Con te fino alla fine del mondo



nicolas barreau
Con te fino alla fine del mondo
feltrinelli
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Lettera, epistola, missiva. Su un foglio satinato, di un quaderno, ingiallito con le orecchie, svolazzante con colori sgargianti, sul tovagliolo di un bar magari sfumato di beige per la goccia di caffè scivolata dispettosa mentre il mittente era intento a comporla. Non importa come la si chiami. E’ indifferente il supporto che viene utilizzato così come spesso cade in secondo piano il contenuto. E’ un’emozione ricevere un messaggio su carta. Comporta sensazioni tattili e olfattive che il digitale con la sua metallica immediatezza, impedisce di assaporare. Profumata del muschio di lui, o del vetiver di lei. Della vaniglia di un cono che stava gustando chi cercava di liberare parole inibite dall’ inchiostro di una penna. O del turbinio di emozioni contenute in una lacrima che si asciuga lasciando una sindone sbiadita.

La carta emoziona, solletica la fantasia, porta il destinatario a sognare chi ci sia dall’ altra parte. Come nel libro di Nicolas Barreau, Con te fino alla fine del mondo, in cui l’autore, un francese dall’ identità ignota al netto di una fotografia datata che gira in rete, gioca con il lettore fin dalla prima pagina.

Viene recapita al protagonista la lettera di una sedicente Principessa, invaghita di lui. Comincia così una caccia al ladro nel quartiere Latino di Parigi , descritto puntualmente nei suoi luoghi di ritrovo. Esistono il ristorante preferito dal protagonista, Le Bélier, l’ Hotel dove manda a dormire i suoi clienti, il Des Marronniers . C’è bistrot dove si incontra con il suo amico Bruno, La Palette, in Rue du Seine. E anche la libreria dove finalmente la misteriosa autrice delle lettere d’amore gli si svela (nelle ultimissime pagine del libro), Au bout du monde, in Rue di Bac.

Alla fine è la città (o meglio, una piccola parte della città, la Rive Gauche) a sopravvivere alla trama un po’ sdolcinata e a spingerti ad andare avanti, per scoprire angoli segreti e indirizzi nascosti. Come se fosse un Google Maps ma meglio. Perché con una lettera si possono raggiungere angoli nascosti che nessuno potrebbe nemmeno immaginare…

bea buozzi

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