Nulla si distrugge – Marco Vichi



Marco Vichi
Nulla si distrugge
Guanda
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Il passato, ah il passato.

L’escamotage perfetto, il primo motore, l’ingranaggio dal quale far partire il meccanismo oliato di una narrazione.

Dal ’47 al ‘70 si allunga l’arco temporale che non lascia dormire l’ex commissario Franco Bordelli, che ha ormai appeso armi e distintivi al chiodo, abbracciando quell’agognata pensione che, comunque, è solo un mero atto formale.

Eh si, perché quel distintivo non va mai via, soprattutto se tra le pieghe dei ricordi, quel dannatissimo omicidio irrisolto torna a fare capolino dopo ventitré anni.

La prosa di Vichi è asciutta e piacevole nel suo scorrere tra dialoghi lunghi, corposi e ben strutturati, che non necessitano del consueto “Mario dice, Luigi risponde”, tale è la caratterizzazione lessicale dei personaggi di questa pièce di altri tempi in cui il passato cela una chiave molto ben nascosta tra gli anfratti di vite intrecciate e complesse.

Ed è proprio l’aspetto dialogico il punto di forza che consente alla trama di dipanarsi dinanzi al lettore con limpida chiarezza, senza indugiare in troppi giri di parole e descrizioni superflue, nel mentre gli eventi scorrono veloci e serrati, come nella migliore tradizione mistery, nel cui solco Vichi colloca il suo lavoro con indiscutibile precisione.

Hanno un sapore acre le pagine edite da Ugo Guanda Editore, come le note asprigne del di pianoforte di Nick Cave che accompagna questa lettura ai margini dell’autunno.

Giuseppe Calogiuri

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