Delitto di Natale a Palermo – Salvo Toscano



Salvo Toscano
Delitto di Natale a Palermo
Newton Compton
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Un racconto o meglio una favola natalizia a toni giallo/noir di Salvo Toscano da appendere sotto l’albero e o se preferite da infilare nella calza. Ma stavolta la storia,  pur narrata da Fabrizio Corsaro il giornalista di famiglia, non è un’indagine legata a lui o ai suoi fratelli.
Fabrizio  Corsaro infatti si presterà gentilmente a fare da coro  a questa sordida tragedia siciliana, questo lontano omicidio commesso nei passati anni ’90 proprio nella notte di  Natale  per poi passare la parola al protagonista e per gran parte voce narrante  l’allora commissario appena trent’enne Domenico Fisichella, lo sbirro purosangue a noi già ben noto come  vicequestore, ancora di salvataggio di Fabrizio da un guaio coi fiocchi  (già apparso in tante storie dei fratelli nella saga Corsaro, e addirittura  coprotagonista in  “Insoliti sospetti”).
Ma torniamo al racconto, limitandoci a dilungarci nell’introduzioni e dando invece della trama  pochi cenni per non svelare troppo.
È la vigilia di Natale, non questo prossimo a venire, ma ricorderete ben immagino quello  del 2020. Siamo in pieno covid, l’orrendo primo anno di pandemia. Tutta l’ Italia relegata in lockdown ovverosia la zona rossa della “zona rossa” dal 24 al 27 dicembre e dal 31 dicembre al 6 gennaio. Pranzi, cene e visite a parenti e amici con severe  limitazioni, attività commerciali chiuse. Regola ferrea: spostamento  verso una sola abitazione privata, una sola volta al giorno, tra le 5.00 e le 22.00 con un limite di massimo due persone (oltre a under 14 o persone non autosufficienti) e basta. Insomma un Natale con a tavola a festeggiare solo quattro convitati più i ragazzi ma  nel caso di Fabrizio Corsaro visto che la nipotina Rebecca, figlia del fratello maggiore  ne ha di più, nisba, si salta. Tutti tappati in casa.  Ragion per cui solo Fabrizio Corsaro, il giornalista di famiglia, e Maria la sua compagna, con la quale da giorni tiravano capricciosi venti di guerra, erano la seconda scelta obbligata di sua madre per quella sera. E al nostro, visto che a Vigilia e Natale in redazione si fa festa, non gli restava che uscire,  “banditescamente” mascherato come da ordinanza ministeriale,  per andare a comprare una cassata da portare per la cena a casa della madre.
Sua meta il caffè pasticceria vicino a Corso Vittorio.
Ma, più o meno all’altezza della Questura, andò quasi a sbattere in un vecchio amico catanese che non incontrava da tempo , Mimmo Fisichella, ex capo della Omicidi di Palermo, ora riassegnato  in città e distaccato alla Dia. A guardarlo, nonostante la faccia coperta, gli parve dimagrito e invecchiato e interrogandolo ebbe la risposta che già immaginava. Un brutto Covid che, pur consentendogli miracolosamente di scampare all’intubazione e alla morte,  l’aveva relegato  senza fiato in ospedale per ben otto giorni sotto il casco  con poi successiva lunga degenza e finalmente proclamata guarigione. Unica cosa positiva, gli aveva fatto perdere un bel po’ di chili regalandogli una silhouette quasi da figurino. 

Ma un qualche strascico pero, si dice che talvolta il male smussi gli spigoli, doveva  avergli lasciato perché   proprio lui, di solito solitario e restio, accettò l’invito di Corsaro a prendere un caffè . E usciti con il bicchierino di plastica in mano come da ferrea  regola d’igiene dopo che il giornalista ne aveva approfitto anche per comprare e farsi incartare anche una bella cassata per la sera, si fermano a bere il caffè seduti su un muretto vicino.
Fisichella insomma che per una volta sembrava persino  aver voglia di fare due chiacchiere, dopo aver detto di sì alla domanda di Corsaro – lui uomo senza famiglia- di essersi lasciato coinvolgere senza remore e di essere tranquillamente di turno al lavoro  anche per Natale, gli spiegò che certo non è stata la prima volta anzi si lasciò andare a ricordare  la storia del suo primo omicidio risolto quando era un giovanissimo commissario, proprio la notte tra il 24 e il 25 di dicembre del 1991. 
Un’indagine cominciata  quella  notte, la vigilia di Natale di più di venti anni prima. Un‘indagine di omicidio per la quale Fisichella, con a fianco due poliziotti come lui condannati al turno di servizio festivo, fu costretto ad accorrere sul luogo, raccogliere gli indizi e interrogare uno dopo l’altro  tutti i possibili testimoni per arrivare finalmente a una qualche ricostruzione dei fatti.
La vittima era un personaggio dai trascorsi oscuri, che si era fatto alcuni anni di galera come usuraio prima di essere definitivamente assolto in appello. Viveva in una casa di sua proprietà, situata  in uno stretto vicolo di un rione popolare, della quale aveva abusivamente diviso il pian terreno in due appartamentini per il figli.
L’uomo, tale Calogero Puccio, sessantacinquenne di poca salute, con il cuore malandato che lo costringeva ad assumere regolarmente medicine,  era malvisto nel quartiere e spesso in cattivi rapporti con i vicini del rione palermitano. Il suo cadavere,  dai primi riscontri medico legali  l’uomo era stato probabilmente soffocato con un cuscino, era stato rinvenuto, secondo la testimonianza dei familiari, sdraiato  nel suo letto la sera del 24 dicembre… Tutti coloro che vivevano nella zona erano concordi nel puntare un dito accusatorio nei confronti di una banda di zingari che girava indisturbata per le strade.
Ma proprio là, frugando  nelle viscere più degradate di Palermo, quasi invisibili al resto del mondo, il giovane commissario Fisichella dando  prova di acume degno di un investigatore di gran razza, riuscirà a smontare un’accusa traballante e incastrare i veri assassini. 

Patrizia Debicke

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