’è un po’ di tutto in questo romanzo e se la storia dell’omicidio da risolvere regge, è la trama orizzontale quella che continua a conquistare. È la storia di Rocco che ci interessa. L’uomo più che il vicequestore. Manzini non fa sconti nemmeno a lui, non ha paura di colpirlo duramente per poi però regalargli e regalarci momenti di amore puro e di dolcezza  nei meravigliosi messaggi che si scambiano Rocco e Gabriele, ormai diventati come padre e figlio. E poi ci sono loro, il coro, i personaggi che lo circondano. A ogni libro Manzini ce li svela un po’ di più, con novità inattese e colpi di scena.
Antonio Manzini è uno dei pochi casi di serialità in continua crescita. Mentre altri personaggi mostrano qualche segno di stanchezza e, un libro dopo l’altro si avvicinano sempre più al fondo del barile, ripetendosi  all’infinito, Rocco continua a sorprendere, Perché Vecchie conoscenze è un crescendo continuo di emozioni e rivelazioni. Con un finale che fa arrabbiare, ma solo perché ci tocca aspettare il prossimo libro.

Cristina Aicardi

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