Fuga dal monsone

Dedicato a chi decide di partire per riparare la propria esistenza inceppata. A chi sogna paesaggi mozzafiato, incontri improbabili, amori naufraghi. A chi crede che quando tornerà a casa sarà una persona diversa. A chi programma tappa per tappa una fuga lunga un anno e non è capace di improvvisare neppure quando si trova dall’altra parte del mondo. A chi ha aspettato questo momento per anni e non è capace di goderselo. A chi cerca, chi trova e chi perde.
Fuga dal monsone non è un libro di viaggio ma di viaggiatori e le loro speranze e illusioni, in molti casi il fallimento, sono tratteggiati con leggerezza e humour. A cosa si deve quindi la mancanza di ritmo che lo rende faticoso da leggere e decisamente poco avvincente? I capitoli sono legati uno all’altro da luoghi o personaggi, ma non esiste una storia con protagonisti, trama, finale. Il senso di smarrimento diventa palese quando ti rendi conto che i nomi di alcuni viaggiatori ricorrono e che alcune vicende apparentemente uguali hanno personaggi diversi. A quel punto inizi a chiederti cosa ti sei perso e a sfogliare le pagine a ritroso cercando di capire. E’ un peccato, perché questo libro di  Marco Biaz, con un buon editing, sarebbe potuto essere estremamente divertente e godibile.

sarah sajetti

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