Legambiente: il veleno nei mari

“Potrebbe essere quello della Mikigan, il relitto avvistato sui fondali di Vibo Valentia”. Lo afferma Legambiente sulla base della cartina della O.d.m., ossia Oceanic Disposal Management Inc. (socie­tà creata dall’imprenditore Giorgio Comerio, per l’affondamento programmato di scorie radioattive nei fondali marini), agli atti della commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti.

Il relitto avvistato potrebbe essere infatti quello della nave affondata il 31 ottobre 1986 nel mar Tirreno calabrese con il suo carico misterioso, sicuramente protetto da granulato di marmo (materiale utilizzato per schermare materiali altamente radioattivi), dopo essere partita dal porto di Massa Carrara, altro porto spesso citato nelle indagini sulle navi fantasma e luogo dal quale partì anche la Rigel, poi affondata con analoghe caratteristiche nel 1987 a largo di Capo Spartivento.

“Le navi dei veleni costellano i nostri mari. Le segnalazioni di questi giorni e l’ultimo ritrovamento sono la prova che chi cerca trova – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Sebastiano Venneri – e urge intervenire in forze e con strumenti adeguati per recuperarle e mettere in sicurezza il loro inquietante contenuto. E’ evidente poi che non ci sono solo le navi segnalate dal pentito Fonti. Numerose indagini sullo smaltimento illegale dei rifiuti in Italia indicano molteplici casi di affondamenti sospetti da verificare”.

“Purtroppo però – ha aggiunto Nuccio Barillà di Legambiente Calabria – è drammaticamente sotto gli occhi di tutti la totale inerzia delle istituzioni in tal senso. Ad un mese dall’avvistamento del relitto a largo di Cetraro, che si sospetta fortemente essere la Cunsky, nessuna operazione concreta è stata avviata per il recupero e la verifica dei suoi contenuti. Addirittura, non si è mai avuto notizia dell’arrivo della nave della Saipem (gruppo Eni) che secondo il ministro Prestigiacomo sarebbe partita da Cipro il 7 ottobre per verificare la situazione del relitto di Cetraro, mentre l’Astrea, altra nave mandata dal ministero per le prime operazioni di monitoraggio, sarebbe ferma a largo di Maratea in attesa di autorizzazioni proprio da parte dello stesso ministero”.

La vicenda è ampia e grave e non può evidentemente essere affrontata con superficialità e pressappochismo. “Ad oltre un mese dal ritrovamento – conclude Legambiente – non si sa con certezza nemmeno il nome del relitto davanti a Cetraro, figuriamoci quanto dovremo aspettare per avere informazioni certe sul suo contenuto e sulle modalità di recupero”.

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