Cinquanta sfumature di grigio



E. L. James
Cinquanta sfumature di grigio
mondadori
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Si sa: tutti i nodi vengono al pettine. Almeno questo recita l’andante di un detto popolare. Seppure, vox populi sia sinonimo di vox dei. I presupposti per farne un best seller da ombrellone ci sarebbero, eppure i conti non tornano. L’ho letto. In un pomeriggio di apnea, attratta dalla fascetta in copertina che annunciava “il best seller che tutte hanno letto.” Cosa avevo io di diverso dal resto del gineceo bibliofago per alzare il sopracciglio e non buttarmi sulla saga erotica dell’estate? Riflettendo a posteriori verrebbe da chiedersi come è stato profilato quel pubblico di lettrici bramose di un Harmony a sfondo SM, animate dal motto “frustami così senza pudore, mentre passo il folletto in salotto.” Fatto sta che la storia è un sadomaso annacquato contenente alcuni paradossi. Il primo riguarda la protagonista, la goffa Anastasia, che inciampa con maggior foga di Paperino davanti al cugino Gastone, all’apparizione di Christian, miliardario ammaliante, ma sadico dell’Ikea, che al posto della stanza dei giochi con consolle della playstation e divano Frau per una domenica di birre e reflussi esofagei, ne possiede una in broccato con fruste, cinghie e il repertorio classico del piccolo sadico. Bene, Ana (senza L, almeno per quanto concerne il primo episodio) è vergine (ebbene sì) fino alla laurea cum gaude che, guarda a caso, le verrà consegnata dal bell’imprenditore. A cui regalerà la virtù con una scena epocale in cui lei arriverà a provare ben due orgasmi. Una pagina di fantascienza inarrivabile nemmeno per Asimov, alla faccia di una consolidata tradizione femminile che vuole lo ius primae noctis, come un evento da scordare con ricordi di lenzuola splatter e ansia da deflorazione. Secondo paradosso: la signora che scrive è una simpatica paciarotta di mezza età, che dichiara di non aver mai vissuto l’esperienza del sado maso. Dubbio che diventa certezza proseguendo nella lettura del romanzo. Il master del libro è un principe azzurro con il vizietto di legare come un salame di Virzì la compagna di turno. Per il resto ci sarebbe da metterci la firma. Per incentivare la snellezza di un carteggio digitale, le fa recapitare a casa l’ultimo modello di Mac. Non pago le regala un libro in una prima edizione, la omaggia, di un’Audi per festeggiare la laurea, e tanto per non farsi mancare nulla, guida Charlie Tango, un ingombrante elicottero con la stessa dimestichezza con cui si parcheggia una Smart con il cambio automatico. Ora, alzi la mano chi non accetterebbe senza remore, un trattamento del genere, che tra l’altro vede come punizione (Anastasia, spesso e volentieri, fa la signorina riottosa) una sculacciata e un paio di orgasmi. Terzo paradosso: le descrizioni chirurgiche dei rapporti sessuali sembrano ricorrere con lo stampino. Certo, una volta lui per legarla usa una cravatta. In una seconda occasione Anastasia viene bendata. Però poi visto che tutte le strade portano a Gomorra, l’epilogo si chiude a pecorina e vini. Quarto paradosso: l’autrice. Erika Leonard, tolte le vesti di produttrice televisiva, diventa E.L. James, la scrittrice il cui nome è in questi giorni sulla bocca di tutti. Che muove tra le sue pagine, una ventenne imbranata alle prese con l’uomo ideale vestito da lupo. A chi le chiede quanto ci sia di autobiografico, lei, sorridendo risponde: “purtroppo niente.” E qui casca l’asino ma con lui anch’io. Indipendentemente dal fatto che sia palese a tutti che la signora non ha mai avuto un incontro ravvicinato con un divin marchese contemporaneo e nonostante contraddizioni, stereotipi e paradossi contenuti all’interno del primo volume, sono andata compulsivamente ad acquistare il secondo capitolo della saga. In libreria, campeggiava come il più venduto. E questa è la forza di un prodotto: non sono rilevanti le critiche di polverosi scribacchini confinati alle loro carte, l’importante è che se ne parli e che, per proprietà transitiva, si venda. Magari, come diceva Bukowski, evitando di dare un volto allo scrittore. Prima che la saga cromatica delle sfumature, si trasformi per beffa di un buontempone, nel remake meglio noto al pubblico come Cinquanta smagliature di ciccia. In onore della scrittrice che ha trasformato il lupo cattivo, nel principe che tutte vorremmo ci accompagnasse all’altare.

bea buozzi

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