La banda di Tamburello



Pierfrancesco Poggi
La banda di Tamburello
Solferino
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Un sogno che si realizza, un traguardo che si raggiunge, quello dell’attore Pierfrancesco Poggi, al suo esordio, nel mondo letterario, come “navigato” giallista oltre che bravo e valido scrittore.
È lui stesso a parlacene: “Da bambino adoravo Maigret. Adesso il commissario me lo sono scritto da solo.”
È solo del tutto diverso dall’originale: non fuma la pipa, non beve Calvados, ed è un Don Giovanni incallito e piace, piace molto … Il nostro valente, bello e intelligente commissario al secolo è Eriberto Passalacqua, di stanza a Lucca e precedentemente a Palermo.
Colpisce, leggendo l’incipit de La banda di Tamburello, l’uso passionale  della lingua toscana, come a sottolineare che, essendo lui nativo della Toscana, con la lingua scritta ci gioca, e non ha affatto bisogno di “risciacquare” i panni in Arno.
In verità, Poggi  non ha solo il “pregio” di giocare con l’italiano, ma ha mescolato, nel suo primo racconto, anche la sua esperienza di  attore, e regista regalando una trama ben congegnata e dei personaggi  resi vivi e vividi.
La banda di Tamburello è ambientato nell’Italia del boom economico, precisamente nel 1963, in alta Versilia, dove il medico giunge una volta alla settimana per la distribuzione dei farmaci e per visitare i suoi pazienti.
I personaggi descritti, oltre ai componenti della banda musicale, sono tutti gli abitanti del borgo di Tamburello e dei paesini limitrofi, dove la piccola orchestra si reca per esibirsi.
La storia narrata coinvolge tutto il borgo, in quanto ognuno degli abitanti assume un suo preciso e decisivo ruolo per la risoluzione del caso. D’altronde, essendo un piccolo paese, chiunque conosce i pregi ed i difetti dell’altro, e ogni situazione si intreccia, nel bene o nel male, con quella altrui.
Incontriamo quindi: il parroco don Romolo, la perpetua, l’implacabile suor Norberta, le comari, i “bandisti” con i loro strumenti e relative consorti, le loro gelosie, i loro problemi, le loro carenze …
Far parte della banda è un onore, un privilegio e un buon motivo per “staccare la spina” dalla sola noiosa e metodica vita quotidiana . Non solo, nella banda, oltre a ritrovarsi per le prove musicali e recarsi nei paesi vicini per sagre e feste, ci si ritrova anche per amoreggiare, corteggiare, coltivare amori segreti. Segreti fino a un certo punto…
In questo gioco di “borgata”, di prove musicali ed amori nascosti, ma conosciutissimi, succede però qualcosa di imprevisto e tragico: il ritrovamento del  cadavere del suonatore di grancassa Marione Orsi, I trascorsi fascisti dell’uomo fanno subito pensare a un omicidio politico e il caso si avvia all’archiviazione.
Ma la storia non finisce con un solo delitto: a ogni prova orchestrale e a ogni esecuzione de La leggenda del Piave, la banda musicale di Tamburello si ritrova con un musicista in meno.
Occorre una persona di specchiate qualità investigative per catturare il colpevole. Chi quindi  meglio di  Passalacqua Eriberto dalla vicina Lucca, uomo di navigata esperienza e di innato intuito per l’investigazione?
E sarà proprio lui, il commissario Passalacqua, a smascherare i delitti, a individuare non solo i colpevoli ma anche i moventi, ma dietro i reati vi sarà molto altro.
La banda di Tamburello regala oltre alla trama gialla, un affresco di vita dei primi anni ’60 in un piccolo paese, una quotidianità  fatta di chiacchiere al bar o dal barbiere, quando i  soli detentori del potere erano il maresciallo, il prete ed il medico . Qui incontriamo una specie di variazione sul tema, c’è una banda musicale che cerca di tenere unite le vite del borgo. Questa banda l’occasione per liberarsi , almeno momentaneamente  dai problemi e  dagli affanni. Ma anche in una piccola comunità dove tutti si conoscono e dove il pettegolezzo regna sovrano, qualcuno nasconde dei segreti …

 

 

 

 

 

 

Gianni Anastasio

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