Il sicario che non voleva uccidere – Isaka Kotaro



Isaka Kotaro
Il sicario che non voleva uccidere
Einaudi
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Magistrale e colmo di pathos questo giallo giapponese.

Kabuto, il protagonista, è un uomo apparentemente normale o meglio un uomo medio (mediocre secondo sua moglie). Ha persino un lavoro oltre a quello del killer: è un rappresentante di cancelleria e si impegna coscienziosamente anche in questa attività.

 Uno strano killer quello che ci racconta lo scrittore, tormentato più dall’idea di dispiacere a sua moglie e di deludere suo figlio che dal fatto di ammazzare qualcuno su commissione. Kabuto, infatti, è uno che quando ammazza non prova niente, nessuna emozione ed ha difficoltà anche a vivere altre emozioni che non siano la confusa ma forte spinta a cambiare vita. Un sicario preciso ed efficiente tanto quanto invece è maldestro e incerto nella quotidianità. Un personaggio tragico e ridicolo ad un tempo del quale Kotaro dipinge con grande capacità il tormento interiore, sempre crescente, di assassino in qualche modo pentito.

 La storia ruota tutta intorno al fatto che Kabuto vorrebbe smettere di fare il killer per diventare finalmente una persona normale. Qualunque cosa questo voglia dire, perché, dopo anni di quella doppia vita, semplicemente cosa sia la normalità gli sfugge. E forse neanche l’autore ha un gran concetto della normalità dato che la rappresenta come anomala in un mondo popolato da assassini e terroristi dall’apparenza davvero per bene. 

 Kotaro mischia sapientemente i valori tradizionali giapponesi, la modernità (rappresentata da Katsumi, il figlio del killer) e la criminalità organizzata, rappresentata simbolicamente da un Medico, quasi a darle un ruolo possibile nella società. Lo scrittore lavora inoltre abilmente anche sulla struttura del romanzo rimescolando le carte e i protagonisti, a storia apparentemente già terminata, dando così vita a un romanzo sorprendentemente appassionante ed efficace.

 Un libro nel quale la tensione non cala mai, dove ci si commuove per la tenerezza di un assassino e ci si stupisce per la maturità di un ragazzo adolescente, ci si sorprende della gentilezza dei sicari e dell’ineluttabilità del destino.

Michela Bellini

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