Il sangue randagio



James Ellory
Il sangue randagio
Mondadori
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Sono i suoi incubi. Sono i suoi anni di perdizione. James Ellroy e la sua sfibrante macchina del tempo tinge di rosso vivo gli anni che hanno forgiato il mito americano, e lo fa chiudendo in bellezza con le verità mai raccontate, con le leggende sussurrate, con i riti mistici di un’epoca che sotto la moquette della cultura pop ha seppellito due Kennedy, la Baia dei Porci, gli scandali Cia, il fango indocinese e la droga del triangolo d’oro.
É il ’68 con tutto ciò che questo significa. Figli dei fiori, “l’infido” Nixon alla Casa Bianca, il Vietnam, Cuba la rossa che soffia sui Caraibi in preda a blandi sussulti sociali e alle frustate dei ricchi padroni bianchi.
Il capitolo finale, l’Opera conclusiva della trilogia americana partorita dalla mente corrotta del genio affermato del Noir, colpisce come un gancio sotto il mento seguito da un sinistro alla bocca dello stomaco.
Non ci sono tregue solo altre missioni, solo altri affari. Tre personaggi che dovrebbero essere i buoni, ma non lo sono affatto; collaborano con la Mafia, fanno piedino al Gabinetto del presidente, fanno scorta di scalpi nelle spiagge cubane e ungono di dollari dittatori Sudamericani per poter costruire Casinò. Tre personaggi come giunture, punti di collegamento di un enorme gioco, che non conosce confini, i cui fili risalgono le povere vite degli inermi per arrivare alle mani dei grandi burattinai di sempre: tra cui il solo ad essere sopravvissuto a tutto, a tutti, l’unico ad essere rimasto in sella nonostante l’età: il temibile e farneticante capo dell’Fbi: J. Edgar Hoover.
Vero e unico personaggio presente in tutti e tre i libri. Forse vero e unico cattivo secondo la camuffata retorica di Ellroy. L’Ellroy schiettamente repubblicano che alla fine del libro, dopo aver seppellito tanta gente, si permette il “lieto fine”, affrontando la conversione, lasciando trasparire la giustizia sociale nell’ultimo gesto inaspettato e mistico da parte di uno dei protagonisti che, vagamente, potrebbe apparire come un suo timido alter ego.
Non è solo un libro. Non è solo la fine della trilogia: è la schiusa della crisalide Ellroyana. Non è solo sangue, storia, stupri sociali: è redenzione a peso d’oro.

Giuseppe Squizzato

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