Il verso dell’assiolo – Davide Pappalardo



Davide Pappalardo
Il verso dell’assiolo
Pendragon
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La verità talvolta è talmente sciatta da non poter credere che sia davvero quella.

È maturato Davide Pappalardo che in questa nuova prova d’autore, “Il verso dell’assiolo” (Pendragon, collana gLam, diretta da Gianluca Morozzi e Alessandro Berselli), regala al lettore un noir teso sostenuto da una scrittura fluida e da una storia avvincente, tra l’evolvere di un presente che frana addosso a tre amici siciliani, Mario, Nino e Simone, e il passato che tornerà a galla rimarcando vecchie fratture.

Una storia che prende abbrivio dall’alluvione di Acireale, realmente avvenuta il 13 marzo 1995, quando in quella parte di Sicilia e in Calabria si era abbattuto un nubifragio che aveva provocato frane e allagamenti. Si erano contate sei vittime e diversi feriti, senza fare rientrare nel calcolo le altre vittime e i dispersi della Pelhunter, una nave greca affondata al largo della costa catanese. 

Era come se lassù, nel cielo, –scrive l’autore- qualcuno avesse rotto una diga e tutta l’acqua trattenuta nei secoli si fosse riversata su Acireale, Giarre e gran parte della Sicilia orientale. Cadevano anche chicchi di grandine grossi come teste di coniglio.

Questo l’incipit che lascerà un dramma nel dramma le cui conseguenze deflagreranno ventiquattro anni dopo, nel 2019.  

I tre sono amici sin dall’infanzia, hanno difeso a suon di pugni un biglietto per il concerto dei Rem, hanno occupato la scuola, guardato con occhi golosi la stessa ragazza. Nell’estate del 2019 si ritrovano sulle montagne tra il Trentino e il Veneto per festeggiare l’addio al celibato di Nino, in procinto di sposarsi con Laura.  Ognuno si porta dentro il proprio passato e il passato ha ombre lunghe e ben presto quelle ombre torneranno ad aleggiare tra loro, come spettri malefici quando il caso si accanisce e intreccia le sue trame. I tre amici festeggiano dando spettacolo in un locale dove alzano il gomito e si fanno notare, specie quando indossano la maschera di Donald Trump, intonano l’inno americano e trascinano un’anziana che stava festeggiando l’anniversario, a ballare con loro, suscitando le ire del marito e del padrone del pub che li butta fuori.

Sembra finita lì, col matrimonio che incombe, e invece no.

Altri brutti tipi indossano la stessa maschera di Trump: Antonio, don Nicola, un prete dagli occhi azzurri, e Marcello. E con quella maschera addosso rapinano dei bancomat con la tecnica della marmotta esplosiva. Nella fessura si infila una lastra metallica a cui è stato fissato dell’esplosivo e si fa il botto. Lo hanno fatto altre volte, ma quel giorno uccidono una guardia giurata, Alvaro Romano, napoletano di 34 anni che vorrebbe tanto un figlio da sua moglie, insegnante, a cui hanno rinnovato il contratto da poco.

Mario, Nino e Simone quando apprendono dalla radio dei tre ricercati con la maschera di Trump, capiscono di essere nei guai, lo scambio di persona potrebbe procurare loro parecchi mal di testa, ma non trovano l’accordo per presentarsi all’autorità, anzi. E Simone ha in tasca una pistola con cui sparerà a un posto di blocco.

E qui mi fermo, perché i romanzi vanno letti, non raccontati.

Aggiungo che Il verso dell’assiolo è un noir ben congegnato e la trama, nel suo dipanarsi incuriosisce e lascia domande in sospeso che troveranno risposta, una dopo l’altra e scardineranno sodalizi e convenienze. Conosciamo davvero chi ci sta accanto? Si resta chi si era da ragazzi o la vita muta sentimenti e rapporti? E a cosa si riferisce il titolo che richiama il verso di un piccolo rapace, l’assiolo?

Leggete e avrete le risposte.   

L’autore, Davide Pappalardo, nato nel 1976 alle pendici del Mongibello, partito da Acireale e approdato a Bologna, citta immortalata da molti scrittori, da Marcello Fois a Carlo Lucarelli a Loriano Machiavelli, ama confondere l’interlocutore buttandogli in faccia le sue origini: fenicio, aragonese, greco, angioino, normanno, saraceno, svevo.  Proprio nella natia Sicilia ambientò il suo primissimo racconto, a Santa Venerina, intrigato da un mistero imperniato nella cronaca dell’epoca.

Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata, ha pubblicato altre storie, altri romanzi, e ora conferma la sua verve autoriale con questo noir in cui le dualità e i loro opposti alimentano e danno corpo alle ombre che ognuno si porta appresso.

Roberto Mistretta

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