Follia maggiore



Alessandro Robecchi
Follia maggiore
Sellerio
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Torna Carlo Monterossi, che questa volta viene trascinato dall’amico Oscar Falcone in un’indagine che molto ha a che fare con il passato, con i rimorsi e i rimpianti. Umberto Serrani, vecchio filibustiere della finanza, uno con molte amicizie che è meglio non sbandierare, vuole scoprire chi ha ucciso Giulia Zerbi, sua vecchia e indimenticata passione. All’indagine privata di Falcone, si unisce quella ufficiale di Ghezzi e Carella. Le due ricerche, procedono in modo indipendente fino a quando le strade di Monterossi e Ghezzi si incroceranno ancora una volta.
Follia maggiore è un romanzo più malinconico dei precedenti. Parla di rimorsi e rimpianti, di cose perdute e di amore. C’è meno Dylan che lascia spazio alla lirica e a Rossini ( il verso che fa da titolo al libro è preso dal suo Il turco in Italia ).
In Follia Maggiore Monterossi, seppur molto presente, ha più un ruolo di osservatore e ascoltatore, è come stesse a lato e commentasse a margine, e anche la sua vita e carriera sembrano in un momento di stand-by: ha finalmente abbandonato al suo destino trash la trasmissione della divina e sintetica Flora, ma ancora non ha un’idea per una nuova trasmissione e nemmeno pare cercarla molto.
Sembra anche avere accettato l’idea del suo amore partito e mai tornato, che nemmeno nomina più, e pare accontentarsi di morsi di vita, di passione ma senza amore, almeno per ora…
Rimane ovviamente la piega ironica del labbro che appare quando affiorano i suoi commenti pungenti e disincantati, da cinico realista qual è.
E da attento osservatore e commentatore della società, come nei romanzi precedenti, Robecchi usa la storia come spunto per riflettere sulla realtà che abbiamo sotto gli occhi: dopo gli immigrati,le periferie, in Follia Maggiore, punta l’attenzione sulla borghesia messa in ginocchio dalla crisi, il ceto medio che fu.
C’è una parola che torna in tutti i romanzi di Robecchi: etica. La morale che si è un po’ persa, offuscata e che è invece la caratteristica principale dei protagonisti dei suoi romanzi. L’etica che fa il pari con giustizia, ma non sempre con la legge. La moralità che torna anche quando si parla di Milano, l’altra grande protagonista dei romanzi di Robecchi. Una Milano novembrina, sommersa dalla pioggia. Molte Volte la capitale morale viene nominata con tono sarcastico e cinico. Perché Milano è una città che cerca di nasconder le sue magagne dietro i grattacieli, Milano è una città che va di corsa, Milano è una città a volte cattiva ( “ se venite qui, portatevi i soldi”), una città dove persino le nuvole sembrano ricordarti di pagare le rate del mutuo.” L ‘imperativo di Milano è sbrigarsi. “Milano è una città che va guardata in alto o in basso, non a altezza d’uomo.”
Follia maggiore riconferma tutte le qualità della scrittura di Robecchi: veloce, concisa, pungente, con dialoghi brillanti , ironia e sarcasmo. La follia maggiore sarebbe non leggerlo. Difficile, ormai, riuscire a fare a meno di Monterossi.

Cristina Aicardi

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