La terribile eredità di Gordiano Lupi

Dopo aver letto questo libro la parola fame avrà un nuovo significato.
Con uno stile diretto e immediato, Gordiano Lupi ci descrive una guerra dimenticata (l’invio di truppe cubane in Angola per difendere il comunismo nel paese africano) e forse a noi poco conosciuta, descrivendo gli orrori di una guerra combattuta lontano da casa per motivi non proprio comprensibili almeno per chi la combatte. Descrizione fatta in prima persona da un uomo normale, come tanti, strappato ai suoi affetti per cinque lunghi anni, che dopo aver vissuto la disperazione e l’aleatorietà della vita umana, si ritrova a desiderare solo di poter tornare a casa per riabbracciare la moglie e il figlio mai conosciuto. Per questo accetterà una missione pericolosa nel deserto, perché ai volontari come premio sarà concesso di tornare in patria; ma proprio durante questa missione il nostro protagonista farà la conoscenza del “mostro”.
A nulla servirà il ritorno a casa, una volta conosciuta la “fame”, questa non lo abbandonerà più, trasformando il mite e tranquillo cubano in uno spietato serial killer. Da contorno alle vicende del Cannibale di Casablanca una Cuba splendida nella sua desolazione e abbandono, scopriremo lati della città dell’Avana spesso sconosciuti ai turisti occidentali.
Raccontato tutto in prima persona, scopriremo subito il destino del protagonista per cui la suspance non sarà dovuta alla scoperta del colpevole (si dichiara subito e racconta anche la sua colpa) ma bensì al crescendo, all’evoluzione della “fame”. Scopriremo così come nasce cresce e si evolve la fame del Cannibale di Casablanca, e la sua cattura finale sembrerà solo un corollario alla storia.
Ovviamente non è tutto qui, ma sta a voi scoprire il resto, io non posso far altro che augurarvi buona lettura.
lupi e il gatto nero

Tra le mille occupazioni di Gordiano c’è anche quella di traduttore, io l’ho conosciuto così, per questo inizierei chiedendoti: Il Gordiano traduttore, come e quando nasce? Passione o bisogno?
Bisogno no davvero. Se c’è una cosa che faccio per bisogno è il mio vero lavoro, ma non dirò di cosa si tratta perchè non m’interessa minimamente. Traduco solo cose che mi appassionano, legate alla cultura cubana di cui sono un grande fruitore. Ho tradotto l’intera opera di Alejandro Torreguitart Ruiz, l’opera poetica di Heberto Padilla (Fuori dal gioco), alcune cose di Pinera, Arenas, Martì, Navarrete e Felix Viera, ma soprattutto Yoani Sanchez. Non tradurrei niente che non mi affascinasse, solo per lavoro. In tutti i casi in cui mi sono trovato a tradurre un autore è stato perchè si è instaurata tra me e lui una sorta di comunanza spirituale. Il fatto che la traduzione venga pagata è marginale. Tra l’altro i traduttori sono retribuiti molto male e per campare decentemente di traduzioni si dovrebbe lavorare più che in miniera.

Volevo chiederti quand’è che hai deciso di dedicarti alla scrittura? Qual è stato l’elemento scatenante?
Scrivo da dodici anni di cose che mi appassionano: sostanzialmente Cuba e il cinema italiano. In un certo periodo della mia vita ho preferito raccontare storie, inventare trame, ma mi sono reso conto che era quasi sempre un modo per parlare di una cosa che mi stava a cuore. Non saprei inventare un racconto se non ci fosse una molla scatenante.

Che consigli daresti a chi decidesse di intraprendere il lavoro di scrittore?
Di non farlo se non sente che per lui è la cosa più importante della sua vita. Di non scrivere per diventare famoso. Di non voler a tutti i costi scrivere un best-seller. Hai delle passioni? Scrivi di quelle…

Quando e come nasce la passione di Gordiano per Cuba?
Ci sono delle situazioni e delle persone che ti salvano la vita. Per me Cuba ha rappresentato un aiuto importante in un momento difficile della mia vita. Sto cercando di sdebitarmi, ma non sarà facile.

Arriviamo a parlare de “una terribile eredità” storia di un reduce della guerra in Angola che ritorna a casa molto cambiato. Per il pubblico italiano, la guerra cubana in Angola è una delle molte guerre dimenticate, come mai hai deciso di parlarne nel tuo libro?
Basta guardare le cose che ho fatto da dodici anni a questa parte per verificare che ho raccontato quasi tutta la Cuba del periodo castrista, soprattutto quella del periodo speciale. Il romanzo comincia con l’Angola, ma termina con gli anni post caduta muro di Berlino, i peggiori nella storia di Cuba. Nessuno parla mai dell’Angola, il Vietnam cubano, una guerra sporca dove sono morti tanti ragazzi per un’ideale che non apparteneva a nessuno di loro.

Gli aneddoti sulla guerra sono inventati o hai avuto qualche fonte, qualche testimone diretto?
Ho conosciuto diversi reduci della guerra d’Angola. La prima parte del romanzo, purtroppo, non presenta niente di inventato.

Come ti è venuta l’idea del cannibalismo?
Presa dalla realtà. L’episodio angolano è accaduto davvero. La seconda parte è inventata, ma psicologicamente sarebbe possibile una simile reazione. Basta leggere qualche biografia di serial killer per rendersene conto…

Qual è la domanda che avresti voluto ti venisse fatta, ma che nessuno ti ha mai posto? E la risposta?
Hai fatto conoscere tu Yoani Sanchez in Italia? Sì.
Ecco questa è una domanda che vorrei mi venisse fatta, ma nessuno me la fa, anzi, mi copiano gli articoli e non mi citano neppure…

Vuoi dire qualcosa ai nostri lettori?
Leggete Una terribile eredità come un romanzo nero, ma pensate per un istante che la maggior parte delle cose che troverete sono realtà quotidiana.

gordiano

andrea zannini

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