Un conto aperto con la morte



Bruno Morchio
Un conto aperto con la morte
Garzanti
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Genova (quartiere del Carmine). Giugno-luglio 2013. La pallottola aveva fratturato due vertebre cervicali, il casco della Vespa assorbito un poco il colpo, ma il duro alto Bacci Pagano è stato in coma e gli è rimasta una lesione alla colonna spinale; ora un presidio ortopedico gli blocca testa (rasata) e collo, si dovrà operare negli USA a settembre con molti rischi prima e durante. Lo assistono con affetto la figlia Aglaja e la colf Zainab, gli ruotano intorno cari amici e amiche di sempre, ex e non ex. Il neo senatore e vecchio compagno Almansi chiama l’affermato scrittore di gialli Gian Claudio Vasco: in vista di un libro a quattro mani dovrebbe incontrarlo, fargli raccontare cosa sa e aiutare tutti a capire chi lo ha quasi ucciso. I colloqui vengono registrati e poi Vasco ci lavora sopra: Bacci affronta i nodi irrisolti della sua vita (affetti e amori), soprattutto ciò che teme di non poter più risolvere per mancanza di tempo (morte). Che bravo lo psicoterapeuta Bruno Morchio all’ottavo romanzo della serie (“Un conto aperto con la morte”, Garzanti 2014, pag. 203 euro 16,40)! Fa parlare in prima uno scrittore e non più il suo personaggio, chiacchiera con se stesso con auto-coscienza da pseudonimo, ripercorre e rilegge tutte le avventure precedenti e alcuni dettagli autobiografici, gioca a vari livelli tra plurali finzioni specchi realtà verità, mescola tradizione gialla e innovazione di ambigui generi, moltiplica l’attesa per il seguito visto che alla fine il volume di Vasco esce. Non tutto è rifinito, ma la spericolata epopea di Bacci ha il suo culmine (anche introspettivo), ai confini del genere noir, sempre con omaggi a Montale-Izzo e Carvahlo-Vazquez Montalban. Probabilmente tornerà a indagare presto. Ovviamente Mozart, con testaroli al pesto e vino Nobile di Montepulciano.

 

Valerio Calzolaio

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