Io e Kostas Charitos



petros markaris
Io e Kostas Charitos
bompiani
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La confessione questa volta viene direttamente dal padre. Ma, per quanto ammesso di aver commesso il fatto, Petros Markaris non verrà condannato a cinquemila anni più le spese. Il verdetto potrebbe invece imporgli di licenziare con più solerzia nuove storie del suo commissario. Intanto gli diciamo un grazie caldo come la sua Atene nei momenti di sole totale.
Perché leggere le avventure di Kostas Charitos è un piacere quasi erotico.
E questo Io e Kostas Charitos ne definisce le forme. La nascita a Istanbul dell’autore e la sua adolescenza in Turchia, l’uso di una lingua che è sempre altra rispetto alla comunità in cui si trova a vivere, l’arrivo in Grecia, la collaborazione con l’impossibile Theo Angelopoulos, l’intrusione di questo strano poliziotto che in qualunque modo gli ripete di lasciar perdere le sceneggiature che gli danno da vivere perché lui vuole essere raccontato, la centralità della cucina e la pulsione del mangiare, la comunanza e le diversità con i colleghi Salvo Montalbano, Pepe Carvalho e i poliziotti più a nord, la calura ateniese che tutto copre ma che, se affrontata con pazienza, poi trasforma l’irritazione in puro piacere di godersi il passaggio delle ore. Insomma, un piacere fisico.
Condensato in meno di 150 pagine, ma anche per questo acuto come la punta estrema dell’orgasmo.
Come ha fatto un traduttore del Faust, con una passionaccia chiamata Bertolt Brecht a entrare nell’impervio cammino del noir? Ecco, forse proprio le sue letture classiche lo hanno spinto a mettere mano a delitti e misteri imperfetti di cui l’essere umano si fa più autore che portatore. Perché la traccia che l’uomo lascia per terra non contiene un mistero così insondabile. Sia che offra una rosa sia che colpisca di coltello.
Sia che intervengano demoni, sia invece che la miseria sia tutta terrena. Il criminale non è figlio di un mondo diverso. Markaris ce lo racconta nel mezzo di un traffico impossibile, con umidità al 100%, sete che raggiunge livelli colossali, voglia improvvisa di ghemistà. Con l’incedere del flaneur che bighellona scanzonando per le strade d’Europa. Più felice dell’uomo più felice del mondo.

corrado ori tanzi

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