Giovanni Ricciardi allo Spazio MilanoNera

GIO 18 FEB, ore 19,00
GIOVANNI RICCIARDI presenta I GATTI LO SAPRANNO (Fazi)
Relatore: Francesca Colletti

«Mi ritrovai nel cortile che avevo già la sigaretta in bocca. Ero stanco e triste, mentre i frammenti dolorosi di quella storia si ricomponevano nella mia mente. Quando ero più giovane, la soluzione di un caso mi dava una gioia potente, una soddisfazione che mi riempiva di orgoglio. Ora volevo solo andarmene e chiudere tutto in poco tempo, per tornare alle mie ordinarie manie».
«Chiamatemi pure sbirro. Sono vecchio del mestiere, per queste cose non mi offendo più». Con la sua voce disincantata, eppure lucido e attento a cogliere ogni dettaglio, il commissario Ottavio Ponzetti si aggira per le strade del centro storico di Roma, tra quartiere Esquilino e rione Monti, alle prese con la sua nuova indagine. Un caso apparentemente semplice, ma che s’ingarbuglia presto nel più classico dei “pasticciacci”. Hanno investito la sora Giovanna, la gattara, lasciandola mezza morta in via Turati. Nessuno ha visto né sentito niente. Ma c’è qualcosa di strano, dettagli fuori posto che il commissario Ponzetti cerca di riordinare con la sua logica lenta e testarda. Mentre l’anziana donna è ricoverata in coma al San Giovanni, nel mirino dell’indagine via via finiscono Arturo, il barbone della zona, e Alex, il giornalaio di via Principe Amedeo. E ancora i condomini del palazzo della vittima, Martina e Matteo, e Olga Portinari, di professione maga. Intanto, una confidenza dopo l’altra, emerge il passato tragico della sora Giovanna: un marito violento, un figlio morto e forse un altro figlio, scomparso.

Con questo poliziesco di sapore gaddiano, vibrante dei colori e delle atmosfere del centro di Roma, Giovanni Ricciardi ci presenta la figura di un commissario come non ce ne sono più, passo stanco e pensiero veloce, che al cinismo e agli spari sostituisce l’eroismo di uno sguardo sempre umano e partecipe al dolore delle vicende altrui. L’unico eroismo che può permettersi uno che ne ha viste davvero tante, forse troppe, come il commissario Ottavio Ponzetti.

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