Piergiorgio Pulixi al NebbiaGialla – Prima di dirti addio

thPiergiorgio Pulixi sarà uno degli ospiti del NebbiaGialla
Suzzara Noir festival
Dal 3 al 5 Febbraio
http://nebbiagialla.eu/

Riproponiamo l’intervista

 

la recensione al link
http://www.milanonera.com/dirti-addio-piergiorgio-pulixi/

12900043_10209048551796898_209247046_n Il nuovo romanzo segna il ritorno di Biagio Mazzeo, un personaggio che nel corso degli anni è stato in grado di trafiggere il cuore di moltissimi lettori.
Senza volermi sciogliere in chiacchiere, riporto direttamente dal sito di E/O Edizioni la sinossi:

Nulla è per sempre. A parte il rimpianto e la vendetta. Mazzeo è stato trascinato all’inferno dai suoi errori e ora è circondato dai fantasmi e dai sensi di colpa. Invischiato nella ragnatela mortale della ‘ndrangheta, questa volta il poliziotto è solo. I suoi uomini l’hanno abbandonato. Tutto ciò che ha amato è cenere. Ma prima dell’addio c’è un conto che Mazzeo deve chiudere. Vatslava Ivankov, la donna che gli ha portato via tutto, deve morire. Solo così il poliziotto potrà avere pace. Ma la cecena è un fantasma. Sembra sparita nel nulla. Per trovarla Mazzeo dovrà di nuovo allearsi col diavolo. Ma questa volta il prezzo non sarà soltanto l’anima, ma il suo distintivo. Col quarto e ultimo romanzo della serie di Biagio Mazzeo, Pulixi fonde alla tragedia noir delle pantere, un’inchiesta dura e coraggiosa sul vero volto della ‘ndrangheta: una multinazionale del crimine che ha cambiato la geografia del narcotraffico e della finanza criminale transnazionale. Seguendo la storia di Mazzeo e della sua vendetta, scopriremo fin dove si estendono i suoi tentacoli. Col suo stile adrenalinico e tagliente, Pulixi chiude la quadrilogia di Mazzeo col romanzo più potente della serie, un viaggio nella vendetta, nel rimpianto, e nella redenzione di un personaggio ormai entrato di diritto nel panorama noir italiano. Un viaggio nella parte più oscura dell’anima e della coscienza del nostro Paese sulla scia dei romanzi sul narcotraffico di Don Winslow.
Oltre alla quadrilogia delle Pantere, Piergiorgio ha firmato anche L’appuntamento eIl canto degli innocenti (E/O Edizioni), due altri titoli in grado di attirare l’attenzione e di confermare le sue capacità di narratore.
Per l’occasione MilanoNera ha il piacere di ospitare Piergiorgio Pulixi.
Innanzitutto, grazie della disponibilità.

Il 19 marzo a Castelfranco Veneto con L’appuntamento hai vinto il Premio Prunola 2016. Ho letto il romanzo, anche se sarebbe più corretto dire che l’ho divorato, per due ottimi motivi; la tua scrittura sempre agile e la tematica che mette in risalto i pericoli di una società tecnologica. Vuoi parlarci di come è nata l’idea per L’appuntamento e di quali emozioni hai provato nel vederlo riconosciuto e apprezzato?
L’appuntamento” nasce dalla volontà di raccontare un tipo di violenza a cui non siamo abituati: quella psicologica. Viviamo in una società in cui la violenza permea trasversalmente tutti i media, ma è una violenza molto appariscente, sanguinaria, che ormai quasi ci lascia indifferenti perché ne siamo assuefatti. In realtà la violenza psicologica, fenomeni come il mobbing, lo stalking, e tutte quelle violenze che hanno a che fare con un tipo di oppressione psicologica lasciano altrettante ferite, spesso più profonde e assai più difficili da rimarginare. E di questo genere di violenza in realtà siamo tutti un po’ vittime, basta pensare ai contesti professionali o quelli scolastici e universitari, dove chi ha un potere dato dalla sua posizione spesso lo esercita in modi non opportuni e talvolta illegali. Con questo romanzo volevo mettere in scena un dramma sulla prevaricazione psicologica: un’unica ambientazione, il tavolo di un ristorante. Due soli personaggi, un uomo e una donna che non si sono mai visti prima, e un gioco al massacro fatto di parole, sguardi, e terrore. Una sfida, sicuramente, visto che la narrazione avviene quasi completamente attraverso dialoghi serrati. Però mi sembrava interessante cambiare stile, genere, e in qualche modo anche struttura narrativa. Questo romanzo nonostante sia molto breve continua a essere uno dei preferiti in assoluto tra i miei lettori, forse proprio per l’intensità e la carica emotiva della storia che a tratti diventa ansiogena. L’aver vinto il Premio Prunola 2016 mi onora e mi rende davvero felice perché sta a significare che la giuria – così come i lettori – hanno capito l’importanza di addentrasi nei territori più bui e insidiosi dell’animo umano a costo di esserne urtati.

Il Premio Prunola non è l’unico che ti è stato conferito, a febbraio hai vinto anche il Corpi Freddi Award nelle due categorie Miglior Romanzo con Il canto degli innocenti e Migliore Autore italiano, e sempre con Il Canto degli Innocenti il prestigioso Premio Franco Fedeli 2015 e il Premio Glauco Felici 2015.
Si tratta dell’esordio del commissario Vito Strega che nell’indagine deve riuscire a risolvere alcuni brutali omicidi le cui vittime sono giovanissimi tra i dodici e i sedici anni. Hai dato forma e vita a personaggio che è l’esatto opposto di Biagio Mazzeo; entrambi sono brillanti nelle indagini, ma uno è più riflessivo e filosofico mentre l’altro è più dinamico e “passionale, per non parlare della dedizione con cui indossano la stessa divisa.

Premi meritatissimi che confermano soprattutto la tua capacità di non riproporre sempre lo stesso carattere e di svolgere, secondo toni e profondità differenti, tematiche scomode.
Anche in questo caso, vuoi parlarci della nascita di Vito Strega e la tua reazione nell’essere premiato per la tua attività di scrittore?
Vito Strega è un poliziotto più attento all’indagine psicologica e affascinato dal lavorio del Male nelle anime dei criminali a cui da la caccia. È un uomo ossessionato dal suo lavoro, che non riesce a trovare pace finché le vittime dei suoi casi non hanno giustizia. Stabilisce sempre una connessione viscerale con i suoi casi, e questo lo porta ad avere una vita sociale disastrosa. È un solitario. Un investigatore dotato e scrupoloso, ma che rischia di annegare nei suoi sensi di colpa e nella solitudine. La serie che lo vede protagonista (“I Canti del Male”) nasce da una domanda precisa: il Male cambia le persone? E soprattutto: cambia chi ci ha a che fare per lavoro, missione, o passione? In un poliziotto che per forza di cose col Male ci sguazza ogni giorno questo processo di cambiamento avviene e anzi è accelerato o ognuno di noi ha degli anticorpi in grado di contrastare questo contagio, questa mutazione? Da queste domande nasce questa serie thriller… Strega e Mazzeo sono diversissimi. Mazzeo ha un suo codice morale e le uniche leggi che applica sono le sue. Strega è sicuramente un lupo solitario, ma fa solo gli interessi delle vittime. Da questo punto di vista Strega mi ricorda più il Bosch di Connelly o il Maigret di Simenon, sebbene la serie sia più dark. I premi ricevuti mi onorano tantissimo. Il Franco Fedeli viene assegnato da una giuria di poliziotti ed esponenti delle forze dell’ordine, quindi avere la stima degli addetti ai lavori non ha davvero prezzo. Per quanto riguarda il gruppo di lettori dei “Corpi Freddi”, si può dire che io sono cresciuto e sto crescendo con loro: sono lettori fortissimi molto competenti in materia di noir, thriller e mistery, quindi questo doppio riconoscimento mi rende davvero felice e mi da la spinta per migliorarmi e dare sempre qualcosa di più ai lettori.

Ma non è tutto. A gennaio hai rappresentato il noir tricolore al Crime Writers Festival in India dove hai presentato al pubblico indiano The night of the panthers, l’edizione americana de La notte delle pantere, il secondo capitolo delle avventure di Biagio Mazzeo.
Vuoi raccontarci la tua esperienza indiana e dirci come  hanno accolto e inteso il tuo noir e, perdona se siamo così curiosi, ma vorremmo anche sapere se in India sono così rigidi nel distinguere i generi o se “Crime” è un contenitore molto più vivo e florido dei muri con cui in Italia abbiamo separato Giallo, Noir e Thriller?
Ho avuto questa grande fortuna di portare in India il noir italiano. Al di là dell’aspetto professionale ovviamente pregnante, devo dire che l’esperienza umana è stata mille volte più arricchente perché non pensavo davvero di mettere piede in un “altro mondo”. Certo, ti prepari, leggi, sai più o meno verso cosa vai incontro, ma l’impatto con quel tipo di realtà ti lascia davvero basito, e ti rendi conto della pochezza delle nostre lamentele quotidiane quando esistono persone, tantissime, che non hanno letteralmente nulla eppure sorridono alla vita come se fossero re. In India il genere poliziesco è molto diffuso. La cosa che mi ha stupito è che i thriller hanno un mercato molto ampio per quanto riguarda la letteratura per ragazzi e young adult. Per quanto concerne gli adulti ho incontrato parecchi autori interessanti, anche perché la società indiana con le sue contraddizioni e “caste” abolite solo sulla carta è davvero perfetta per dei noir. Quando ho parlato della serie di Mazzeo, della corruzione di alcuni apparati investigativi e politici, hanno sorriso. Mi hanno detto che se si fosse cambiata l’ambientazione sarebbe potuta benissimo essere una storia ambientata a New Delhi o Mumbai. Anche perché la ‘ndrangheta è arrivata pure lì.

Non sei stufo di ricevere premi? No, ovviamente sto scherzando e ti auguro di vincerne molti altri. La vera domanda è: leggendo le tue opere si percepisce la preparazione sull’argomento che tratti e la cura con cui scrivi. Vorresti dare qualche consiglio a chi ha l’intenzione di diventare scrittore?
I Premi sono un’ottima occasione per mettersi alla prova. Io ho tantissimo da imparare e ogni volta che partecipo a un concorso o sono in lizza per un premio imparo sempre qualcosa di nuovo, sia dai miei colleghi che dai lettori e dalle giurie. I premi sono anche ottime occasioni di scambio con i lettori per capire cosa cercano in una storia e come cambiano i loro gusti, quindi da questo punto di vista per me sono fonte costante di spunti e miglioramento. L’unico consiglio che posso dare a chi si accinge a scrivere è che scrivere con l’intento di pubblicare e quindi vendere è un lavoro, e va affrontato come un “vero” lavoro. Non ci si può improvvisare autore o scrittore. Bisogna avere una solida preparazione alle spalle. Bisogna studiare le basi, conoscere il genere di appartenenza, avere buone basi di grammatica e sintassi, leggere tantissimo, partire scrivendo dei racconti e arrivare al confronto col romanzo solo dopo tanti racconti scritti. Quindi oltre l’aspetto prettamente artistico, bisogna possedere un grosso bagaglio tecnico con cui costruire i romanzi e la propria carriera, e avere l’umiltà di sapersi sempre rimettere in gioco e in discussione, sapendo che ci sarà continuamente da imparare e migliorare. Bisogna inoltre possedere buon fiuto per capire e scegliere quale storia raccontare: alcune storie sembrano molto affascinanti quando l’idea ti folgora; però non bisogna lasciarsi prendere dall’entusiasmo ma cercare di capire con freddezza se quella storia ha del potenziale, se continuerà ad averlo tra un anno o due quando il romanzo verrà pubblicato, e se la nostra passione non si spegnerà a metà romanzo, col rischio di aver perso tanto tempo prezioso; studiare l’impatto che potrebbe avere quella storia sul mercato editoriale, se ha un punto di vista nuovo e originale, se invece risulta già vista e troppo difficile come tematica per un esordiente, studiare un piano di promozione e marketing, pensare a come proporlo agli editori e prendere consapevolezza che nessun romanzo nasce perfetto, e quindi bisognerà rimetterci le mani sopra decine e decine di volte. Sono tante le valutazioni che vanno fatte prima di imbarcarsi in un progetto letterario. Tanti giovani autori si lasciano prendere la mano e scrivono senza pensare alla “commerciabilità” dell’opera e si trovano dopo un anno o due con un romanzo magari anche interessante, che però non ha nessuna possibilità di essere pubblicato per dei difetti congeniti dell’opera che sicuramente un editor o un professionista del settore avrebbe individuato e corretto dopo poche pagine. Vista la complessità e le mille insidie di questo mestiere, il mio consiglio è quello di seguire dei corsi di scrittura o di drammaturgia, sia per acquisire le basi del mestiere e dell’artigianato dello scrivere, sia per confrontarsi con i tutor e gli insegnanti e carpire il più possibile dalla loro esperienza. Gli incontri e le presentazioni con gli autori poi sono molto importanti perché sono un’ottima occasione per parlare di questo mestiere, del loro metodo di lavoro e di come funziona il mondo dell’editoria. Inoltre affidare la propria opera alle mani di un editor esterno ancora prima di spedirlo ad agenti ed editori è sempre un’ottima idea: un professionista è in grado di aiutarci a mettere in risalto le luci e le ombre di un libro e mostrarci dove e come lavorare per renderlo più robusto e quindi più appetibile per un editore o un agente letterario. Come vedi “scrivere” oltre a essere una passione è anche un lavoro molto complesso che richiede un grosso investimento su se stessi sia a livello di tempo e denaro, che di energie e dedizione. È sicuramente un mestiere bellissimo, però bisogna essere consapevoli che la sua bellezza è proporzionale all’impegno e alla fatica che richiede.

Pronto per dire addio a Biagio? Se una porta si chiude un portone si spalanca, vuoi parlarci dei tuoi progetti futuri?
Mettiamola così: a un personaggio come Mazzeo non puoi dire addio. È lui che dice addio a te. E nel mio caso è andata così. Nonostante abbiamo passato insieme più di sette anni era arrivato il momento di salutarci. Certe sue azioni, certi suoi comportamenti e decisioni non potevano non avere delle conseguenze. Sarebbe stato stupido da parte mia continuare oltre che essere una sorta di tradimento della fiducia dei lettori e dei fan della serie. La serie di Biagio è una tragedia noir. È stata impostata sin dall’inizio in questo modo e quindi era chiaro che l’epilogo della serie fosse il più nero e quello più doloroso sia per me che per i lettori. Credo, però, che sia anche il libro più bello dei quattro delle pantere, e sono molto curioso di vedere come i lettori reagiranno a questo romanzo. Per quanto riguarda i progetti letterari post-Mazzeo, ne ho tanti. Aspetto di parlarne e proporli agli editori per decidere su cosa puntare e che tipo di percorso costruire insieme. Sicuramente Strega tornerà presto in libreria visto l’affetto e la profonda stima dei suoi lettori.

 

Mirko Giacchetti

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