Yellow diamonds – Paolo Roversi



Paolo Roversi
Yellow diamonds
SEM
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Per gustarsi il ritmo dell’ultimo thriller di Paolo Roversi, Yellow diamonds, al lettore basterà l’assaggio dell’incipit: una rapina nella gioielleria Harry Winston di Avenue Montaigne a Parigi. In novanta secondi, i banditi, che la stampa ribattezzerà Pink Panthers, porteranno con sé un bottino milionario, sbalordendo, con la loro abilità e i loro tempi da record, gli stessi inquirenti.

Yellow diamonds è la storia di una banda in grado di compiere furti sensazionali utilizzando una tecnica di perfezione quasi scientifica e dell’inseguimento da parte della ‘Beccaria’, una unità investigativa speciale dell’Europol istituita da Gaia Virgili, profiler che avevamo già incontrato nei precedenti romanzi Psychokiller (più volte citato nelle pagine del libro) e Black Money. Un gruppo eterogeneo, che va dal poliziotto ex legionario al nerd informatico, passando attraverso un consulente ex agente segreto, ex ladro e oggi (forse) dalla parte dei buoni.

Yellow diamonds inizia con una spiritosa citazione di Paperon de’Paperoni, seguita da un’altra di Marylin Monroe e un’altra ancora di Robert De Niro, a sottolineare che oggi più che mai il fascino di un diamante può condurre chiunque alla perdizione, paperi compresi. Come in ogni thriller di Roversi, il lettore verrà trasportato sulle montagne russe, in una vicenda adrenalinica che spazierà dall’Inghilterra alla Francia, dall’Olanda all’Italia, perfino in Montenegro, praticamente in mezzo mondo. 

Si passerà dall’ambiente sofisticato e lussuoso delle più rinomate gioiellerie europee a squallidi alberghetti con pericolose frequentazioni, dai ‘piani alti’ dell’Europol alle riunioni di truci delinquenti, sempre con il consueto brio e la scanzonata ironia di Roversi.

Il personaggio di Gaia Virgili conoscerà un’ulteriore evoluzione rispetto ai precedenti romanzi: più sicura di sé, in virtù dei successi investigativi ottenuti, troverà il tempo di provare brividi segreti che la confermeranno una donna anticonformista e quanto mai attuale, anche nella dimensione professionale da workaholic, una sindrome ormai diffusa. A farle da contraltare è Valerio Zilli, alias l’astuto e machiavellico Defoe, che tanto filo da torcere le aveva dato in Black Money e che ora si ripresenta nelle candide vesti di consulente della Beccaria, in una metamorfosi a cui non credono diversi componenti della squadra, e che terrà il lettore col fiato sospeso sino alle ultime righe dell’ultima pagina, come sempre avviene nei thriller di Roversi.

Donatella Brusati

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