Il Seminatore



Riccardo Perissich
Il Seminatore
longanesi
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Torna in libreria Giulio Valente ex colonnello dell’intelligence anche stavolta in veste di protagonista. Il suo creatore, padre/padrino, Riccardo Perissich, già giornalista, che ha lavorato vent’anni a Bruxelles per la Commissione Europea e che oggi dirige il Consiglio per le Relazioni tra Stati Uniti e Italia, si era brillantemente presentato con il suo romanzo d’esordio, Le regole del gioco, uno “spy-thriller” tutto d’azione. E forse la sua esperienza diretta sul campo gli ha regalato la giusta misura per immaginare e tracciare con cognizione di causa inquietanti scenari internazionali, dove troppo spesso tutto sembra solo trasudare fanatismo, corruzione e tradimento. Le regole del gioco era buono. Ed era indovinata e convincente la figura del protagonista, il principe romano ultimo di suo nome, ma quasi un cittadino del mondo per educazione e vocazione, che aveva scelto l’anonimato di un cognome da battaglia e un’avventurosa militanza nel servizio segreto. La narrazione era appassionante, insomma era un libro da leggere con gusto e io l’ho detto. Oggi, e mi fa piacere ripetermi, anche Il Seminatore, il suo secondo romanzo è decisamente azzeccato. Fin dall’inizio infatti Perissich, ci coinvolge con colta maestria in una trama forse più complessa e articolata, ma l’ha calibrata con un perfetto ritmo che riesce a incollare il lettore alle pagine. Due sanguinosi attentati a Parigi, il primo a una sinagoga e il secondo a una moschea, con adolescenti plagiati, indottrinati e mandati a immolarsi imbottiti di esplosivo, portano Anne Dumont, colonnello francese, collega vecchia amica e… qualcosa di più di Valente a scoprire un complotto, un incredibile intrigo legato a una congregazione di cattolici fanatici, nota anche alla curia romana, che si fanno chiamare i Legionari. Ma tutto ruota invece attorno a una misteriosa figura: il Seminatore, che si direbbe abbia il dono dell’ubiquità. Un implacabile e inafferrabile personaggio che, non pago di aver impostato un sistema informatico segreto chiamato Gengis Khan in grado di mandare in tilt tutte le reti mondiali, pare miri a destabilizzare il pianeta. Qualcuno che vuole condizionare le grandi potenze, la chiesa. Anche la Casa Bianca lo insegue e lo teme… Valente, chiamato in causa dagli americani, sarà costretto ad affrontare, fianco a fianco con Anne Dumont, indagini difficili e pericolose, rischi mortali che porteranno anche a un terribile assassinio volto alla testa e al cuore del Vaticano. In questi tempi attuali uno spaventoso, possibile domani controllato solo dai capricci degli haker? Da un inarrestabile virus informatico? Ma ora basta, non una parola di più sulla trama, non voglio togliervi il piacere di seguire pagina per pagina il crescendo della narrazione. Ben impostati i personaggi. Ottima, palpabile, reale la ricostruzione ambientale sia francese, belga, inglese, americana, sud americana, eccetera eccetera e consentitemi un cenno sulla misurata descrizione di una certa Roma ohimé quasi perduta e la godibile rimpatriata con l’impareggiabile zia di Giulio Valente, la principessa Ottavia. Bel thriller, bel libro!

patrizia debicke

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