Jane Harper – L’uomo perduto



Jane Harper
Jane Harper
Bompiani
Compralo su Compralo su Amazon

In questi giorni i media ci informano senza sosta sulla catastrofe che si sta consumando in Australia, il cui territorio è stato colpito da incendi che hanno devastato l’ambiente naturale ed antropico, provocando vittime e distruggendo, per centinaia di chilometri, un ecosistema delicatissimo ed unico, di incomparabile bellezza.
Questo romanzo di Jane Harper racconta una storia che si colloca proprio in quei luoghi selvaggi, nell’outback australiano, precisamente a Balamara, nel New South Wales, una terra aspra e selvaggia, con un clima torrido, in cui è la natura che domina: l’uomo deve adattarsi all’alternarsi fra stagioni di piogge e periodi siccitosi, vivendo isolato in proprietà che distano le une dalle altre diverse ore di viaggio, in cui le merci arrivano solo periodicamente, i ragazzi frequentano scuole online e per curarsi esistono solo presìdi che fungono da dispensari di medicinali dove tuttavia manca la presenza fissa di personale sanitario. Il progresso, in quei luoghi, si è fermato.
L’uomo nell’outback deve fare i conti con le più ancestrali paure per gli elementi naturali, che dominano la sua vita e la condizionano.
Il minimo errore nel gestire la propria esistenza (un guasto in auto, un allontanamento a piedi non segnalato) può determinarne la morte.
E’ quello che succede a Cameron Bright – membro stimato della comunità di allevatori di Balamara – che, contravvenendo agli accordi col fratello Bub col quale si sarebbe dovuto incontrare per riparare un ripetitore radio, viene trovato morto, letteralmente arso da un sole assassino che non lascia scampo agli ingenui.
Il suo cadavere giace in una remota ed inquietante località, ove si erge la lapide di un misterioso mandriano che la leggenda vuole deceduto in circostanze simili: la tomba del “mandriano fantasma” è il luogo di un macabro pellegrinaggio, addirittura segnalato sulle guide turistiche.
Cameron ha due fratelli: Bub – un giovane che mai si è affrancato dall’adolescenza e che sopporta con difficoltà la sua condizione di sottoposto al volere del fratello maggiore – e Nathan, che vive in una proprietà limitrofa, cedutagli dal suocero come dono di nozze e rivelatasi inospitale e completamente arida.
Se Bub è un sempliciotto, Nathan è un disadattato: anni prima è stato infatti bandito dalla comunità per non aver prestato aiuto all’ex suocero lasciandolo sofferente a margine di una strada con il veicolo in panne, senza chiedere aiuto, così rischiando di provocarne la morte: un comportamento del tutto inaccettabile in un contesto naturale ed umano come quello che l’autrice ci descrive.
Da allora la vita di Nathan è precipitata nella solitudine, acuita dal divorzio e dalla battaglia legale per la custodia del figlio Xander, che vede raramente dopo il trasferimento del ragazzo a Brisbane con la madre ed il nuovo compagno di quest’ultima.
Nathan è un perdente, un reietto, a differenza del defunto fratello, ed è segnalato alle autorità sanitarie come potenzialmente soggetto ad atti di autolesionismo: ha patito l’allontanamento forzato del figlio, è stato isolato da amici e parenti, si è lasciato scappare l’unica possibilità di essere felice nuovamente quando non ha avuto la forza di coltivare un amore acerbo, nato per Ilse, poi finita tra le braccia di Cameron diventandone la moglie.
La morte di Cam innesca una vicenda successoria che potrebbe essere complicata: la sua quota ereditaria va alle figlie, Lois e Sophie, ancora in tenera età, di cui la moglie Ilse sarà tutrice.
Nathan, rimasto lontano dalla proprietà per oltre dieci anni, si rende subito conto che l’atmosfera della famiglia è strana, innaturale di fronte ad una tragedia di tali proporzioni, quasi che gli accertamenti da svolgere da parte della polizia risultino un atto di superflua invadenza: tutti tendono ad avvalorare la tesi di un suicidio attribuibile ad un periodo di particolare stress.
Nessuno sembra veramente interessato a scavare a fondo ma – cosa ancor più grave – nessuno pare soffrire troppo per la perdita. Nessuno tranne Liz – la madre – che, trasfigurata dal dolore, si isola nel suo inconsolabile lutto.
Da subito Nathan si rende conto che le modalità della scomparsa del fratello e poi del suo macabro ritrovamento sono molto dubbie: un esperto come Cam non avrebbe mai commesso la leggerezza di scendere dal proprio fuoristrada (equipaggiato per le emergenze con acqua e vettovaglie), perfettamente funzionante, per avventurarsi nel nulla: avrebbe atteso i soccorsi con il condizionatore acceso, ben sapendo che il corpo umano non può resistere al calore del sole australiano che per pochi minuti. Neppure è chiaro il motivo del ritrovamento del fuoristrada così lontano dal cadavere, che giace sulla lapide del “mandriano fantasma”: oltretutto, il terreno appare parzialmente smosso nei pressi del tumulo funebre, come se negli ultimi attimi di vita Cameron avesse tentato di dissotterrare qualcosa.Inizia un’indagine serrata che Nathan, suo malgrado, conduce sentendosi investito del ruolo di capofamiglia. Lo porterà a fare i conti con il proprio passato ed a maturare nuove consapevolezze: chi era veramente Cameron? Era l’uomo integerrimo che voleva mostrare agli altri? Perché Ilse, la sua vedova, pare così fredda ed anaffettiva nel ricordare il marito? Che ruolo può avere avuto nella vicenda Harry, il tuttofare della famiglia Bright da anni impiegato nella loro tenuta, quasi un “nume tutelare” della stessa?
I sospetti, in prima battuta, si concentrano su Jenna, la ragazza che tempo addietro aveva accusato Cameron, ancora adolescente, di violenza sessuale: una brutta vicenda, finita nel nulla, insabbiata in virtù della stima della comunità locale per la famiglia Bright.
La verità è molto lontana, affonda le radici nel passato dei Bright, ed in particolare nel rapporto patologico che legava i tre fratelli e la dolcissima Liz al padre Carl: un uomo prepotente, arrogante, prevaricatore e violento, un vero manipolatore narcisista.
L’ambientazione esotica ed attuale, fatta di una natura madre e matrigna – forse l’aspetto più pregevole del libro – il continuo richiamo alle leggende locali più oscure ed inquietanti, il ritmo narrativo serrato, ricco di flash back sul passato dei protagonisti, fanno di questo romanzo una lettura intensa ed evocativa, a metà strada fra la saga familiare, il thriller psicologico e quello più propriamente d’azione.

Il libro in una frase

“Nathan, la gente fa sempre finta che vada tutto bene. Ogni giorno e per anni addirittura. … La vita è dura da queste parti. Tentiamo tutti di sopravvivere meglio che possiamo. Ma credimi, non c’è una singola persona qui che non stia mentendo riguardo a qualcosa”

Sabrina Colombo

Potrebbero interessarti anche...