Ascesa al potere – La saga dei Borgia – Alex Connor



Alex Connor
Ascesa al potere
Newton Compton
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Risiamo ai  machiavellici Borgia!  Stavolta per la penna di Alex Connor.
Concedetemi però  qualche passo indietro a mò di antipasto. Il primo forse a parlare (o sparlare) della famiglia mi pare sia stato Alexandre Dumas con il suo Les Borgias poi, tra gli altri scrittori  al top, ricordo l’indimenticabile Lucrezia Borgia di Maria Bellonci, la smaliziata versione di I  Borgia di Gervaso e l’intrigante e fascinoso affresco sulla famiglia: O Cesare o nulla di Manuel Vasquez Montalban. Tre signori libri, da rileggere assolutamente!
Ma, in realtà, le  madrine ufficiali del revival italiano sui Borgia furono le sorelle Martignoni con Requiem per il giovane Borgia. E da quel momento esplose un fuoco inestinguibile, incontrollabile, fatale. I Borgia dilagarono e  imperando, misero piede in altri romanzi. Prima, sempre scritti  dalle due sorelle ci furono: Vortice d’inganni e Autunno rosso porpora, ai quali fecero seguito: L’eretico di Carlo Martigli, Il sigillo dei Borgia di Mauro Marcialis e Sangue giudeo di Luca Filippi. Ma, a danza  avviata, sfidandosi a colpi di fioretto, no oibò, perdonate, allora si duellava a colpi di pugnale, bastarda o molto più semplicemente si facevano fuori gli avversari strangolando o propinando veleno, ben due serial televisivi, quello americano e quello europeo  si avvicendarono e in concorrenza invasero le scene mondiali con storie, amori, aberrazioni lussuriose e delitti della famiglia Borgia. E per finire, come se non bastasse, ciliegina sulla torta persino  Tom Fontana, l’ideatore del serial europeo, non pago del successo televisivo, scrisse anche lui il romanzo: I Borgia, pubblicato in Italia ad agosto 2012. 
Ma ora, e mi pare doveroso, torniamo ad Ascesa al potere di Alex Connor.
Che dire di questo primo capitolo della Saga dei  Borgia,  focosi spagnoli venuti da Xativa al seguito del primo papa della famiglia, Calisto III, prima ambasciatore e poi cardinale a Roma, di Alfonso V d’Aragona? Fieri valenzani che vennero a dominare la Chiesa. Assetati di potere, spietati e superbi, furono intriganti, intelligenti e magnifici, benché schiavi delle umane passioni e invisi a tanti rivali e nemici. E poi Rodrigo de Llançol Borja  che prese il nome dello zio materno papa e andò a studiare legge a Bologna . L’autrice  la sa raccontare bene, si finge un testimone sconosciuto, quasi un cantastorie e  introduce la famiglia  presentando egregiamente i personaggi e, intrigando il lettore senza affogarlo in una miriade di particolari storici, gli  fornisce sufficienti informazioni per fissare le pietre miliari dei primi tra i maggiori, importanti eventi della celebre famiglia rinascimentale.
Come già precisato, si è detto e si scritto tutto e di più dei Borgia. Alex Connor  ha scelto per loro la versione più dura in cui mette in luce la loro luciferina e caratteriale parte peggiore, per intendersi quella riportata dai loro classici detrattori ma in parte esaltata dal Machiavelli. Ne afferma la plausibilità ma  spiega certe terribili azioni e gravi soprusi alla luce della realtà e della necessità politica del tempo E  mette puntualmente in luce la loro dissolutezza, rifacendosi ai diari del Burcardo..
Roma dopo l’attesa morte di Innocenzo VII  è in preda all’inquietudine. Il Sacro Collegio trama, tra i candidati sono in corso le compravendite dei voti a suon di oro sonante e promesse di cariche pontificie, per scegliere il nome del successore.  Tre sono i potenziali cavalli in gara tra di loro per aggiudicarsi la tiara: Ascanio Sforza, fratello di Ludovico il Moro, il cardinal guerriero Giuliano della Rovere e  il potentissimo Vice Cancelliere pontificio Rodrigo Borgia.  Ma quest’ultimo forse costretto a una spietata  scuola di intrighi e  diplomazia durante ben o trentaquattro anni al servizio della Chiesa cattolica, dispone  di una marcia in più. Dopo aver superato indenne i disordini che hanno fatto seguito  della  morte dello zio papa, barcamenandosi con spregiudicata abilità riesce ad aggiudicarsi la vittoria  a scapito di Giuliano Della Rovere, suo vero e pericoloso rivale. L’11 agosto del  1492  si vota ed è fatta: l’ambizione e la spietatezza di Rodrigo Borgia l’hanno portato  all’elezione al soglio pontificio. Sceglierà il nome  di Alessandro VI.
Anche se i suoi predecessori avevano già inaugurato la tradizione  di privilegiare i propri familiari, il nuovo papa si mette subito al di là di  ogni regola. Ben presto voci diffamatorie che riportano la  corruzione dell’ambiente romano e descrivono la  sua sfrenata lussuria cominciano a diffondersi senza controllo nelle corti d’Italia e d’Europa.
Intanto il papa fa trasferire in Vaticano. figli e amanti e si preoccupa di sistemarli economicamente accasandoli in modo che gli garantiscano ampia copertura e vincoli politici. Deciso a concentrare grande potere e immense ricchezze nelle mani della famiglia, Alessandro VI comincia subito a servirsi della femmina, la deliziosa Lucrezia, per concludere un matrimonio in grado di garantirgli una proficua alleanza e  ad avviare i due maschi maggiori su due diverse strade : il secondogenito Giovanni, Juan, sarà un guerriero, Cesare il primogenito invece indosserà la porpora e sarà un cardinale . Ma quest’ultimo non è d’accordo. Fin da adolescente Cesare, sotto la guida di Michelotto, lo strano alleato pseudo tutore,  il mercenario assunto dal padre per educare i figli al combattimento e proteggerli,  è diventato un sanguinario assassino e  vorrebbe fare altre scelte. Ormai comincia a nutrire delle precise ambizioni e ha sviluppato un sentimento di rivalsa nei confronti del padre che contesta.
Ma il papato di Alessandro Vi non è tutto rose e fiori. Roma è circondata da vicini insidiosi che a nord e a sud pressano i confini. Costretto a impegnarsi in rovelli diplomatici e  nella pericolosa agone  politica con i suoi molti nemici (più infidi tra  tutti il cardinale Giuliano della Rovere e il re francese Carlo VIII), il papa dovrà guardarsi le spalle, anche perché il maggior  pericolo potrebbe venirgli dal suo stesso sangue. Anche per i  gravi errori  da lui commessi verso i figli e  a lui dettati  soprattutto dal suo sviscerato amore nei confronti  dell’amatissimo e imbelle secondogenito Juan, poi rimpiazzato da Cesare, sfrenato, amorale, astuto, crudele e pericolosissimo. E di  Lucrezia…
Ma a questo punto (contagiata dell’atmosfera iberica) mi lancio anch’io nell’arena con due parole su questa grande famiglia tanto malfamata anche per colpa della malalingua o meglio  malapenna del Burcardo.
Tutto cominciò a Xativa, culla natale dei Borja, da un diplomatico giurista emerito, al servizio di Alfonso V il Magnanimo re d’Aragona e di Napoli, Alfonso Borja, vescovo di Valenza e precettore di Ferrante, suo unico figlio maschio legittimato che, come vice cancelliere e consigliere reale seguì e appoggiò il Magnanimo a Napoli nella guerra che lo vide  vittorioso contro Renato d’Angiò e lo incoronò.  Di là Borja venne nominato cardinale da papa Eugenio IV e ci fu la calata della nobile famiglia catalana a Roma. Nel 1449 due nipoti di Alfonso Borja: Rodrigo de Llançol Borja  e Pedro Louis de Mila lo raggiunsero. Rodrigo, diciassettenne, andò a completare brillantemente gli studi di diritto a Bologna, tornò a Roma e iniziò a scalare i gradini del potere. Alfonso Borja a 77 anni fu eletto papa, mise in testa ai nipoti  la berretta cardinalizia e nominò Rodrigo vescovo di Valencia e  Vice Cancelliere. È fatta! Ci vorranno due pontificati ma lui Rodrigo è un predestinato, dopo la morte di Innocenzo VIII dal conclave del 1492 uscirà papa. Non sarà un pessimo papa.
Si sono dette tante cose  su alcuni degli enigmi Borgia: Alessandro VI comprò il suo pontificato? Quanto e come pagò il cardinale Ascanio Sforza? Chi ha ucciso Juan Borgia? Quali dei suoi figli figurano nei ritratti del Pinturicchio? Insomma  tante ipotesi valide per un buon ripasso di storia rinascimentale. La storia ha sempre mille facce, che cambiano e affibbiano le parti del buono e del cattivo secondo che la scrive e chi la racconta. E, comunque, sappiamo tutti che spesso la realtà va al di là di qualunque romanzo.

Patrizia Debicke

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