Che male c’è?



Ugo Mazzotta
Che male c’è?
todaro
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Settimo romanzo del medico scrittore Ugo Mazzotta e sesto giallo per la Todaro. Ormai un ottimo sodalizio consolidato, nato dopo che nel 2002 Mazzotta aveva vinto il Premio Tobino. Dico subito che sarò di parte perché intanto quell’importante riconoscimento me lo rende particolarmente simpatico. Infatti, senza tema di smentita, siamo stati, io e il mio primo marito e in un’epoca ohimè lontana, per anni buoni amici e compagni in lunghe serate viareggine di Mario Tobino che, allora, guidava il manicomio lucchese di Maggiano, dove viveva e scriveva grandi libri. E poi perché pubblichiamo per la stessa casa editrice… Ma basta scherzare e parliamo invece di Che male c’è. Ritroviamo il personaggio principe di Mazzotta, Andrea Prisco, in Sardegna, vicino a Cagliari. Eh già! Un posto bellissimo, una spiaggia eccezionale, birra a volontà… <> dichiara per telefono ad Alice Caturano, sua ex ispettrice. E invece… Sono finiti i bei tempi della Bella Napoli soprannome da pizzeria dato al commissariato di montagna, composto da tanti napoletani doc, di Rocca San Severo. Un agente violento, accusato di aver massacrato uno studente di sinistra a Genova, con l’intento di insabbiare la storia, era stato trasferito negli Abruzzi nella sua squadra. Ma Prisco quando l’aveva scoperto, l’aveva denunciato. Per buona sorte la risonanza data alla vicenda dai media e dai sindacati l’aveva protetto da ritorsioni dirette, ma al Ministero “l’avrebbero voluto morto”. La sua carriera era stata troncata, lui sbattuto in Sardegna, con uno spostamento mascherato da promozione a vice questore, e sepolto in un ufficio di poca importanza a Cagliari a baloccarsi con le carte. Una tiepida relazione con Lia, moglie di un assessore, tanto per farlo sentire ancora vivo e toglierlo ogni tanto dalla sua orsaggine, non che fosse mai stato un compagnone, persino peggiorata dopo i mesi di lontananza dal continente. E mai, nella sua vita, gran successo in una storia seria con una donna. Ma un caso, l’omicidio del proprietario di una concessionaria di macchine di lusso, lo toglie dalla forzata abulia e lo riporta in pista. L’arma del delitto è una pistola calibro 22. Il morto era in compagnia di un amico, un facoltoso commerciante di telefonia, anche lui colpito dai proiettili dalla stessa pistola e che rischia la vita. Una sanguinosa rapina o altro? Prisco, che pensa subito ad altro, dovrà sbrogliare un’indagine complicata, barcamenandosi con la cauta diffidenza dei suoi nuovi uomini comandati dal commissario Carta e l’ingombrante e qualche volta negativa presenza di un magistrato, Silvia Congiu, in gamba ma ostica e forse troppo sicura di se, mentre una folle maledizione l’insegue pericolosamente e gli farà del male. La sua inchiesta lo porterà a scoprire molti altarini ma anche una brutta verità, dove persino le azioni non punibili degli “innocenti”, sono dovute a distorta concezione di un vantaggio personale a ogni costo: spaventoso, ma reale, segno di questi nostri tempi. Appuntamento al prossimo, vice questore Andrea Prisco.

patrizia debicke

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