Il metodo della fenice



Antonio Fusco
Il metodo della fenice
Giunti
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Dov’è diretto il male?
Questo è ciò che si domanda il commissario Casabona alla sua terza indagine.
Un Casabona più malinconico, disilluso e stanco. Le sue vicissitudini personali si sono trasformate in una grande tristezza che gli appesantisce le spalle.
Come recita la quarta di copertina“L’amore è la causa di tutto”, l’ingrediente essenziale del bene e del male.
E troppo spesso l’apparenza inganna, fuorviando e tradendo.
Un omicidio e un colpevole troppo facile da scovare: due entraineuse morte e un porno attore come possibile omicida. Tutto sembra svolgersi e risolversi come una morbosa vicenda nascosta nell’ombra della realtà di provincia, ma è una verità illusoria, che nasconde ben altro.
Un gioco di specchi, dove è difficile riconoscere la  verità, ben celata dietro un muro di menzogne e false piste.
Solo la tenacia di Casabona, il suo non mollare mai e il suo istinto porteranno alla soluzione, che però non fermerà del tutto  il percorso del male, perché anche lui, come la fenice, rinasce sempre, anche dalle proprie ceneri.
Le indagini  e le vicende intime e famigliari del commissario si intrecciano ancora una volta, perché l’uomo è inscindibile dal suo lavoro, perché la storia personale, le esperienze, il carattere e l’indole fanno del commissario l’ uomo, il poliziotto  che è.  Anzi, troppo spesso un lavoro del genere può essere prevaricante, può rubare tempo e spazio alla vita personale, scombinando l’ ordine di importanza delle cose. Il rischio è quello di di non riuscire più a distinguere il bene dal male, di lasciarsi sopraffare dal cinismo, di diventare troppo duri pur di resistere al male a cui si deve assistere ogni giorno.  Anche in questo ambito Casabona dovrà mettere ordine per vedere con chiarezza e ristabilire le giuste priorità.
La storia e il personaggio sono non solo assolutamente credibili, ma decisamente realistici. L’essere un poliziotto, fa sì che la descrizione delle indagini, delle procedure, delle difficoltà, e della delicatezza della gestione dei rapporti con i superiori e i media siano rese con estrema oggettività.
Personalmente ho riso molto quando racconta che parecchie reclute si sono spaccate le ossa per sfondare a spallate porte come si vede fare nei telefilm americani: solo che  nei telefilm le porte non sono blindate…

Cristina Aicardi

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