La buona legge di Mariasole



L.R. Carrino
La buona legge di Mariasole
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La Federazione non apre. La Federazione non cambia. Il Federazione deve sempre punire i suoi figli malati o che sgarrano?
La buona legge di Mariasole è il seguito immediato di Acqua storta, il romanzo breve di camorra che Luigi Carrino aveva pubblicato sette anni fa con Meridiano Zero. Non la camorra cinematograficamente insondabile di Saviano, ma una camorra cruenta alla stesso modo ma forse più vera, sentita e per questo più terribile. Quindi una seconda storia italiana imbevuta di “napoletanità” e un altro romanzo di amore e morte. Amore dominante, sublimato, uterino, da lupa di Maria Sole Simonetti per il figlio settenne, Antonio, che segue il funerale del marito stringendo anzi quasi stritolando la mano del bambino. Un amore cieco e lucidissimo alla stesso tempo che non guarda e non guarderà mai più in faccia a nulla e a nessuno.
Ancora una narrazione in prima persona, quasi con il respiro che si spezza, con ogni particolare e situazioni quasi palpabili. Ancora l’uso del flash back come nella storia che la precedeva, per una scrittura colta, fluida, che mischia “napoletanità” e ricercata semplicità delle parole e delle frasi a vocaboli scelti e a significative costruzioni, con nei rapporti tra le persone un simbolismo accentuato, rituale, che riporta alla metafisica camorrista più esasperata, quasi ridicola a occhi e orecchie estranee.
Mariasole, donna aperta e colta che, nonostante la sua intelligenza e le sue idee, non ha potuto sfuggire al suo claustrofobico destino di figlia di capoclan e ha accettato quasi supinamente di ubbidire a un terribile ordine, saprà tuttavia riscattarsi in fretta. Obbligata, anzi delegata dalla ricchissima baronessa Angela Lieto, la vera anima nera della famiglia camorristica del suocero, Don Antonio Farnesini, ricercato, latitante e per questo relegato in un sotterraneo partenopeo, ad assumere il comando della Federazione, Mariasole si scrolla di dosso la sua pigra acquiescenza di moglie, rivendica nel sangue il potere che le spetta come figlia, moglie e madre. Facendo sue le atroci regole del gioco, riuscirà a imporsi, a dominare le diverse facce della società camorristica che ha sempre posto il maschilismo sopra un piedistallo e affermerà il suo potere, nonostante i trabocchetti, gli agguati e i tradimenti.
Poi, calpestando con indifferenza ogni buon proposito o sentimento, saprà trasformarsi in una guerriera provetta, in un capo crudele e spietato, addirittura in una belva feroce il cui unico obiettivo è combattere e uccidere senza pietà per tutelare suo figlio.
Romanzo di realtà che paiono lontane anni luce, ma sono impastate con vera carne che freme, di faticose eredità che costringono a soffrire e a infliggere dolori e che raccontano di una Napoli, vista come un inferno assoluto: occhi che spiano, crudeltà, raccomandazioni, ordini implacabili, definitivi! Che parlano d’ amore, ma soprattutto di morte, ordinata e inflitta senza nessuna pietà.
Un noir di polso, da leggere!

Patrizia Debicke

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