Nessuna colpa



aa.vv.
Nessuna colpa
dario flaccovio
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Un mistero in terra straniera, un delitto dai contorni sfumati, due poliziotti costretti a rivangare un passato doloroso. In Nessuna colpa, di Giuseppe Arcucci e Sabina Marchesi, gli ingredienti del giallo scavano nel retroterra familiare di una dinastia siciliana nobile e decadente.Il furore è prima di tutto verbale, nonostante la prosa pacata provi a smorzare le facili retoriche del delitto. Alla sottile e malinconica voce di una domestica spetta il filo narratore, che srotola e annoda a proprio piacimento. Sulle sue orme la legge, intesa in senso lato, che pur scossa da timori socio-politici non esita a mettere le mani nell’immondizia morale e a sbrogliare la matassa.
Nessuna colpa prova la difficile carta del diario episodico, in cui il dramma si svela gradualmente, pagina dopo pagina. Prima di capire che il terreno di caccia è nero, un omicidio, tre quarti della narrazione trascorrono indolenti. Il clima che si crea è di levità, degna del teatro sudamericano degli eventi. I dialoghi conducono il lettore all’interno di un soffuso disegno diabolico e fino all’ultimo mantengono il segreto, morboso più che passionale, e celano la verità. Il colpo di teatro è, allora, al tempo stesso soddisfazione e commiato.

matteo di giulio

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