Appunti su un’esecuzione – Danya Kukafka



Danya Kukafka
Appunti su un’esecuzione
Bompiani
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Lavander è una giovane donna, madre di due bambini. Vive in una fattoria isolata, soffocata da un marito violento. La sua fuga segnerà per sempre la vita di Ansel, il figlio maggiore, un bambino di quattro anni che rimane privo d’affetto e della figura materna. E Ansel lo ritroviamo adulto nel braccio della morte, accusato di orribili delitti. Mancano poche ore alla sua esecuzione e in questo breve lasso di tempo ascoltiamo la sua voce, le sue paure e le sue speranze di una improbabile fuga grazie all’aiuto di Shawna, una guardia carceraria che ritiene di aver soggiogato con la sua personalità carismatica. Il tempo che passa è scandito da altre voci e altri racconti, quella di Lavander, giovane e sfortunata madre che tenta di ricostruirsi una vita, quella di Saffy, la detective che ricostruisce la storia di Ansel, quella di Hazel e la sua gemella Jenny che ha sposato Ansel. Ancora pochi minuti e poi il macabro rituale della pena di morte sarà compiuto…

Il libro si snoda tra i racconti intrecciati dei diversi personaggi, mettendo in luce gli aspetti delle loro personalità, le difficoltà che ne hanno segnato inesorabilmente l’esistenza. Ansel Packer, l’assassino, emerge come la prima vittima: l’abbandono della madre, gli istituti hanno alimentato le sue nevrosi e il suo senso di inadeguatezza che è sfociato nel crimine. La sua Teoria, scritta come appunti che durano decenni, rappresenta la possibilità che scelte diverse possano creare futuri diversi. Chi sarebbe stato Ansel se non avesse fatto certe esperienze, se non avesse incontrato alcune persone? Domande forse inutili, specialmente per le vittime: Izzi, Angela, Lila, Jenny che hanno subito la violenza irrazionale di Ansel. Non c’è giustificazione per gli atti che ha compiuto ma un tentativo di capire quale sia la fonte di un comportamento ossessivo che diventa omicidio.

E poi c’è la descrizione del macabro circo che ruota attorno all’esecuzione, compresa la possibilità di assistere all’evento da parte dei parenti delle vittime, come se potesse essere un risarcimento veder morire chi li ha privati di un affetto. Una vendetta di Stato che non placa il vuoto lasciato da chi non c’è più e che si nasconde dietro la vetusta legge del taglione che nulla ha a che fare con l’applicazione di una giusta pena.

Tutto questo emerge tra le righe del romanzo e, lungi dal creare empatia con l’assassino, fa riflettere sulla necessità di scavare nell’animo e nella mente del colpevole per capire le ragioni di un comportamento aberrante, perché la ragione c’è sempre.

E poi, certo non meno importanti, ci sono le vittime cadute nella rete di Ansel, quelle vittime a cui Saffy dedica tutto il suo impegno. È lei l’antagonista di Ansel, la detective che ricorda uno strano compagno nell’istituto dove è cresciuta. È lei che mette assieme tutte le tessere e ricompone la personalità distorta di Ansel. Senza il suo intuito e la sua determinazione le vittime non avrebbero trovato giustizia e sarebbero rimaste solo dei nomi in uno schedario impolverato.

Cristina Bruno

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