L’Anello della Repubblica



stefania limiti
L’Anello della Repubblica
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Ci sono clandestini che l’Italia non ha mai pensato di espellere: sono gli uomini che hanno costituito i vertici di un potente servizio segreto che ha operato in Italia dalla fine della seconda guerra mondiale fino agli inizi degli anni ottanta con finalità antidemocratiche e con mezzi totalmente al di fuori dalle regole costituzionali, ovviamente all’insaputa della maggioranza dei parlamentari. Praticamente un club per pochi soci, che però ha condizionato e destabilizzato la vita di molti, di moltissimi, di (quasi) tutti gli italiani.

Un servizio segreto costituito da 007 clandestini ovvero insospettabili, designato col nome di Anello o, anche, Noto Servizio. Citato per la prima volta dal giornalista Paolo Cucchiarelli su un numero di Diario del 2003, l’Anello è in realtà uno scheletro uscito già nel 1998 da uno tanti armadi della vergogna che ancora racchiudono la faccia in ombra di questo paese. A scoprirne casualmente l’esistenza è stato il ricercatore Aldo Giannuli, esperto di storia contemporanea e grande conoscitore di trame eversive, consulente della Commissione stragi oltre che di varie procure.

Giannuli stava cercando informazioni e documenti sulla strage di piazza Fontana per conto del giudice Guido Salvini quando, nell’ormai noto deposito sulla via Appia, si è imbattuto in un archivio appartenente al Ministero dell’Interno da cui è scaturita una gran quantità di documenti, non catalogati, appartenenti all’Ufficio affari riservati, fra cui c’era la copia di un’informativa che recita testualmente: “Questa è la storia di un servizio di informazioni che opera in Italia dalla fine della guerra e che è stato creato per volontà dell’ex capo del Sim, generale Roatta…”

Dunque, non stiamo parlando del solito libro che riporta fatti noti, che cita nomi e stabilisce collegamenti, ma del prodotto di un’indagine difficile e complessa condotta fra mille difficoltà da Sandra Limiti, una giornalista coraggiosa che ha rovistato fra i panni sporchi di questo Paese, ha cercato persone, spulciato documenti, ascoltato e registrato storie terribili che a molti potranno apparire fantapolitica mentre sono orrenda verità.

Si sapeva già vagamente che in Italia le stragi hanno una matrice nera; che gli stragisti sono stati coperti da personaggi politici, da “certe” istituzioni e soprattutto da uomini scelti dei servizi segreti; infine, che la barra del timone della politica, dal 1945 in poi, sarebbe dovuta restare inchiodata su un’unica direzione: centro-destra-destra qualunque fosse il risultato delle urne. Ma un conto è quel sapere popolare, in fondo privo di una vera consapevolezza, che deriva dalla lettura superficiale dei quotidiani e dalle chiacchiere da bar, un altro è scoprire, documenti alla mano, che quello di cui si è sempre disquisito con la scettica leggerezza che si riserva alle leggende metropolitane appartiene davvero al nostro passato e con ogni probabilità ha costituito la calce con cui si è edificato il presente.

Questo libro è la “barca di Caronte” che traghetta gli ignari, i superficiali e gli immemori dalla beata fantasia dei “si dice” alla truce realtà fatta di documenti e testimonianze. Leggerlo, è come scoprire che la leggendaria baby sitter che si cucina i bambini al forno esiste veramente e non si limita a mangiarseli uno alla volta, i bambini, ma ha messo su un’industria per metterli in salamoia.
Per venire al punto: L’Anello della Repubblica, di Stefania Limiti, è un vero libro d’inchiesta che solleva il sipario su qualcosa che fino a oggi era rimasto nell’ombra: un servizio segreto di cui nessuno ha mai saputo nulla, la cui conoscenza, emersa per caso dagli archivi del Viminale, è ancora ben lontana dall’essere completa ma comunque è già abbondantemente certificata.

E’ d’obbligo precisare che l’“Anello” o, “Noto servizio”non è mai stata una costola deviata degli apparati di Intelligence, bensì un vero e proprio organismo a sé stante che ha agito clandestinamente per un fine antidemocratico: ostacolare l’avanzata delle sinistre e condizionare, apparentemente senza sovvertirlo, il nostro sistema politico con mezzi illegali. E non è difficile capire che per condizionare il sistema politico di un Paese è necessario creare allarme sociale e spazzare via tutti coloro che sanno, che potrebbero sapere e che vorrebbero rivelare. Come Aldo Moro, appunto.

Creato per volontà dell’ex capo dei servizi segreti fascisti, il generale Mario Roatta, e poi gestito dall’ex repubblichino Adalberto Titta, l’Anello o Noto Servizio fu largamente finanziato dalla Cia e costituito da ex ufficiali badogliani, imprenditori, faccendieri, giornalisti e insospettabili vari, fra cui non è improbabile che ci fossero anche alcuni capi storici delle Brigate rosse. Tutto, ovviamente, in collaborazione con gruppi malavitosi come la banda della Magliana e con la mafia.

Tra i moltissimi episodi citati nel libro, ricavati da interviste dell’autrice ai protagonisti e da documenti, ci sono la strage di piazza Fontana a Milano e quella alla stazione ferroviaria di Bologna. Inoltre emergono personaggi della vita politica, gente di successo nota e meno nota, episodi più o meno oscuri del nostro passato recente che, a una lettura attenta delle carte, si rivelano ben diversi da come erano stati considerati. Tanto per dare un’idea: oltre che delle stragi, nel libro si parla di cosa sta a monte di vari misteri come la finta fuga di Herbert Kappler dal Celio, il sequestro e la morte di Aldo Moro, le trattative con la camorra per la liberazione dell’assessore democristiano Ciro Cirillo, l’incidente automobilistico che ha spazzato via una pedina scomoda come il “nero” Gianni Nardi.

adele marini

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